Floristella, spento il videomapping resta il deserto: l’Ente Parco muore nel silenzio della politica locale
Il videomapping «Sicilia sottosopra» proiettato sere fa sulla facciata di Palazzo Pennisi ha dimostrato con forza quanto il Parco Minerario di Floristella-Grottacalda sia ancora capace di emozionare. Le immagini e le voci dei minatori trasmesse sulla pietra hanno riportato l’attenzione pubblica su questo luogo. Ma una volta spenti i proiettori, la realtà torna a essere un’altra: l’Ente Parco oggi non gode di buona salute e la gestione fa molta fatica, tanto che i lavori avviati per la realizzazione del parco minerario sono ancora ben lontani dal loro completamento. In primis la musealizzazione dello stesso Palazzo Pennisi, che è rimasta al palo pur se il relativo progetto fu approvato nel PO FESR Sicilia 2007-2013.
All’inizio della storia – cominciata con la legge regionale n. 17 del 1991 –, la scelta di presidiare fisicamente il luogo, installando la sede e gli uffici nella palazzina già direzione della ex Miniera di Floristella, è stata fondamentale. Altrettanto importante è stato il lavoro iniziale per reperire il personale necessario alle esigenze di manutenzione e alla gestione amministrativa. Senza quel presidio umano e operativo, il parco minerario non sarebbe mai esistito.
Oggi però quella forza lavoro sta scomparendo: i progressivi pensionamenti del personale non sono reintegrati in alcun modo. La contrazione dell’organico ha ormai raggiunto livelli critici, tanto che all’esterno sono rimasti soltanto due operai a farsi carico dell’intero sito. A questa grave carenza si aggiunge un vuoto di vertice altrettanto penalizzante. Manca infatti una figura stabile per la direzione dell’ente, attualmente affidata a scavalco a un funzionario del Comune di Piazza Armerina che si occupa soltanto della contingenza amministrativa, senza alcun ruolo propulsivo in merito al conseguimento dei traguardi stabiliti dal Consiglio dell’Ente Parco. Quest’ultimo è un organismo «snello», composto da sole tre persone, che dovrebbe provvedere alla definizione degli obiettivi e determinare le linee programmatiche per raggiungere le finalità di tutela del sito, nonché lo sviluppo culturale e scientifico e la ricerca etnoantropologica per catalogare e preservare la memoria della società e della tecnologia mineraria siciliana. Questo vertice politico-amministrativo dovrebbe essere supportato da tre esperti in specifiche aree disciplinari che, tuttavia, non paiono mai essere stati nominati; né si ha notizia di alcuna attività programmatoria del medesimo Consiglio del Parco.
Per uscire da questa palude è urgente attivare la politica del territorio, che finora ha dimostrato una colpevole cecità. Basti pensare alle recenti elezioni amministrative che si sono tenute nei comuni di Valguarnera ed Enna, entrambi facenti parte integrante dell’Ente Parco. Nonostante la gravità della situazione, le rispettive campagne elettorali si sono chiuse senza che il problema venisse sfiorato. Nessun candidato, nessun dibattito ha riservato un briciolo di spazio al futuro di Floristella, come se la sorte di questo immenso patrimonio culturale e turistico non riguardasse quelle amministrazioni locali.
Proprio per colmare questo vuoto di iniziativa e legare la tutela del Parco all’azione e alla presenza concreta, diventa fondamentale, ad avviso di molti, coinvolgere l’Università Kore di Enna. L’ateneo, negli anni, ha ampiamente dimostrato di essere il vero motore operativo del territorio, capace di portare a compimento con successo ogni suo progetto.
In questo senso bisognerebbe prendere in considerazione la proposta strategica avanzata dall’ex presidente del parco minerario, Salvatore Trapani, che in una lettera indirizzata all’Università Kore di Enna e allo stesso Ente Parco ha proposto di istituire un percorso di studi specialistico in Archeologia Industriale all’interno del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, con sede operativa proprio nello storico Palazzo Pennisi.
La lettera (che portiamo a conoscenza qui nella foto a fianco) al momento non ha suscitato alcun dibattito, salvo un commento di rilievo arrivato dal mondo dei social network per mano di Charles Divita, docente universitario statunitense di origini siciliane. Le sue parole, scritte in inglese e cariche di una profonda partecipazione emotiva, offrono una sponda internazionale al grido di aiuto del parco. Divita ha definito l’idea semplicemente meravigliosa, sottolineando come gli edifici, i terreni, i sentieri consumati dal tempo, le attrezzature minerarie e le aperture che conducono verso le segrete dell’inferno richiamino tutti un’attenzione immediata. Secondo il docente, ogni singolo elemento di Floristella grida con forza al mondo intero il fatto di essere lì, testimone immobile di un’epoca in cui i nostri antenati hanno sacrificato i loro corpi, la loro salute e la loro stessa infanzia affinché le generazioni future potessero godere di una vita migliore. L’augurio accorato con cui si chiude il commento di Divita è che l’università e il popolo siciliano sappiano finalmente ascoltare questo grido prima che sia troppo tardi. Salvatore Di Vita
Occhiello di lancio:
Un sito Geopark UNESCO ridotto a soli due operai esterni, un direttore a scavalco bloccato nella contingenza burocratica e organi statutari mai nominati. E mentre le recenti campagne elettorali di Enna e Valguarnera hanno ignorato il problema, dall’America arriva la sollecitazione del prof. Charles Divita: «Spero che i siciliani ascoltino il loro stesso grido».


