Era il 1987, l’anno europeo dell’ambiente, quando la casa editrice Ila Palma pubblicò con il Patrocinio del Comune di Enna e dell’Assessorato Parchi e Ville uno studio condotto dalla sezione WWF di Enna.
La nostra città era abitata da circa 29.000 abitanti e possedeva 51.700 mq di verde pubblico, corrispondenti a 1,78 mq per abitante: si era ben lontani dai 9 mq per abitante previsti dal D.M. n. 1444/1968. Oggi i residenti ufficiali a Enna sono 24.768, ma considerando gli studenti universitari e i lavoratori fuori sede, la popolazione reale complessiva rimane sostanzialmente invariata rispetto al 1987. Se a questo si aggiunge che il patrimonio vegetale e la qualità delle nostre aree verdi sono stati drasticamente compromessi da una manutenzione incostante e dagli incendi estivi, la nostra città montana nel cuore degli Erei oggi vive uno standard qualitativo estremamente basso. Le siepi, allora come ora, erano costituite da: “Ligustro, Tuya, Cipresso, Pittosporo, Oleandro, Bosso, Viburno” in merito ai giardini pubblici. Gli esperti, nel 1987, consigliavano “per il futuro, laddove possibile, la riconversione degli alberi da forma obbligata a forma libera e per i nuovi impianti… la scelta di alberi piccoli, ad esempio Ibiscus siriacus, o di alberi a portamento fastigato, cioè colonnare, ad esempio Robinia pseudoacacia varietà piramidalis e Crataegus monogyna stricta”. Segnalavano “l’eccessiva prevalenza delle specie esotiche su quelle autoctone o naturalizzate”. Un grave problema era anche rappresentato dalle distanze non ottimali tra gli alberi, che causava un appiattimento dei giardini pubblici. Ancora si legge: “Prevalgono nettamente le specie sempreverdi sulle caducifoglie e le conifere sulle latifoglie, in rispondenza ad un’anacronistica imitazione dei paesaggi vegetali nordici. Alcune specie, poi come le Tuye e i Cipressi argentati sono da ritenere totalmente estranee all’ambiente naturale ennese… Presenze isolate significative possono essere ritenute il Limone, il Carrubbo e la Casuarina”. L’unico elogio viene fatto alla via Pergusina che, nel tratto di collegamento tra Enna Bassa e Pergusa, era ed è abitata da Frassini, Olmi e Gelsi bianchi, definiti “piante giuste al posto giusto”. Conoscere la storia resta da sempre l’unico strumento utile per migliorare il futuro. Se non si ammettono gli errori del passato, sarà difficile progettare una città migliore che, a quarant’anni da quello studio, aspetta ancora di vedere le piante giuste al posto giusto.

