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MARCO CORRAO, ESCE IL VIDEO “NEBROS”

Riccardo Marzo 18, 2021 8 minuti letti

MARCO CORRAO, ESCE IL VIDEO “NEBROS”

Per la title track dell’album, un suggestivo volo fra boschi incantati, laghi montani, tradizioni e paesini nascosti tra i monti di Dioniso

IL VIDEO: https://youtu.be/7OpOIz0mmhQ

image.png

ESCE IL VIDEO DI MARCO CORRAO “NEBROS”, la title track dell’album edito dall’etichetta siciliana Suoni Indelebili e realizzato anche con il contributo dell’ Assessorato ai Beni Culturali e dell’ Identità Siciliana e distribuito da IRD International Record Distribution.

Il video, girato e montato da Vincenzo Ceraso, è un vero e proprio volo – grazie alle immagini riprese da un drone – sulla bellezza del territorio Nebroideo raccontato dalla canzone. Un suggestivo scenario fatto di boschi incantati, laghi montani, tradizioni e paesini nascosti tra i monti di Dioniso, ricchi di storie e leggende.

Immagini che Marco Corrao conosce bene, visto che oltre ad essere un cantautore è anche una Guida ed un Geologo Naturalista, e che per questo vive i Nebrodi, luoghi stupendi dai colori intensi come le vite lente che li animano, da un doppio punto di vista: quello romantico dello scrittore di canzoni abbagliato dalla bellezza della natura e quello pratico del viaggio, dello studio e della scoperta continua di uno dei piu’ estesi parchi naturali di tutta Italia.

L’ALBUM

All’anno nero della pandemia – che più di tutti ha messo in crisi il settore artistico e culturale – il cantautore e produttore siciliano Marco Corrao risponde facendo uscire ben due album a suo nome. Il primo, “Pietre su pietre”, ha visto la luce nel giugno scorso. Il secondo, “Nebros, Vol.1, Storie e antichi echi”, è uscito in Sicilia il 31 dicembre ma è stato distribuito su scala nazionale dal febbraio scorso, grazie a IRD.

“Nebros”, come suggerisce il nome, è una raccolta di canzoni che parlano di Nebrodi, una catena montuosa della Sicilia settentrionale, nella provincia di Messina, e che raccontano leggende e storie vecchie e nuove legate al territorio.

Si va dal ricordo del giornalista Beppe Alfano ucciso dalla mafia nel 1993 (il brano è “Beppe”) al brani ispirati a canti tradizionali come quello del “Panaru manu cu manu”, intonato nel corso della raccolta delle olive sui piccoli alberi nebroidei e registrato negli anni 50 nel comune di Mirto dall’etnomusicologo americano Alan Lomax. Si parla, o meglio si canta, degli incendi che ogni anno devastano le montagne siciliane, ma anche della bellezza delle feste tradizionali come quella di San Giuseppi con la “prucissioni”, della leggenda di San Cono di Naso, di metafore e proverbi.

L’album è prodotto dallo stesso Corrao con Jono Manson e Gabriele Giambertone e si avvale anche della presenza di Alex Valle alla pedal steel e di Riccardo Tesi all’organetto.

Produzione Marco Corrao, Jono Manson, Gabriele Giambertone,

Cross Road Club Capo d’Orlando.

Distribuzione IRD International Record Distribution.

Etichetta Suoni Indelebili www.suonindelebilirecords.com

TRACK BY TRACK

Cununi: Siamo sotto il regno di Federico II di Svevia. Questa è la storia di uno dei due Santi neri dei Nebrodi, San Cono di Naso detto anche Cununi Navacita. La canzone si ispira a degli scritti presenti nella biblioteca storica del piccolo paesino, di cui Cununi fu abate del convento, Naso.

Era il 1200. Uno scandalo costruito ad arte dalla figlia di un nobile dell’ antica città Nebroidea investì San Cono. La ragazza, innamorata follemente di un giovane nasitano (così si chiamano ancora oggi gli abitanti di questo paese del messinese), scappò col giovane di umili origini, disonorando la sua famiglia.

L’unico modo per scampare ad una pena assai dura era quello di incolpare per il suo peccato d’amore un innocente, possibilmente vecchio e senza famiglia.

La giovane andò dal governatore ed indicò Cono come responsabile di stupro nei suoi confronti. Cono, condannato alla fustigazione in pubblica piazza, fu prelevato dalla sua grotta dove viveva da eremita, spogliato delle sue vesti e portato al centro del paese.

Il popolo, vedendo il Santo pieno di ferite autoinflitte sul petto ed il cilicio ai fianchi, usato per espiare le colpe di tutti, decise di liberarlo dalla morsa dei gendarmi e di riportarlo alla sua grotta a Rocca d’armi a finire in pace i suoi giorni.

Beppe: Canzone dedicata a Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto. Lasciato solo a raccontare storie di ingiustizia e soprusi. Un cronista, un uomo curioso, un uomo che credeva nel bene e nella giustizia. L’ennesima storia sbagliata.

San Giuseppi: In molti paesi marittimi, le feste e le processioni dedicate ai Santi sono spesso animate, anche, dai pescatori. Non fa eccezione Sant’Agata di Militello, dove il Patrono, San Giuseppe, è onorato due volte l’anno: una il canonico 19 marzo, l’altra, a beneficio di emigranti e turisti, la seconda domenica di agosto.

In entrambi i casi, sono per lo più i pescatori che portano la statua in processione, ne determinano l’incedere (seguendo ovviamente le funzioni religiose), fermano tutti con un suono di campanella al momento di ricevere un’offerta, e con la medesima campanella, acconsentono la ripartenza, accompagnata dall’immancabile grido “Evviva San Giuseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeppeeeeeeee!!!”

Quando poi la statua, scendendo da Via Campidoglio, attraversa il passaggio a livello e raggiunge il lungomare (la cosiddetta Marina), viene rivolta verso il mare. Dopo la benedizione officiata dal parroco di turno, si compie uno dei più emozionanti atti di fede, d’amore (forse anche di scaramanzia) nei confronti del Santo. Uno dei pescatori più anziani (lo stesso da diversi anni) prende il microfono per una sorta di invocazione al Santo, affinché risolva i problemi di scarsezza delle risorse ittiche, lamentando spesso il fallimento del nostro mare (mare nostrum), ed intervenga mandando ogni genere di pesce tra quelli comunemente pescati.

Ma la bellezza, la poesia, l’emozione di questo rito risiede anche nella delicatezza dell’invocazione, nella richiesta di favorire la pesca solo di ciò che serve per portare avanti la famiglia, senza eccessi (non c’è avidità ).

E quindi Viva San Giuseppe, per tutto ciò che la vita in paese offre, e per tutti; per chi utilizza ogni tipo di pesca consentita, e per chi, volontariamente o per costrizione, rimane a terra a guardare o a voltarsi dall’altra parte; per chi lotta contro ogni genere di sventura, familiare, di salute, economica; per le risorse naturali che la nostra terra offre, e per l’orgoglio di quelle umane; e infine, per chi si dovesse trovare in una qualsiasi tempesta (in mezzo al mare o alla vita), Viva San Giuseppe, perché aiuti tutti, sempre, a fare ritorno a casa.

Chianci e Ridi: Un brano che rappresenta le contraddizioni di un popolo, quello siciliano, abituato a vivere immerso nel mare del contrasto e delle divisioni che diventano, all’estremo, motivo d’unione. “Chianci e ridi commu a jatta i San Vasili” (piangi e ridi come la gatta di San Basilio) è un proverbio diffuso in tutto il sud Italia. Si recitava quando un bimbo, per qualche contrarietà da nulla, smetteva di ridere e diventava piagnucoloso nel mezzo di un divertimento o, per un gesto di affetto dei grandi, smetteva di piangere e scoppiava a ridere. Un popolo un po’ bambino.

Quannu Chiovi: con la partecipazione di Riccardo Tesi ed il suo organetto, questo brano è una richiesta: Quannu Chiovi? Quando Piove? Ogni anno la zona di Nebrodi viene arsa viva da incendi dolosi che nonostante gli sforzi non si riescono a prevenire ne’ a domare con facilità . È la zona più verde della Sicilia, uno dei parchi naturali più grandi d’Europa che tocca quattro province e racchiude paesaggi e tesori culturali e naturali unici. Una preghiera.

Panaru: Il passaggio du “Panaru manu cu manu” passa e spassa durante la raccolta delle olive sui piccoli alberi nebroidei ‘nsiti di minuta e virdeddu. La canzone è ispirata da una registrazione degli anni 50, effettuata nel comune di Mirto, durante la raccolta delle olive, dall’ etnomusicologo americano Alan Lomax.

Tripodu: U Tripodu è un supporto dotato di tre piedi che serve a sostenere le pentole durante il rito della produzione casalinga della salsa di pomodoro. In questa canzone in realtà il Tripodu rappresenta metaforicamente la Sicilia che appoggia i suoi tre piedi in mare e permette ai suoi abitanti una vita immersi in una natura splendida. È la manifestazione dell’amore dell’autore per la sua terra.

Nebros: Canzone descrittiva di un paesaggio, quello Nebroideo. Valli, Fiumare, paesini abbarbicati, laghi montani, cascate: il tutto a due passi dal mare. Nebros, Cerbiatto, era l’animale di Dioniso che ancora oggi influenza le usanze, le feste e la vita degli abitanti di questi meravigliosi luoghi.

MARCO CORRAO

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Marco Corrao, cantautore siciliano, chitarrista, produttore e direttore artistico musicale, ha alle spalle tour in USA, Svezia, Danimarca, Inghilterra. Collaborazioni importanti con Eugenio Finardi, Francesco Cafiso, Giuseppe Milici, Moni Ovadia, Alex Valle, Riccardo Tesi e Oriana Civile. Produttore e autore di colonne sonore per Istituto Luce Cinecittà Titanus. E’ stato ospite insieme a Gabriele Giambertone della Festa del Cinema di Roma con il documentario “Diario di Tonnara” di Giovanni Zoppeddu ed al Torino Film Fest con “Bulli e pupe” di Steve della Casa e Chiara Ronchini.

Prima di “Pietre su pietre” ha pubblicato due dischi da solista: “Twin Rivers” (2013), che segna l’uscita dall’ambito blues, e il più autorale “Storto” (2016). Un altro lavoro discografico è “Liggenni”, del 2018, scritto e interpretato con Mimi’ Sterrantino.

Ha prodotto insieme a Sara Romano e Massimo Donno l’evento nell’auditorium della Rai Sicilia “Un brano a Testa 2.0”, rassegna in omaggio a Gianmaria Testa.

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