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Enna tra religiosità e spiritualità.
Si avvicina, per la città di Enna, un altro dei periodi intensi per la religiosità e la spiritualità : il cosiddetto “Misi di Giugnu”.
Da sempre, la cittadina è stata segnata da un ritmico ciclo di eventi di natura religiosa che si sono poi intrisi alla cultura popolare facendo degli stessi un vero e proprio “calendario” seguito dagli abitanti.
E’ infatti innegabile che ciascun periodo dell’anno sia scandito da cerimonie, riti o semplicemente gesti che ne fanno una vera e propria routine.
Tutto ciò è così “datato” nella storia che esula persino dal credo che ciascuno professa.
Se, per esempio, ci si sofferma a parlare con una persona qualsiasi della quale non conoscete quasi nulla, ma le chiedete “quannu n’cumincia u misi da Madonna?” oppure “Quann’è a quinnicina di Sant’Antonio?” state ben certi che saprà indicarvi una data o quanto meno un luogo legato all’evento.
Siamo così innestati in questo modus che anche eventi popolari e religiosi della vicina provincia ci segnano nel corso dell’anno; basti pensare a San Filippo di Aidone “San Filì” nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio o alla festa della Madonna di Buonriposo “Parripusu” a Calascibetta in settembre.
Da recenti studi condotti, la nostra storia si lega anche alla città di Messina ed al culto alla Madonna della Lettera, con il cui comitato la Confraternita degli Ignudi Maria SS. della Visitazione di Enna ha suggellato un recente gemellaggio e che vedrà un nuovo momento di condivisione tra le due, domenica 28 maggio presso la Basilica Cattedrale della città dello stretto.
Sebbene ci troviamo ancora sul finire del mese di maggio, noto per la tradizionale “fiera” (sempre bagnata dalla pioggia) e altresì legato alle devozioni a S. Rita e allo Spirito Santo – come pure nell’ultimo trentennio al pellegrinaggio tra le case dei devoti delle effigi mariane della madonna di Fatima, la città comincia a prepararsi al 2 giugno..
Data legata civilmente alla memoria nazionale della Festa della Repubblica, assume per gli ennesi il sapore di “viscotta comuni”( tradizionali dolci dagli ingredienti semplici ma assai gustosi e soprattutto storicamente accessibili a tutti , in quanto detti “viscotta di deci liri”) e il caratteristico suono “do priju de sei di matina” (tradizione secolare di richiamo alla cittadinanza attraverso uno scampanio festoso alle 5.45 del mattino, minato negli ultimi anni da sedicenti minacce da parte di orecchie poco avvezze solo a questo genere di “rumori”).
Il due giugno segna l’inizio del mese di preparazione alla Festa Patronale ma anche l’inizio della rinascita agricola della città, come pure dell’uscita dalle grandi nebbie che la attanagliano per dieci mesi l’anno e che si diradano lasciando posto ad una pavida estate.
E così in uno solo giorno Enna vede intrecciarsi la storia della terra agricola, della fede verso la Madonna, dei lontani riti paganie della Repubblica Italiana.
Il Popolo Ennese, nei secoli ha costruito attorno a tutto questo un vero e proprio Modus Vivendi, una cultura che parte dal calendario agricolo de “I calanniri”, passando per la Fiera del bestiame nell’allora landa di Montesalvo, fino alla tessitura de “i Frazzati” nell’antico quartiere di Fundrò…
Ma di queste tradizioni parleremo la prossima volta!
Ilaria Lombardo


