FINI e RENZI
Come promesso sono ritornato sull’argomento.
Ieri ho postato una nota alla quale Matteo Renzi, educatamente, diede riscontro con una sua mail ringraziandomi “sia per le mie proposte che per le mie critiche”.
Dal momento che i nostri rappresentanti odierni, escludo la nostra parlamentare on. Stefania Marino, ai quali come è mia abitudine e con la mia esperienza spesso continuo a rivolgermi, raramente ne danno cenno di ricezione.
Il 5 marzo 2012 trasmisi al Presidente della Camera di allora on.Gianfranco Fini, copia di una mia relazione fatta sulla legge elettorale allora, come sempre, all’ordine del giorno.
Il Capo della sua Segreteria dr.Alberto Solia nella risposta, datata 13 marzo 2012, sottolineava “Al riguardo desidero comunicarLe che il Presidente ha disposto che copia della Sua lettera sia trasmessa alla Commissione parlamentare competente, affinchè i Deputati che ne fanno parte possano prenderne visione e assumere le iniziative che ritengano opportune”.
Mentre con Fini non ci poteva essere la benchè minima vicinanza, Renzi, giovane ex democristiano, inizialmente lo guardavo con un po’ di simpatia ma, nello stesso tempo notavo una tendenza che non mi lasciava tranquillo.
Questo mio pensiero è stato chiaramente espresso con una mia nota dell’11 maggio 2018 con il titolo “Renzi non cambia” pagg.71/73 del IV mio libro di “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana.”
“Ho seguito con un certo interesse l’ascesa di Renzi Segretario del Partito e successivamente anche Presidente del Consiglio, ma da subito ne ho criticato gli atteggiamenti di sufficienza, mista a presunzione ed arroganza, nei confronti non solo degli avversari, ma anche dell’Istituzione Parlamentare di cui, fra l’altro, non faceva parte.
L’ho seguito pubblicando sui giornali on line decine di articoli, sempre trasmessi all’interessato, che oltre a documentare il suo continuo logoramento, testimoniavano anche la mia continua modifica all’originario giudizio espresso nei suoi confronti.
Il 15 giugno 2016, esattamente sei mesi prima della data di effettuazione del referendum, in una mia nota così scrivevo:
Sorvoliamo su tanti altri problemi, ma non possiamo non rilevare il grosso errore commesso dal Presidente Renzi nell’aver considerato un atto del Governo le riforme costituzionali e legato la sorte del suo Governo al risultato del referendum.
Tanto è bastato per compattare tutta l’opposizione e gran parte delle minoranze del suo partito. Un risultato negativo, infatti, potrà farlo fuori, sia dal governo che dal partito, con la stessa facilità con la quale ha conquistato le due cariche”.
Cosa che in effetti si verificò.
Dopo avere pubblicato nel 1920 il libro “ Le vite parallele di Berlusconi e Renzi” oggi, per motivi diversi, ho voluto accostare Fini a Renzi per il modo diverso con il quale sono state utilizzate dai due soggetti, le loro funzioni istituzionali.


