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COVID-19, ALESSI: “CURA ITALIA, IN SICILIA RISCHI PER IMPRESE E DIPENDENTI DA CIG IN DEROGA E ACCORDO ABI: GLI AIUTI POSSONO TRASFORMARSI IN DEBITI.

Su Aprile 2, 2020 5 minuti letti

COVID-19, ALESSI: “CURA ITALIA, IN SICILIA RISCHI PER IMPRESE E DIPENDENTI DA CIG IN DEROGA E ACCORDO ABI: GLI AIUTI POSSONO TRASFORMARSI
IN DEBITI. I LAVORATORI SE LA PRENDONO CON NOI, A CASA NOSTRA CON LE NOSTRE FAMIGLIE COINVOLTE. IN DIVERSI CASI CHIESTO L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE”
Palermo, 2 aprile 2020 – “In Sicilia le aspettative create dagli annunci del governo nazionale sugli aiuti previsti dal decreto ‘Cura Italia’ per affrontare i gravi disagi economici provocati dalla pandemia di Covid-19, stanno acuendo le tensioni sociali perché le promesse non corrispondono ai risultati. I ritardi sui pagamenti, e gli errori nelle norme che rischiano addirittura di trasformare imprese e lavoratori in debitori, in questo degradato contesto hanno già alimentato reazioni che si riversano come boomerang in primo luogo sulle nostre attività professionali coinvolgendo le nostre case trasformate in centrali operative. In diversi casi in provincia di Palermo nostri colleghi hanno dovuto richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per sedare animati assedi alle loro abitazioni, con le famiglie coinvolte in momenti di paura. I consulenti del lavoro dall’inizio dell’emergenza stanno facendo miracoli per la protezione economica di clienti e dipendenti sacrificando famiglie e salute, lavorando da casa h24, con molte nostre colleghe mamme che devono conciliare eroicamente anche i doveri verso i figli. Ci attendiamo da politica e istituzioni altrettanto impegno per mitigare gli effetti di norme pensate e scritte in fretta”. Lo ha denunciato Antonino Alessi, presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Palermo, intervenendo agli Stati generali della categoria per chiedere “immediate modifiche al decreto in fase di conversione in legge”.
I tanti problemi evidenziati da Alessi riguardano soprattutto la cassa integrazione in deroga a gestione regionale, che in Sicilia già sta partendo in ritardo rispetto alle altre misure e anche rispetto ad altre Regioni dove la misura è stata avviata e le risorse si sono esaurite: “La procedura adottata in Sicilia – spiega Alessi – rispecchia quella ordinaria, con il quadruplo canale della consultazione sindacale, della doppia istanza ai centri per l’impiego e all’Inps e del decreto di spesa da parte del Dipartimento regionale lavoro. L’assessore regionale, Antonio Scavone, ha promesso di inserire semplificazioni nella procedura, ma ad oggi appare impossibile, per la Cig in deroga e per i fondi bilaterali degli artigiani (ma anche per quella ordinaria e per il Fondo integrazione salariale gestiti da Stato e Inps), che i soldi possano arrivare nelle tasche dei lavoratori entro il 15 aprile come annunciato”.
“In più – evidenzia Alessi – , l’accordo con l’Abi per ottenere l’anticipo in banca della Cig ordinaria e in deroga è stato aperto alle banche, ma non a Poste Italiane, circuito utilizzato dalla gran parte dei lavoratori, e già si sa che molte banche in Sicilia non intendono aderire alla convenzione”.
“Ciò significa che – segnala Alessi – , in base ai presupposti operativi, per incassare i 1.400 euro molti lavoratori potrebbero essere costretti ad aprire un nuovo conto corrente presso una banca diversa dalla propria, con la garanzia del datore di lavoro e con il potenziale obbligo di canalizzare lo stipendio per almeno i sette mesi successivi. Sempre in base alla convenzione, la banca potrà riservarsi di valutare il merito creditizio del lavoratore e di respingerne la richiesta. I criteri bancari tengono spesso conto anche di fattori di minore importanza come, ad esempio, ritardi nelle rate di finanziamenti per l’auto o la palestra”.
E qui, secondo Antonino Alessi, scatta il rischio “anche per il datore di lavoro, che in questo caso è coobbligato a rispondere del credito”: “La norma sulla Cig in deroga – analizza il presidente dei consulenti del lavoro palermitani – prevede che il lavoratore ha diritto a percepire l’indennità ma solo fino ad esaurimento delle risorse. Ciò significa che, essendo lo stanziamento insufficiente rispetto alla prevedibile mole di domande, c’è ragione di temere che molti lavoratori che avranno già incassato l’anticipo, non ricevendo poi l’erogazione della Cig, saranno chiamati dalla banca a restituirlo e senza potere chiudere quel conto prima di sette mesi, con l’aggravante che se non potranno ridare i soldi dovranno farlo al loro posto i rispettivi datori di lavoro”.
Infine, i consulenti del lavoro di Palermo sono fortemente impegnati sulla vertenza di “25mila artigiani siciliani che, da non iscritti agli enti bilaterali, non possono richiedere la Cig in deroga per sé e per i propri collaboratori, essendo l’adesione ai fondi bilaterali un requisito obbligatorio per accedere all’ammortizzatore sociale”.
“La beffa – sottolinea Alessi – è che in questo momento di grave mancanza di liquidità, per usufruire dell’ammortizzatore sociale per sole 9 settimane, l’artigiano ha l’obbligo di iscriversi all’ente e di versare 36 mesi di contribuzioni retroattive che danno diritto a 20 settimane di Cig. Solo che i piccolissimi imprenditori non hanno materialmente come pagare queste ingenti somme, pari in media a 700 euro a lavoratore, neanche in 20 rate mensili come proposto ora dagli enti. Noi chiediamo – conclude Antonino Alessi – un intervento normativo che consenta solo in questa fase di rendere subito disponibili le somme ai lavoratori al di fuori del meccanismo della Cig in deroga, limitando il ruolo dei fondi bilaterali a meri ufficiali pagatori senza l’obbligo per questi artigiani di restare iscritti dopo l’emergenza”.

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