MATASSO (PSDI), «CON NINO MESSINA SCOMPARE UN PROTAGONISTA DELLA STORIA POLITICA E CIVILE DI CAPO D’ORLANDO».
La segreteria regionale siciliana del Partito Socialista Democratico Italiano esprime profondo cordoglio per la scomparsa del ragionier Antonino Messina, storico esponente della Democrazia Cristiana e per quindici anni complessivi sindaco di Capo d’Orlando, in diversi periodi compresi tra il 1972 ed il 1992.
«Con Nino Messina – dichiara il segretario regionale del Psdi, Antonio Matasso – scompare una personalità che ha attraversato da protagonista una lunga stagione della vita amministrativa, politica ed economica di Capo d’Orlando, nonché dell’intera provincia di Messina. Esponente insigne della tradizione della Democrazia Cristiana, Nino Messina seppe interpretare, fin dai primi passi in politica, una cultura del confronto tra le forze democratiche e riformiste, svolgendo un ruolo centrale nell’affermazione della formula di centro-sinistra nel contesto orlandino di oltre mezzo secolo fa, grazie a cui si susseguirono una serie di giunte fondate sulla collaborazione tra Dc, Psi, Psdi e Pri, caratterizzate dagli ottimi risultati nell’amministrazione».
Matasso ricorda come quella stagione abbia favorito, pur nella distinzione delle rispettive identità politiche, un lungo rapporto di collaborazione fra cattolici democratici, socialisti e socialdemocratici, repubblicani. Ancora nel 1991, durante l’ultima sindacatura del ragionier Messina, l’amministrazione comunale era guidata da una coalizione imperniata sul gruppo democristiano e le formazioni laico-socialiste, allorché il Comune si schierò al fianco dell’Acio, l’associazione dei commercianti impegnata contro il racket, anche attraverso la costituzione di parte civile dell’Ente nel processo agli estortori. Nel 2014 la Fondazione socialista antimafia “Carmelo Battaglia” gli conferì, insieme all’amico ed ex sindaco socialdemocratico Carmelo Giuseppe Antillo, il Premio antimafia “Salvatore Carnevale”, riconoscendo il ruolo avuto dai due amministratori nel sostenere la mobilitazione dei commercianti orlandini contro le estorsioni.
«Dopo la conclusione della Prima Repubblica – prosegue Matasso – Nino Messina continuò a guardare con interesse alla costruzione di un’area politica del centro riformatore aperta alla collaborazione con il mondo socialista, repubblicano e liberale. Nel 1996 fu tra i promotori dell’Ulivo a Capo d’Orlando, di cui fu brevemente coordinatore, pur maturando successivamente una posizione critica rispetto al coinvolgimento nella coalizione di componenti della sinistra radicale. Negli stessi anni, Sergio Mattarella, allora autorevole esponente del Partito Popolare Italiano e oggi Presidente della Repubblica, lo contattò proponendogli una candidatura al Parlamento per lo Scudo crociato del Ppi, proposta che Nino Messina, pur manifestando gratitudine, preferì gentilmente declinare».
Alla lunga esperienza politico-amministrativa si aggiunse quella alla guida della Camera di Commercio di Messina, di cui Antonino Messina fu presidente e attraverso la quale fu chiamato a rappresentare il tessuto economico e produttivo della provincia. Particolarmente significativo fu anche il rapporto diuturno dell’ex primo cittadino orlandino con i commercianti e gli imprenditori locali, anche prima e dopo la stagione della rivolta antiracket di Capo d’Orlando. «Quella battaglia – sottolinea Matasso – vide istituzioni e società civile trovare il coraggio di reagire. Nino Messina e Carmelo Giuseppe Antillo, insieme all’altro compianto sindaco democristiano Toto Longo, appartengono ad una nobile storia di amministratori che seppero stare accanto ad operatori economici taglieggiati in uno dei passaggi più difficili e più importanti del vissuto recente di tutta la zona tirrenico-nebroidea. Il contrasto al racket divenne allora un patrimonio caratterizzante per le classi dirigenti orlan dine».
«Ai familiari di Nino Messina – conclude l’esponete del Sole nascente – giungano la vicinanza e le condoglianze dei socialdemocratici siciliani. Resta il ricordo di una lunga esperienza al servizio delle istituzioni e di una stagione nella quale il confronto fra culture politiche diverse, ma appartenenti al comune arco democratico, rappresentò una componente essenziale della vita pubblica di Capo d’Orlando, così come di tutto il Paese».

