Le Vie dei Tesori a Enna continuano a stupire, offrendo ai visitatori l’occasione di riscoprire interessanti dettagli d’arte .
Tra questi spiccano due conchiglie dipinte dall’artista ennese Samuel Campisi all’interno dell’antico Santuario di San Bartolomeo. Le due conchiglie – una inserita nel quadro della Vergine e l’altra sopra la nicchia di San Giacomo, nella navata sinistra – non sono un elemento casuale, ma il sigillo visivo di un sincretismo religioso basato sull’idea del viaggio spirituale. Una presenza iconografica singolare, se si pensa che il celebre Cammino di San Giacomo in Sicilia, pur snodandosi lungo gli Erei da Caltagirone a Capizzi, non tocca direttamente il territorio ennese. Perché, allora, inserire il simbolo del pellegrinaggio per eccellenza in questa chiesa? La risposta si nasconde nella storia stessa del luogo, che è stato ed è un vero e proprio crocevia di devozione. Più che una semplice parrocchia, San Bartolomeo è un santuario che custodisce due grandi anime spirituali: lo storico culto della Madonna dell’Indirizzo e, dal 1867, la reliquia del Beato Angelico. In passato, ogni anno a maggio, i pellegrini attraversavano la Porta di Janniscuru per fare ingresso nell’allora inespugnabile Castrogiovanni. Qui adoravano la Vergine, prima di riversarsi lungo la vicina via Mercato per raggiungere la storica fiera stagionale nata agli inizi del 1500 presso Montesalvo. Il percorso che dalle pendici del monte, attraverso Janniscuru conduce a San Bartolomeo si configura come una vera e propria Via Sacra urbana, speculare a quella che porta alla Rocca di Cerere. Questa scoperta ci ricorda che Enna non è soltanto la città delle grandi processioni pasquali, ma anche una terra di profondi pellegrinaggi. I cammini a piedi verso la Madonna della Visitazione, il Santo Padre, Papardura, ad esempio, testimoniano una radicata identità “peregrina”. Ritrovare questi piccoli indizi storici, spogliati da inutili orpelli, restituisce alla comunità ennese un senso di appartenenza che attraversa i secoli.

