Memore del mito di Erbita – l’antica città sicula definita da Cicerone “honesta et copiosa” – Nicosia è un’autentica città d’arte, di probabili origini bizantine, posta nel cuore della Sicilia.
Già oppidum sarracenorun sotto gli arabi, Nicosia si espande sotto i normanni grazie anche alla mescolanza con coloni provenienti dalla cosiddetta “Lombardia”. Un’eredità importante quella dei lombardi che lasceranno a Nicosia, oppidum lombardorum, anche il loro idioma. Sorta di “utopia lombarda” nel cuore della Sicilia, la storica città conserva ancor oggi, infatti, un dialetto gallo-italico dalle suadenti sonorità, che ha dato voce anche a poeti locali (il poeta speziale Carmelo La Giglia menzionato anche dal Capuana nelle sue novelle). E i nicosiani sono, senz’altro, antropologicamente, gli eredi di quel “gran lombardo” descritto da Vittorini in “Conversazione in Sicilia”.
Civitas costantissima sotto gli svevi, Nicosia attraversa i domini aragonese e spagnolo, iniziato, quest’ultimo, con la celebre visita di Carlo V attestata da documenti e monumenti (il cui trono ligneo è conservato nella Basilica di S. Maria Maggiore).
Città baronale, famosa per i suoi 24 baroni, Nicosia diventa diocesi nel 1817, anche se il primo vescovo si insedia soltanto nel 1818. Per l’occasione lo splendido duomo, divenuto cattedrale, viene restaurato e i preziosi dipinti del soffitto a capriate lignee, vero e proprio unicum in Europa, vengono oscurati dalla costruzione di volte affrescate dai f.lli Manno, pittori palermitani.
Delle straordinarie pitture del soffitto ligneo si sono interessati: Carlo Bertelli, Vittorio Sgarbi, Crispino Valenziano (tra gli altri). Ma, a tutt’oggi, forse, lo studio più esaustivo è ancora quello di Giovanni De Francisco, che colloca i dipinti in un quattrocento avanzato, come possibile prodotto d’avanguardia della corte palermitana del re Alfonso D’Aragona
Oggi Nicosia, perso il ruolo di capoluogo del circondario nel 1927 a favore di Enna, è ancora una città di grande interesse, per via della sua storia e delle sue tradizioni etno-antropologiche. Può vantare oltre 100 chiese, due Santi locali (San Felice e San Luca Casale).
Oltre alla già citata Cattedrale sono da menzionare la Basilica di S. Maria Maggiore con, all’interno, la monumentale Cona marmorea (autografa) di Antonello Gaggini, straordinario esempio di scultura rinascimentale.
La chiesa-convento di S. Vincenzo Ferreri, con gli affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, recentemente restaurati.
Il Museo diocesano, di recente costituzione presso la chiesa di S. Biagio, ospiterà una piccola pinacoteca attualmente visitabile in Cattedrale: Jusepe de Ribera, detto lo spagnoletto (“Martirio di S. Bartolomeo), Salvator Rosa, Pietro Novelli, rappresentano il barocco europeo nel cuore della Sicilia e del Mediterraneo.
Nicosia è, ancora, nota per la rivalità etnica tra i due quartieri di S. Maria Maggiore e S. Nicolò. Rivalità che sfociava in una caratteristica processione del Venerdì Santo con due crocifissi in processione (i due Cristi: Padre della Provvidenza e Padre della misericordia).
Sino all’Ottocento possedeva una delle più imponenti rappresentazioni sacre di Sicilia, annoverata dal Pitrè, la cosiddetta Casazza (di recente in via di ripristino da parte dell’Associazione Pro Loco).
Veri e propri musei sono i palazzi baronali che conservano, ancora, al loro interno, straordinari giardini pensili, biblioteche con cinquecentine, secentine e numerose edizioni rare e codici miniati.
Luogo di straordinarie delizie gastronomiche (tipici i dolci di mandorla detti nocattoli), Nicosia è incastonata tra due suggestive e bellissime Riserve Naturali: San Bughetti e Monte Altesina, dove si possono ammirare paesaggi con laghetti naturali, ricchissime di flora e fauna.
Pro Loco – Nicosia


