Montesalvo è in questi giorni al centro dell’attenzione degli ennesi, per via della presenza del simulacro della Patrona presso l’Eremo dei francescani: in questi 18 giorni, l’Eremo e la zona monte sono un via vai continuo di ennesi che compiono la loro ” visita ” alla Patrona .
A questi tanti ennesi voglio consegnare qualche scatto, qualche riga e porre, quindi, al centro dell’attenzione un luogo, che è poi un simbolo di questa parte di città, che versa non proprio in ottime condizioni.
Il quartiere Montesalvo, così come la sua chiesa, dovrebbero prendere il nome dall’unione di due termini : “Munti”, così come da sempre è chiamata questa parte dell’altopiano, e “selva”, poi storpiato in “Salvo”, poiché qui era presente una folta boscaglia, che faceva da corona all’eremo dei francescani. Per via della furente urbanizzazione, del luogo agreste e rurale che era questa porzione di terra, rimane traccia solo nei documenti degli antichi e dei padri, dei cittadini ennesi che ne descrivono l’amenitá: Paolo Vetri , il Littara, Padre Giovanni de’Cappuccini, lo stesso Eduardo Fontanazza e tanti altri, così come qualche fotografia. I fusti degli alberi hanno lasciato posto alle orribili antenne, ai grandi palazzi: la querceta tra la fine dell’800 e gli inizi del 900 ricopriva tutta la collina a sinistra del monastero e inglobava la vasta area oggi occupata dalla caserma dei carabinieri fino alla zona in cui sono collocati i tralicci e le antenne.
Il Monte ha cambiato completamente la sua fisionomia.
L’uomo ha strappato alla natura tanto a Montesalvo, ma un segno di quella natura incontaminata é ancora presente ed è questo albero qui, una grande quercia più che secolare, denominata “Quercia di Montesalvo” , catalogata, per via della posizione, come uno dei roveri più meridionali d’Europa.
Fu lasciata come traccia di ciò che inevitabilmente l’uomo aveva strappato alla terra. L’albero rimasto è possente e maestoso ed ha un tronco così grosso che si diceva dovesse avere all’incirca 1000 anni. Da tutti era chiamato un tempo “Il Patriarca”.
Come si può benissimo evincere dalle foto, questa vetusta traccia, invece che essere valorizzata e curata, è abbandonata all’incuria, nascosta da altri alberi ornamentali, rischiando di essere cancellata per sempre.
Già anni fa ci fu una battaglia cittadina, perché si voleva sradicare l’albero, considerato fastidioso : niente di più sbagliato! Questa è una traccia importante della storia di questo luogo, è compito di ogni ennese valorizzarlo e custodirlo.
Non è stato sradicato certo, ma abbandonato all’incuria.
Basterebbero un po’ di cura, un faretto, una targa commemorativa, pulizia alle radici, potatura.
Un appello agli ennesi , all’Amministrazione Comunale, perché questo sito possa ricevere le giuste attenzioni ed essere curato come merita.


