Più di 60 città in tutta Italia, centinaia di migliaia di persone che per l’ottavo anno sono scese in piazza per lo sciopero transfemminista: una giornata che si oppone fermamente al riarmo e all’aumento della spesa pubblica per la difesa, a scapito di scuole, sanità, servizi pubblici e welfare. Ricordiamo che solo nel 2025 sono stati spesi 32 miliardi di euro, di cui 13 in sole armi. Il preoccupante gioco al riarmo dell’Europa, con la richiesta di aumentare le spese militari, ci chiama alla resistenza contro la dilagante politica di guerra.
Dal primo anno sciopero Non Una di Meno rivendica il reddito di autodeterminazione, così come l’educazione sessuo affettiva nelle scuole come strumenti concreti per prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne e di genere. La risposta di questo governo è stata inasprire le pene, con un ddl varato il 7 marzo che introduce la possibilità di ergastolo in caso di femminicidio, parola che si è fatta finalmente legge, ma che nonostante le vaghe promesse del ministro Valditara dopo il femmincidio di Giulia Cecchettin, non è stato preso alcun impegno sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, anzi: è di pochi giorni fa la dichiarazione della ministra Roccella “più vittime nei Paesi dove si insegna il sesso a scuola”.
Si sbandierano dati positivi e in crescita sull’occupazione femminile, quando i dati INPS e ISTAT dicono esattamente il contrario: solo una donna su due lavora, il tasso di inattività cresce (42% contro il 24% degli uomini), tantissime sono costrette a part time involontari (1.9 milioni) e chi paga il prezzo più alto sono le madri: il loro tasso di occupazione è solo del 53,3 %.
I potenti cortei di questo 8 marzo hanno anche attraversato quei luoghi ormai definiti “zone rosse” e li hanno risignificati in “zone fucsia”: le zone rosse sono per noi un’anteprima del Ddl 1660, un dispositivo poliziesco di profilazione razziale senza precedenti. È stato detto che uno degli obiettivi è allontanare i molestatori, ma ci chiediamo: chi sono i molestatori?”.
Non è in nostro nome che chiuderete i confini, che costruirete ghetti, alzerete muri, ci dividerete.


