“Dignità della persona, uguaglianza sostanziale e solidarietà”
Testimonianza di un familiare vittima del dovere di mafia Giuseppe Di Bona
Palermo – Con il tema“ Dignità della persona, uguaglianza sostanziale e solidarietà”, tenuto dalla prof.ssa Elisa Colletti dell’Università degli studi di Palermo, è iniziato il progetto “Costituzione, legalità e memoria condivisa” organizzato dalla Uir Palermo in collaborazione con Libera nell’ambito del progetto Università Diffusa presso i locali di Libera territoriale Palermo, in via Castelnuovo 13 (si prevedono altri 7 incontri).
L’incontro è stato aperto, nel pomeriggio di martedì 20 ottobre, dal vicepresidente regionale della Sicilia e delegato territoriale dell’area metropolitana di Palermo, cav. Nicola Barretta, che ha illustrato i fini progettuali e le finalità dell’UIR -APS (Unione Insigniti della Repubblica). Alla prima lezione hanno aderito ben 42 giovani ed erano presenti i tutor dell’UIR-Pa: ing. Gennaro Grimaudo, avv. Salvatore Pecoraro, dott. Fabio Sangiorgio e la prof.ssa Angela Monteverde; la prof.ssa Colletti, capoprogetto, nella prima parte dell’incontro, ha portato i saluti del Prefetto e del Rettore mentre la dott.ssa Clara Triolo, Libera Palermo, ha introdotto il familiare di una vittima del dovere mafia Giuseppe Di Bona, figlio del maresciallo ordinario Calogero di Bona, vicecomandante del reparto della Casa Circondariale Ucciardone di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 agosto 1970 a Sferracavallo.
La testimonianza di Giuseppe Di Bona è stata toccante: “Il 28 agosto del 1979 nel pomeriggio in località Sferracavallo Palermo, mio padre Calogero, 34 anni, sparisce nel nulla (lupara bianca); il suo corpo non è stato più ritrovato lasciando mia mamma Rosa e tre figli minorenni. Mio padre venne attirato in un tranello, sequestrato, e successivamente strangolato, ucciso in un giardino di una casa colonica e bruciato in un forno del quartiere Cardillo (zona Città Giardini) per non lasciare traccia.
A seguito delle nuove indagini della Procura della Repubblica di Palermo, fatte ripartire insieme ai miei fratelli Alessandro e Ivan nell’anno 2010, si è scoperto che il mandante dell’omicidio fu il boss di Partanna Mondello Saro Riccobono e i responsabili dell’omicidio sono i boss Salvatore Lo Piccolo e Salvatore Liga, proprietario del forno dove bruciava i cadaveri. Sono stati tutti condannati all’ergastolo”.
Nel 2017 Calogero Di Bona è stato insignito della medaglia d’oro al merito civile.
“Dobbiamo coltivare la memoria di questi grandi servitori dello Stato che hanno dato la propria vita nel rispetto delle regole e delle leggi, un atto dovuto” ha sottolineato il cav. Nicola Barretta.

