Federconsumatori Sicilia su sciopero autotrasporto: i camionisti hanno ragione, ma siano responsabili
Federconsumatori Sicilia esprime solidarietà agli autotrasportatori che, da oggi, sono fermi nei piazzali per protestare contro il Governo Meloni, che non ha fatto abbastanza per frenare il caro gasolio e non ha ancora erogato due anni di contributi per il cosiddetto “Sea Modal Shift”. Tuttavia, l’associazione auspica che i camionisti agiscano con responsabilità e rispetto dei cittadini, che condividono gli stessi momenti di grande difficoltà.
Gli autotrasportatori hanno tutto il diritto di manifestare per un problema che per loro è vitale e hanno annunciato una forma di protesta tutto sommato rispettosa, senza blocchi delle strade ma solo con i camion fermi nei piazzali. E per questo li ringraziamo, sperando che non ci siano eccezioni.
Tuttavia, la protesta avrà un impatto enorme sui consumatori: cinque giorni di fermo quasi totale del trasporto merci da e per la Sicilia (si stima che l’80% dei camionisti incrocerà le braccia) potrebbero bloccare il rifornimento merci di gran parte della Grande Distribuzione Organizzata, soprattutto l’alimentare, e dei negozi più piccoli.
Ci saranno scaffali vuoti nei supermercati e soprattutto mancheranno i prodotti freschi, come frutta e verdura. Ci saranno anche ripercussioni pesanti sugli imprenditori agricoli, che come sappiamo in Sicilia sono in sofferenza da decenni.
Gli autotrasportatori chiedono il pagamento di due annualità del cosiddetto “Sea Modal Shift”, che è in pratica un incentivo economico per i camionisti che scelgono di fare una parte del viaggio via mare, in nave. Come Federconsumatori riteniamo questo mancato pagamento molto grave, perché spostare il trasporto merci dalla strada al mare fa bene all’ambiente e aumenta la sicurezza di tutti gli automobilisti.
Se un camionista deve caricare meloni a Paceco e portarli in una piattaforma della GDO in Emilia Romagna, infatti, ha solo due opzioni percorribili: o prende la nave a Palermo e sbarca a Napoli o Civitavecchia, oppure fa tutto il tragitto lungo la Palermo-Mazara e poi Palermo-Messina, per poi continuare su strada.
Visto lo stato di salute delle autostrade siciliane, recentemente certificato anche dalle ispezioni del Ministero dei Trasporti, è chiaro che la prima ipotesi è quella da incentivare per il bene di tutti.
Per quanto riguarda il caro gasolio, invece, i problemi dei camionisti sono gli stessi di tutti noi consumatori, ma al quadrato: un camion leggero ha un serbatoio che può arrivare ad un centinaio di litri, ma TIR a lunga percorrenza ha un serbatoio che va dai 500 ai 1500 litri.
Se le misure fino ad ora adottate dal Governo Meloni per frenare l’aumento del prezzo alla pompa si sono rivelate insufficienti per gli automobilisti, quindi, lo sono ben di più per chi deve fare il pieno ad un camion.
Il Governo Meloni ha fatto lo stesso errore di Trump: pensare che la guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran sarebbe durata un paio di settimane e che l’Iran non avrebbe mai chiuso lo stretto di Hormuz.
Facendo questo errore il Governo italiano è andato avanti con una serie di pannicelli caldi, di misure temporanee che sono costate tantissimo ma hanno solo tamponato (e nemmeno del tutto) il problema. Questa altalena degli sconti sulle accise ha favorito tra l’altro la speculazione, con alcuni impianti che hanno palesemente ritoccato verso l’alto i prezzi alla pompa poco prima di applicare gli sconti governativi.
Si sarebbe dovuto agire sin dall’inizio con l’idea che questo conflitto sarebbe durato per mesi. Quindi si sarebbe dovuto mettere mano ad un vero e proprio piano d’emergenza sui carburanti, con un intervento più strutturale sulle accise, che avrebbe quanto meno limitato le speculazioni.
Invece, nei giorni scorsi, il Governo ha ufficialmente rinunciato all’ipotesi delle accise mobili perché le maggiori compagnie petrolifere hanno accettato il tetto del prezzo a 2,19 euro. Se non fosse che questo è un tetto più virtuale che reale, come conferma il fatto che Eni nei giorni scorsi ha alzato di nuovo i prezzi quando è scaduto lo sconto sulle accise.
In questo contesto il contributo da 15 milioni promesso dalla Regione Siciliana ai camionisti è meglio di niente, ma oggettivamente è poco più di una carezza su una ferita sanguinante.
Il record del prezzo del petrolio negli ultimi 10 anni è stato toccato l’8 marzo 2022, cioè un paio di settimane dopo l’inizio della guerra in Ucraina, quando il barile era a 123 dollari e mezzo. In quei giorni il gasolio alla pompa era a circa 1,40 euro e la benzina a circa 1,55 euro.
Secondo Federconsumatori la speculazione sui prezzi è chiarissima: oggi ci sono circa 80 centesimi che non tornano nel prezzo del gasolio e circa 50 centesimi in quello della benzina. E questa è tutta speculazione sul prezzo da parte delle compagnie petrolifere, dovuta all’incertezza sul futuro e a mancati controlli da parte del Governo.
Ma non solo: possiamo persino dire che si tratta di “sovraspeculazione” perché anche volendo “ben pensare”, considerando il prezzo attuale del barile, il cambio euro-dollaro e tutti i vari sconti sulle accise, secondo i calcoli fatti dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori resta comunque un sovrapprezzo ingiustificabile pari a circa 20 centesimi sia su gasolio che su benzina.
Per non parlare dei casi di vera e propria truffa, con la benzina diluita con acqua o prodotti petroliferi di qualità inferiore agli standard di legge. In questo caso si rischiano anche danni ai motori, quindi un doppio danno al portafoglio.
In Sicilia abbiamo poi sia il danno che la beffa, visto che siamo una delle Regioni italiane con più raffinerie attive e dobbiamo subire l’inquinamento e le conseguenze sanitarie di questa industria ad altissimo impatto ambientale.
Federconsumatori chiede controlli seri e costanti sulla filiera dei prodotti petroliferi a livello nazionale. Chiediamo che le Forze dell’Ordine controllino attivamente gli impianti di vendita al pubblico dei carburanti, sia per monitorare i prezzi che per accertarsi che la qualità del carburante sia a norma.
Ci auguriamo che il Governo nazionale attui la riduzione generalizzata al 10% dell’IVA su tutti i prodotti energetici e vari una riforma delle accise, con un orizzonte almeno a medio termine, rimettendo in campo anche l’ipotesi delle accise mobili. Ci sono mille rivoli economici in cui cercare le coperture ed è il momento di esplorarli tutti.

