La tradizione nella fede.
Beddivì e la “Monachella”.
Ed è così che come ogni anno ritorna puntuale la domenica prima della festa e con essa il racconto di una tradizione popolare che i bisnonni hanno passato ai nonni e i nonni ai nipoti e che io racconto a voi perché non vada perduta…
Si dice che da questa notte, per ogni notte fino all’ultima domenica di agosto, alle 00.30 in punto una piccola monachella attraversi dritta il viale che conduce al santuario per poi entrarvi e scomparire alla viSta..
Se la incontri non devi parlarle ma solo prenderla per mano e recitare con lei tre Ave Maria, poi entrare con lei in chiesa e metterti in ginocchio.
La tradizione vuole che questa entri nel santuario anche se la porta è chiusa e che, una volta entrata, diventi una piccola candela.
La sua storia nasce da una monaca del collegio di San Michele, viCino al Duomo, che entrata in convento da bambina pregava la Madonna ogni notte affinché la portasse con se in Paradiso togliendola dalle restrizioni dell’abito monacale.
Poiché non era concesso uscire durante le ore del giorno,dice la leggenda,che ella con una piccola candela approfittava delle calde notti di agosto per recarsi nell’allora isolata “chisuzza sularina sularina” per pregare il quadro della Madonna “dagli occhi di mamma” per chiederle la grazia.
Così ci è stato insegnato e così vi racconto,che sia leggenda o tradizione,fa parte di una festa antica radicata nel cuore della città che non merita di essEre relegata al suo solo quartiere .
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