Bisogna investire in accoglienza e non in deterrenza
La deterrenza non ferma la fuga di chi è costretto a lasciare il proprio Paese. Solo un’accoglienza vera può fare la differenza per chi fugge da contesti difficili. Ridurre l’elenco dei Paesi sicuri non basta. Il governo italiano ha ridotto da 22 a 19 i Paesi considerati sicuri per i rimpatri dei migranti, tramite un nuovo decreto legge.
“Tutto questo è inutile, perché non bloccherà la fuga dai Paesi di origine. Ci sono motivazioni ben più profonde dietro a questo fenomeno globale, che non riguarda solo l’Italia, ma ogni parte del pianeta” – Agostino Sella, Presidente Associazione Don Bosco 2000.
Per obbligare i giudici a rispettare la lista dei Paesi sicuri, il Governo ha trasformato l’elenco in decreto legge, rendendone obbligatoria l’applicazione. Una mossa che, secondo Sella, “mina la democrazia del nostro Paese. Tutte queste manovre non alleggeriscono la situazione, ma appesantiscono il fenomeno migratorio”.
Difendere i confini rischia di significare rimpatriare persone che cercano un futuro migliore. Come Associazione, riteniamo che non si debba decidere sulla base di una semplice lista, ma ascoltare le storie e le motivazioni di ogni migrante.
Nei cosiddetti Paesi sicuri, queste persone possono essere in pericolo per motivi che vanno dall’orientamento sessuale all’opposizione politica, dal loro essere attivisti o difensori dei diritti umani, a una minoranza religiosa, o anche solo per il fatto di essere donne.
L’Italia non può restare indifferente. Nella sua Costituzione è scritto il seme di un nuovo umanesimo, fondato sul rispetto di ogni singola persona umana.
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