Niccolò Palmeri, il patriota dimenticato che sognò una Sicilia indipendente e moderna
Immagine di Niccolò Palmeri elaborata dall’IA partendo dal ritratto eseguito da G. Di Giovanni per la litografia Minneci e stampato nel libro “Somma della Storia di Sicilia” (Palermo, 1850)
Nacque a Termini Imerese il 10 agosto 1778. Economista, storico e deputato, fu tra i padri della Costituzione siciliana del 1812 e fervente sostenitore del liberismo economico.
Ricorre oggi,10 agosto (secondo alcune fonti, il 9), il 248° anniversario della nascita di Niccolò Palmeri, una delle figure più lucide, poliedriche e affascinanti del panorama intellettuale e politico della Sicilia del XIX secolo. Nacque a Termini Imerese nel 1778 da una famiglia aristocratica (il padre, il barone Vincenzo, vi si era trasferito da Caltanissetta), ed è proprio nella città imerese e nella vicina Palermo che Palmeri ha lasciato un’impronta indelebile, intrecciando economia, storia e passione civile.
L’eredità dell’abate Balsamo e la svolta costituzionale del 1812
Formatosi tra la Reale Accademia degli Studi di Palermo e l’Ateneo di Catania, Palmeri trovò nella guida dell’abate Paolo Balsamo il proprio faro intellettuale. Fu Balsamo a trasmettergli i principi del liberismo economico all’inglese e una visione moderna dell’agricoltura, liberata dai vecchi vincoli feudali.
In un’epoca di profondo stravolgimento politico, Palmeri fu tra gli artefici della stagione costituzionale siciliana. Nel 1812, accanto all’abate Balsamo e sostenuto da figure del calibro del principe di Castelnuovo, diede il suo contributo alla stesura della storica Costituzione del Regno di Sicilia, ispirata al modello britannico e volta a conciliare l’autonomia dell’isola con una visione moderata del diritto pubblico. Sedette come procuratore nella Camera dei Pari del Parlamento del 1812 e poi come deputato per il comune e il distretto di Termini Imerese negli anni successivi.
Dalle barricate del 1820 all’impegno per la terra
Protagonista anche durante i moti indipendentisti del 1820 come membro della Giunta provvisoria di governo a Termini e poi a Palermo, Palmeri pagò con il ritiro dalla scena politica ufficiale la sconfitta delle istanze rivoluzionarie e la restaurazione borbonica.
Senza mai piegarsi a compromessi o ad accettare cariche governative nei momenti di riflusso, Palmeri tornò nella sua Termini Imerese per dedicarsi anima e corpo agli studi e allo sviluppo del territorio. Assieme al principe di Castelnuovo diede vita a progetti filantropici e divulgativi per gli agricoltori, tra cui il celebre Calendario dell’agricoltore siciliano. Nel suo Saggio sulle cause e i rimedi delle angustie attuali dell’economia agraria in Sicilia (1826), teorizzò con straordinaria modernità la libera esportazione del grano, il potenziamento della media proprietà e il superamento dei vecchi usi civici per salvare l’isola dalla crisi.
Le opere celate e il legame con la sua città
Autore della celebre Somma della storia di Sicilia, Palmeri affidò le sue riflessioni più intime e critiche a scritti – come il Saggio storico e politico sulla Costituzione del Regno di Sicilia fino al 1816 – che dovettero circolare per anni in forma manoscritta tra esuli e cospiratori, prima di essere pubblicati a Losanna nel 1847 da Michele Amari.
Anima dell’Accademia Euracea Imerese e punto di riferimento per studiosi, archeologi ed eruditi del tempo – tra cui Baldassare Romano e il medico Antonino La Manna –, Palmeri incarnò fino all’ultimo la figura dell’intellettuale rigoroso e indipendente.
La sua vita si spense tragicamente a Termini Imerese il 18 luglio 1837, vittima dell’epidemia di colera che devastò la Sicilia in quell’estate, mentre lavorava alla stampa del terzo volume della sua Somma.
A distanza di oltre due secoli dalla nascita, la figura di Niccolò Palmeri resta un simbolo d’orgoglio per la comunità imerese e per l’intera Sicilia: l’esempio di un uomo che, attraverso il diritto, l’economia e la storia, cercò di costruire un’isola più moderna, libera e consapevole della propria identità.


