I caratteri del nostro futuro energetico li definiamo oggi con i nostri atti concreti
di Livio de Santoli, presidente Coordinamento FREE
La transizione in atto oggi viene indicata nelle sue due accezioni, quella ecologica e quella digitale, considerate spesso separate. Considerarle così però significa perdere di vista la più importante caratteristica della transizione, quella di proporre un modello culturale veramente rivoluzionario. Il retaggio del Secolo scorso ci consegna la difficoltà di avere una visione unitaria delle nostre speranze, avendo impostato le nostre conoscenze in modo settoriale, somma di tante specializzazioni per lo più slegate tra loro, prive di interconnessioni. Applicare al nostro futuro strumenti e metodi del passato significa andare incontro comunque ad un disastro annunciato. È difficile ma lo sforzo che dobbiamo fare dovrà essere quello di recuperare una visione complessiva delle cose, perduta nel secolo breve con la sua globalizzazione: in questo consiste il vero carattere del cambiamento, che trova sede nei programmi dell’Agenda 2030 dell’ONU e dei suoi diciassette obiettivi. In questo recupero, la transizione oltre ai modelli ambientale, economico, tecnologico, deve considerare anche quello socio-culturale. Per poterlo fare, l’approccio più evidente è quello di comprendere, con Telmo Pievani, che la storia evolutiva non può più essere stabilita come vittoria del più forte ma del più adatto, del più collaborativo e del più inclusivo, cioè di chi a capito che per sopravvivere occorre unirsi in comunità. Le comunità sono un dono (cum-munus) ma con un obbligo morale, l’obbligo di considerare un obiettivo comune che implica una responsabilità individuale in chiave sociale. Responsabilità che può appartenere solo ad un agente libero, capace di esercitare quell’obbligo morale verso obiettivi comuni e benefici comuni, senza profitti fine a se stessi. Nel caso dell’energia, lo strumento si chiama comunità energetica e deve essere obbligatoriamente rinnovabile, per interpretare il vero senso dell’obiettivo 7 dell’ONU: energia pulita per tutti, in cui i pilastri delle rinnovabili e dell’efficienza energetica definiscono il processo di decarbonizzazione urgente e impongono un nuovo comportamento dell’individuo non più semplicemente (e passivamente) consumatore ma anche produttore attivo (quindi responsabile). Energia come bene comune. Energia come oggetto di cittadinanza attiva necessaria per assicurare la centralità del prosumer. In questo modo si affronta anche il tema dell’inclusione sociale: quella attenzione alle disuguaglianze sociali e alle discriminazioni multiple oggi inderogabili che, come detto, corrisponde alla responsabilità dell’individuo libero di scegliere, una volta accettata la sua parte attiva del processo energetico. In definitiva, iniziare attraverso rinnovabili ed efficienza energetica, un percorso di democratizzazione dell’energia, con una energia accessibile a tutti perché a basso costo, autonoma e non proprietaria, non speculativa e ad alta intensità di lavoro.
È un modello energetico fondato sull’importanza della generazione distribuita e dell’autoconsumo con una valorizzazione del territorio e delle sue risorse (vento, Sole, biomassa, ecc.), imponendo una coincidenza geografica tra produzione e consumo che è ulteriore risparmio di energia. Oltre che dare rappresentanza ad un importante sostegno alle famiglie in povertà energetica, non è da trascurare la rilevante funzione in termini di consenso locale per l’autorizzazione e la realizzazione degli impianti e delle infrastrutture.


