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  • Cultura

Il nuovo assessore regionale ai Beni Culturali. L’Antropologa Valentina Rizzo "Quell’assessorato non è uno spazio vuoto".

Riccardo Maggio 19, 2020 3 minuti letti

Si chiama Alberto Samonà, è un giornalista ed è il nostro nuovo assessore ai Beni Culturali e all’identità Siciliana.
Vorrei fare un passo indietro. Tempo fa pubblicai un post sulla mia pagina Facebook riportando una notizia, che secondo quello che ho imparato dai numerosi e cadenzati corsi di deontologia per giornalista, non rispettava né la verità sostanziale né l’etica del giornalista. Era una notizia tendenziosa volta a ispirare odio in chi la leggeva. Quella notizia era pubblicata sotto la responsabilità del sopra-detto-“direttore”.
Oggi apro il giornale e scopro che egli sarà il nuovo assessore.
Ci sono due ordini di questioni che mi danno sofferenza. La prima riguarda l’assessorato per come si chiama. Ai Beni-culturali-e-alla-identità-siciliana. Non lo sopporto. Si presta bene a fraintendimenti; oltre ad essere non burocratizzatile l’identità è facilmente politicizzabile. Ovvero: cosa è l’identità? Facciamola facile. Per un siciliano l’identità è la parmigiana, essere accogliente? Per uno straniero l’identità siciliana può essere la mafia, sollazzarsi, essere un parassita. Altra cosa è la cultura che è memoria, riti, feste, storia etc. Non è opinabile, non si chiama identità si chiama culture o meglio si chiamano culture. Invece in nome delle identità sono nate le guerre. Ora, l’abbiamo sempre fatta franca e il ricordo di Tusa è ancora vivo nei nostri cuori, ma è finita, il tempo è un altro e la destra di Sarà Bellissima è alleata con fuoriusciti da ogni dove saliti sul carroccio di una ultra-destra europea sottovalutata per troppo tempo prima che qualche giornalista, che forse aveva fatto qualche corso di formazione in più, fosse pure messo sotto scorta.
Ora questo assessorato va in mano alla Lega. Non è più la Lega Nord, è la Lega degli accordi con la Polonia cattolica e omofoba, l’Ungheria dittatoriale, che strizza l’occhio a Casa Pound, si riorganizza nei territori e dice ai siciliani che si dicono accoglienti che i migranti li dobbiamo lasciare morire in mare. E’ la lega che ha sempre un terrone di turno da sfottere e maltrattare. Quell’identità diventa una cinta stretta che ci chiude in un mondo in cui gli altri non è che non esistano ma li dobbiamo sconfiggere o assimilare, in cui cerco l’identico a me e respingo l’alterità, il diverso, ciò che mi ha reso erede delle culture del passato. E poi l’assurdo: senza gli altri come si definisce l’identità? Chi sono se non rispetto a qualcun altro?
I leghisti fanno confusione tra le parole e le parole sono cultura. Questo dobbiamo pretendere. Se rinunciamo ai significati avremo abdicato al nostro ruolo di cittadini in democrazia, al nostro diritto a leggere, a sapere e a difenderci. Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in un film. Divertente, lo avremo ripetuto chissà quante volte prima di trovarci davanti all’impoverimento già assoluto e alla sguaiatezza degli urli, delle parole offensive, inappropriate e allusive.
Nazione, patria, identità, cultura, religione non sono interscambiabili. Si può essere italiani e musulmani. Ed è facile sapere perché: siamo uno stato laico, che garantisce il diritto di professare la propria fede a tutti, per Costituzione. Siamo anche uno stato anti-fascista che ha il 25 aprile come festa nazionale, lo festeggiano tutti gli italiani tranne chi disconosce la storia e la nega. Samonà per esempio ha dichiarato di non festeggiarlo. E allora visto che di identità si parla, e agli antropologi culturali queste ‘ntrugli ci piaccioni, domando: se a lui non appartiene di essere italiano può essere siciliano?
Amo molto che beni culturali in lingua inglese si dica Heritage. Dà profondità, crea impegno. Quell’assessorato è un luogo di impegno pubblico non è uno spazio vuoto e non è un posto.
Valentina Rizzo

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