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  • Scuola

Il Coordinamento nazionale Diritti Umani “Rinviare il ritorno a scuola”

Riccardo Gennaio 4, 2021 3 minuti letti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede ai Governatori delle Regioni ed ai referenti istituzionali locali di tutelare la salute pubblica e sollecitare il Governo a rinviare l’apertura delle scuole.
È di poche ore fa la notizia molto preoccupante secondo la quale nella sola regione Lazio ci sarebbero stati oltre 10.000 alunni contagiati (https://www.ilmessaggero.it/scuola/covid_scuola_contagi_numeri_ultime_notizie_3_gennaio_2021-5677703.html ). Vogliamo segnalare -poi – che il Sud d’Italia, è stato meta di cospicui flussi migratori non regolamentati. Si spera siano state rispettate le regole comportamentali, ma solamente dopo un paio di settimane dal rientro dalle vacanze natalizie si potrà realmente comprendere l’entità del “danno”. Al momento i dati suggeriscono una curva in costante crescita nonostante il numero di test effettuati oscilli giornalmente.
Forse è stato incauto determinare il 23 dicembre un piano di riapertura per tutte le scuole da espletarsi 15 giorni dopo, con tutta l’incertezza di una situazione in evoluzione e da monitorare.
Il professore Galli qualche giorno fa si è espresso in modo inequivocabile: la scuola non andrebbe riaperta il 7 gennaio (https://quifinanza.it/editoriali/video/riapertura-scuola-presenza-galli/447443/); mentre poche ore prima del vertice per chiudere l’ordinanza – ponte in vigore fino al 15 gennaio (4 gennaio), data di scadenza dell’ultimo DPCM, il coordinatore del CTS, Agostino Miozzo, dichiara “la situazione è ancora critica e instabile” (https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/covid-miozzo-cts-la-situazione-ancora-critica-e-instabile_27225655-202102a.shtml). Che dire? Tutto il mondo della scuola è in fermento e tendenzialmente non vengono reputate sufficienti le misure adottate per la prevenzione. Perseguire una scelta diversa da quella suggerita da eminenti studiosi significa compromettere la serenità di tante famiglie e di tutta la comunità educativa e, soprattutto, assumere una seria responsabilità che non ha esimenti o cause di giustificazione nelle disposizioni dei Decreti del Presidente del Consiglio, ma che si fonda esclusivamente sulla relazione tra atto, titolarità dell’organo decisionale territoriale e danni causati.
Stare nella classe significa interagire e affrontare anche eventualità imprevedibili non contemplate dai manuali tecnici; soltanto chi è estraneo totalmente alle dinamiche scolastiche può raffigurarsi l’immagine consolatoria di 20 / 25 adolescenti o bambini beatamente immobilizzati e ipnotizzati dal docente istrione di turno. Si ricorda costantemente che i giovanissimi non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere; eppure si pretende che rimangano appunto come contenitori “appoggiati” al loro banchetto per cinque ore, imponendo misure che l’esperienza ha dimostrato essere fortemente inadeguatee tali da offrire unicamente un’occasione per la rapida trasmissione del virus. Sarebbe questa la socializzazione che invocano tanti?
Il compito del docente ha anche un importante ruolo pedagogico: favorire una normale comunicazione e condivisione delle idee.
Ci auguriamo che il buon senso prevalga, soprattutto ora che con l’adozione dell’attuale piano vaccinale sarebbe possibile pianificare con coerenza una riapertura meno rischiosa.
Prof. Alessio Parente prof. Romano Pesavento
Segretario CNDDU Presidente CNDDU

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