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L’ULTIMA TROVATA DI RENZI Una nuova bicamerale – di Angiolo Alerci

L’ULTIMA TROVATA DI RENZI
Una nuova bicamerale

L’ultima trovata di Renzi per agitare le calme acque di questa particolare vigilia, è stata quella di proporre una nuova commissione bilaterale.
Le esperienze passate, con risultati non ottenuti, meritano di essere rivisitate.
Nel corso di circa 80 anni di “era repubblicana” solo tre volte si è fatto ricorso al tentativo di affidare ad organismi terzi il problema delle riforme costituzionali.
Tentativo nato all’inizio nel 1983 dall’’On. Bozzi il quale, nel corso della prima esperienza, ottenne l’unificazione delle due commissioni nominate dalla Camera e dal Senato che, separatamente, stavano esaminando il difficile problema della riforma istituzionale, con relazioni separate.
Questa commissione, ma i tempi e gli uomini erano diversi, riuscì a concludere i lavori con una relazione che venne approvata all’unanimità, con l’astensione dei rappresentanti del partito comunista di Togliatti.
Nel 1993 la commissione De Mita-Jotti, sollecitata dal Presidente della Repubblica Cossiga, venne accantonata per l’anticipato scioglimento delle Camere.
Nel 1997 La commissione D’Alema-Berlusconi, dopo avere raggiunto un accordo, criticato da parte di personaggi di Forza Italia, Berlusconi si rifiutò di firmarla pretendendo delle modifiche, non accettate da D’Alema, al testo già concordemente definito.
Una commissione anomala definita il “Patto del Nazareno”, anomala perché formata da due sole persone, Belusconi-Renzi, dopo avere concordato alcuni punti, non solo relativi a riforme istituzionali, naufragò per il disinvolto comportamento tenuto da Renzi, in occasione della elezione del Presidente della Repubblica.
Infatti, l’elezione del Presidente della Repubblica ebbe come primo risultato la fine del cosiddetto “Patto del Nazareno” sancito verbalmente tra il Presidente Renzi e l’ex premier Berlusconi.

Trattandosi di un patto verbale ciascuna delle due parti ha potuto interpretare, nel proprio interesse e includere o escludere argomenti non previsti.
Berlusconi ritenne che il punto riguardante le riforme costituzionali includesse anche la elezione del Presidente della Repubblica, mentre Renzi sostenne che tale avvenimento non rientrava nel patto.
La rottura intervenne perché il Presidente Renzi, in modo autonomo, indicò a tutte le forze politiche il nominativo dell’on. Sergio Mattarella, che venne eletto con largo suffragio, con la scheda bianca decisa da Forza Italia.
Oggi Renzi lancia la sua nuova proposta di affidare ad una commissione i problemi connessi alle riforme istituzionali, solo nel tentativo di creare occasioni per mantenere in vita questo Parlamento ed allontanare il rischio di quelle elezioni anticipate che potrebbero segnare la fine del suo percorso politico.
Una mia lettera aperta al Presidente Renzi del 14 novembre 2016, pubblicata su diversi giornali on line ed inserita alla pagina 92 del mio libro “Le vite parallele di Berlusconi e Renzi”, con lo spirito di collaborazione di allora scrivevo:
. “Questa mia nota voleva soltanto mettere in guardia Renzi a non commettere, nella sua continua esposizione, gli errori commessi da Fanfani.
Forse Renzi ha preferito di non tenerne conto e, vedi caso, è caduto come Fanfani a seguito del risultato negativo di un referendum elettorale.
Fanfani, nonostante i travagli interni, rimase un personaggio di grande spessore internazionale, tanto che nel 1965 venne eletto Presidente Generale dell’Assemblea delle Nazioni Unite.
Renzi, dopo l’ultima riunione della direzione del suo partito, per i suoi comportamenti e atteggiamenti, invece, è stato definito politicamente il sosia di Salvini.
Le discussioni e le variegate posizioni verificatesi all’interno della direzione del partito, purtroppo, non ci fanno intravedere una luce alla fine di questo tunnel.”

angiolo alerci

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