DOMENICO PANICO: «L’ENNA CALCIO VA SALVATA ADESSO, NON QUANDO SARÀ TROPPO TARDI»
Dopo l’incontro con il sindaco, l’amministrazione comunale e il presidente Travagin, quale futuro vede per l’Enna Calcio?
Domenico Panico: «I ragazzi hanno ripreso gli allenamenti e domenica la partita si disputerà regolarmente. Ma bisogna essere chiari: il problema dell’Enna non è soltanto economico, è soprattutto organizzativo. Servono strutture adeguate, spazi per allenarsi e condizioni dignitose per permettere ai calciatori di vivere serenamente. Ho sempre sostenuto che per fare calcio non servono necessariamente grandi risorse, ma organizzazione, serietà e stabilità.
Sono stato chiamato dall’amministrazione comunale e dal presidente Travagin per dare una mano, non abbandonare questi ragazzi e cercare qualcuno disposto a rilevare la società. Sto facendo tutto questo gratuitamente, con il cuore e senza sapere quale sarà il risultato finale. Al momento, però, non è arrivata alcuna proposta concreta e le situazioni debitorie e societarie rendono tutto estremamente complicato.
Mi dispiace leggere sui giornali certe dichiarazioni di persone che si propongono o si vantano di poter fare il direttore sportivo. Per ricoprire questo ruolo servono competenze, titoli ed esperienza sul campo. I titoli si conseguono attraverso percorsi specifici, come quelli di Coverciano, con sacrifici personali ed economici. Io stesso, pur lavorando nel calcio e collaborando con persone che operano ad alti livelli, ho sempre riconosciuto di non avere i titoli per svolgere questo incarico.
Per questo chiedo rispetto per Antonio Cammarata. È un ragazzo giovane, alla sua prima esperienza, che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco in una situazione difficilissima. Invece di scappare, è rimasto e si è messo a disposizione della società a 360 gradi: oltre al direttore sportivo, ha fatto il team manager, il magazziniere e si è occupato delle necessità quotidiane dei calciatori, accompagnandoli e aiutandoli in ogni modo possibile.
Prima di giudicare questo ragazzo, bisogna chiedersi quanti, al suo posto, avrebbero avuto il coraggio di restare. Perciò invito tutti a moderare le dichiarazioni e a riconoscere il lavoro di chi, in questo momento, sta cercando di tenere in piedi la società.
Io sono abituato a lasciare la nave per ultimo. Potrei portare altri giocatori, come ho fatto in passato, ma senza garanzie e stabilità diventa difficile convincere nuovi atleti a sposare un progetto. Anche i calciatori hanno bisogno di certezze, di un posto dignitoso in cui vivere e di condizioni adeguate per lavorare. Non si può chiedere loro di fare sacrifici senza offrire almeno un’organizzazione seria.
Voglio ringraziare lo staff tecnico, i ragazzi e tutte le persone che, concretamente, stanno dando una mano all’Enna Calcio. Chiedo anche ai tifosi di stare vicino alla squadra: questi ragazzi non hanno colpe e meritano rispetto. Domenica scenderanno in campo nonostante le difficoltà, dimostrando ancora una volta attaccamento e professionalità. Evitare ulteriori penalizzazioni e garantire la continuità sportiva è fondamentale per tutti.
C’è però un ultimo aspetto che mi sta particolarmente a cuore. Chi vuole davvero aiutare l’Enna Calcio deve dimostrarlo con i fatti, non soltanto attraverso le dichiarazioni sui giornali. Se qualcuno pensa di poter dare un contributo alla società, anche ricoprendo il ruolo di direttore sportivo, si rimbocchi le maniche, venga a Enna e si metta concretamente a disposizione. Non servono proclami, servono persone disposte ad assumersi responsabilità e a lavorare per il bene della squadra.
Non bisogna aspettare che la nave affondi per decidere di intervenire. La nave bisogna salvarla quando è ancora in mare, non quando ormai è troppo tardi.
Il presidente Travagin ha manifestato la propria posizione e la situazione è seria. Ho cercato di smorzare i toni perché la scomparsa dell’Enna Calcio sarebbe una ferita per un’intera comunità. So bene che in Serie D tante società affrontano difficoltà economiche, ma questo non significa che bisogna arrendersi senza aver tentato ogni strada possibile.
Io non sono qui per cercare visibilità, incarichi o compensi economici. Sono qui perché mi è stato chiesto di dare una mano e perché penso a questi ragazzi come se fossero figli miei. Ho un figlio che sogna di fare il calciatore e mi auguro che, un giorno, qualcuno possa avere per lui la stessa attenzione e lo stesso rispetto che sto cercando di dare a questi giovani.
Il mio impegno continuerà finché ci sarà la possibilità di trovare una soluzione. Ma adesso servono fatti, non promesse. Chi ha davvero a cuore l’Enna Calcio si faccia avanti, perché il tempo passa e questi ragazzi meritano un futuro. Salvare l’Enna oggi significa salvaguardare una squadra, una comunità e il lavoro di tutte le persone che non hanno mai smesso di crederci».

