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Cig in deroga, De Luca e Di Caro (M5S): “Ritardi colossali, nessuna pratica arrivata all’Inps e zero privacy per i lavoratori”

Cig in deroga, De Luca e Di Caro (M5S): “Ritardi colossali, nessuna pratica arrivata all’Inps e zero privacy per i lavoratori”
PALERMO (23 aprile 2020) – Sulla cassa integrazione la Regione annaspa tra ritardi colossali e palesi violazioni della privacy dei lavoratori, tanto che per i deputati regionali Antonio De Luca e Giovanni Di Caro, del Movimento 5 Stelle, l’operato del governo Musumeci “si sta rivelando un vero e proprio disastro, e per vari motivi”.
“Nessuna domanda, fino a ieri sera, era ancora giunta all’Inps dalla Sicilia – riferisce De Luca – mentre chiunque può vedere sul sito dell’ente come le altre Regioni abbiano già inviato numerose pratiche e i lavoratori abbiano ottenuto i primi pagamenti. Sono 4.956 dalla Campania, 4.883 dal Lazio, 4520 dalle Marche, tanto per fare degli esempi. Segno che altrove si sono saputi muovere molto prima di noi, senza perdere tempo, mentre in Sicilia il presidente Musumeci e l’assessore Scavone stanno facendo attendere ancora i lavoratori e le loro famiglie. Per le prime 1.400 pratiche che secondo l’assessore Scavone dovevano pervenire all’Inps in questi giorni, la strada sembrerebbe tutta in salita”.
“Agli ingiustificabili ritardi – dichiara Di Caro – si aggiunge una totale violazione della privacy dei lavoratori. Sul sito web del Dipartimento regionale del lavoro tutti i decreti già emessi sono visionabili con tanto di dati delle aziende e dei beneficiari. Non era il caso di coprire almeno i dati dei lavoratori? Ammesso che si voglia dare la possibilità, in questo modo, agli imprenditori e ai lavoratori di verificare lo stato di avanzamento delle singole richieste, c’è da dire che purtroppo i numeri delle pratiche non corrispondono a quelli rilasciati dal protocollo. Diventa quindi veramente difficile individuare i decreti lavorati e le ditte, se non spulciando decine di documenti. Insomma la Regione, da quel che vediamo, non si sta certo distinguendo per rigore nelle procedure”, conclude Di Caro.

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