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Interris.it; Schiavitù, Ramonda (Apg23): “Italia ed Europa siano un faro luminoso per tutte le culture”

Schiavitù, Ramonda (Apg23): “Italia ed Europa siano un faro luminoso per tutte le culture”
Nella Giornata Internazionale di Commemorazione delle vittime della schiavitù e della Tratta Transatlantica degli Schiavi, In Terris ha intervistato il presidente dell’Apg23, Paolo Ramonda
da
Manuela Petrini –
ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01 25 Marzo, 2020
Il fenomeno della schiavitù è un problema mondiale. Questa parola, evoca nella nostra mente l’immagine di persone incatenate a dei ceppi, ai trasferimenti via nave da un continente all’altro, soprattutto si pensa alla deportazione di centinaia di africani verso le Americhe, tra il XVI e il XIX secolo. Costretti a vivere in condizioni disumane, incatenati nelle stive delle navi, in totale assenza di igiene, molti schiavi morivano durante il viaggio; altri, dopo essere riusciti a liberarsi preferivano suicidarsi lanciandosi in mare piuttosto che andare incontro a una vita senza libertà. Sono passati oltre 150 anni da quando gli Stati Uniti hanno vietato il commercio di esseri umani, ma la schiavitù esiste ancora.
Il 25 marzo, si celebra la Giornata Internazionale di Commemorazione delle vittime della schiavitù e della Tratta Transatlantica degli Schiavi, evento istituito dall’Onu con la risoluzione A/Res/62/122. Secondo il “The Global Slavery Index Report 2018” – rapporto redatto in base alle stime della Walk Free Foundation, dell’International Labour Organization (Ilo) e dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) – circa 40,3 milioni di uomini, donne e bambini sono stati vittime del fenomeno. Per capire chi sono oggi i nuovi schiavi, come combattere questa piaga, In Terris ha intervistato Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.
L’intervista
Presidente, quali sono le schiavitù moderne?
“Le schiavitù moderne sono quelle che molte volte sono provocate dagli uomini su altri uomini. Pensiamo al flagello delle molte guerre che, in questi giorni a causa della pandemia causata dal coronavirus, vengono messe in secondo piano. E’ una vera schiavitù che coinvolge milioni di donne, uomini, bambini, che si trovano sotto i bombardamenti. Ci sono altre schiavitù come quella di tanti bimbi, costretti a lavorare fin da piccolissimi, alcuni vengono uccisi per prelevare i loro organi. Poi c’è quella delle donne che sono costrette a vendere il loro corpo. E’ necessario un sussulto di umanità, di giustizia. La giustizia deve fare la sua parte con norme che da un lato tutelino i bambini, le donne, le famiglie, mentre dall’altro puniscano severamente quelli che tengono in schiavitù altre persone”.
Perché il mondo ha bisogno di una giornata per ricordare le vittime della schiavitù?
“Queste giornate sono importanti perché mettono davanti agli occhi, al cuore, all’intelligenza e alla cultura, quello che è accaduto e che continua ad accadere. Però, una giornata non è sufficiente. Bisogna che ognuno acquisisca consapevolezza e la porti là nel suo ambiente di lavoro, nei gruppi di incontro; bisogna ripartire dal ‘decalogo dell’amore’, quelle regole di vita che il buon Dio aveva dato al popolo di Israele, in particolare dal comandamento: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’. Se il mondo capirà questo linguaggio nuovo, potrà sopravvivere perché risponde alla chiamata di colui che lo ha creato e voluto”.

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