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La storia della Patrona – di Francesco Campione

Riccardo Giugno 12, 2024 4 minuti letti
foto anni 30

Qualche mese fa su Facebook, nei gruppi che si sono creati che parlano della città di Enna, sono state pubblicate delle foto sulla festa della Madonna.
È stato tanto lo stupore che mi ha pervaso la mente tanto da notare inizialmente solo alcune differenze grossolane e solo dopo alcune ore ho iniziato a notare i particolari che apparentemente sembrano essere trascurabili.
Una delle foto che mi ha colpito particolarmente, ed è la prima che posto perché successivamente ne posterò altre visto che sono documenti che meritano un grande discutere, è quella che poteve vedere.
Ragioniamo, andiamo in ordine: cosa ho notato a prima vista? I lumi ad olio posti davanti la nave d’oro! Ebbene si, il metodo più semplice per illuminare la Madonna poteva venire da persone semplici, oltre al fatto che l’elettricità era un lusso per pochi e da lì a poco una serie di elettroni ed atomi, purtroppo, avrebbero scritto una pagina indelebile della storia mondiale.
Pensandoci però un senso c’è; la luce è sempre stata un mezzo sia fisico, inteso proprio come legge fisica di un fenomeno scientifico, sia come significato spirituale che ci riconduce a Gesù Eucarestia; anche l’olio assume un duplice significato mantiene viva la fiama, quindi la luce, ed è usato nella sacramento della confermazione e dell’unzione.
Guardando ancora meglio si nota una decorazione(?), un ornamento che oserei dire “in più”, tra un angelone e l’altro vi era una sorta di ringhierina; non riesco a spiegarmi perché fu montata ma di certo è una testimonianza dei tempi che cambiano.
Ma ancora, guardando meglio, cosa ho notato? Ma certo! Il fazzoletto azzurro degli ignudi. Anche qui si nota che sull’azzurro ci sono delle decorazioni, come fiori, merletti ed il colore azzurro non era uguale per tutti (ne parlerò in un altro post).
Un altro particolare che salta all’occhio sono gli abitini raffiguranti la madonna, le effigi che si mettono sulle mantelle, i medaglioni che avevano la scritta “Castrogiovanni”, di questi ce n’è pochi in giro e ve ne farò vedere uno, indossato dai miei nonni, più avanti. Sono tutti diversi, di grandezze diverse, alcune addirittura non ritraevano la Madonna della Visitazione, ma anche di questo dedicherò un post a parte. Erano, comunque, abitini tramandati da generazione in generazioni, testimonianza di ben oltre 150 anni di confraternita.
I portatori
In questo caso è evidente la statura perché erano certamente magri e bassini ma, oltre ad essere un concetto antropologico, scientifico e, perché no, darwiniano è anche dettato dalla scarsezza del cibo prevalentemente basato su ortaggi e frutta e dalla enorne mole di lavoro delle campagnare che tra mietitura, cernitura e sistemazione dei covóni che faceva di loro persone resistenti e forti (sia donne che uomini) ed infatti erano capaci di resistere ad un peso notevole, come quello della Nave d’oro, sulle spalle per un tempo più lungo. In quei casi era veramente una Nave che barcollava qua e là tra le vie di Castrogiovanni prima, Enna poi, dando l’impressione di un equilibrio precario ma mai in dubbio. Anche i baffi; erano uomini prevalentemente baffuti, altro segno antropologico che indicava virilità, potere, maturità e che è una caratteristica visibile nei quadri della maggior parte degli imperatori della storia motivo per cui in base alla forma dei baffi si poteva collocare quella persona ad un ceto sociale, ad una famiglia nobiliare ecc.
Noto il colorito scuro del volto che si distingue dal colore chiaro nella precisa linea di intersezione tra prominenza frontale ed il cuoio capelluto. Beh, da quasi medico mi vengono i brividi a pensare il rischio professionale che correvano a quei tempi come melanomi o carcinomi della pelle dovuto alla continua esposizione dei raggi UV, ma era anche un segno distintivo di coloro che stavano chini sul terreno a zappare con dignità ed umiltà.
Ma altro ancora c’è ed è una cosa che mi manda letteralmente il visibilio! Andiamo oltre la festa, oltre il folklore, oltre la fede perche c’è uno strascico di MODA di quegli anni che era presente da sud a nord. Se guardiamo attentamente notiamo che dalle caviglie escono fuori dal vestito come dei pantaloni bianchi ma in realtà sono i così detti “mutannuna” questi, in particolar modo, erano di “filanca” in estate e di “mulittuni” in inverno (ma di certo non devo insegnarvelo io). Questi indumenti avevano la caratteristica di allacciarsi alla caviglie con dei lacci lasciando fuori solamente i piedi.
Beh una foto, mille messagi. Anche questa si può annoverare nella la storia dei 612 anni di processione, tra i 150 anni della confraternita ma anche dentro l’evoluzione antropologica a cui l’uomo, inevitabilmente, è chiamato a prendervi parte ed a mutare i suoi costumi, gli usi e abitudini. Ad Enna mai dubbia sarà le devozione alla Madonna che porta il titolo del mistero della Visitazione, potessero anche esserci ancora mille diverse evoluzioni.
Indubbiamente un’altra mano tesa che ci arriva direttamente dal passato!

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Riccardo

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