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Associazione culturale I Zanni Gruppo d’Acquisto dei Monti Erei: Quale società dopo il coronavirus?

Quale società dopo il coronavirus?
Questo straordinario periodo di emergenza che stiamo vivendo, isolati nelle nostre case, preoccupati e timorosi di ogni contatto e per il nostro futuro, ha messo in luce quanto la società in cui siamo vissuti finora sia fragile, instabile, ingiusta. Molti studiosi sono concordi nel ritenere che la pandemia attuale ha trovato origine e terreno fertile per diffondersi nel rapporto squilibrato e predatorio che noi esseri umani abbiamo con la natura. Il pipistrello, che potrebbe essere all’origine della diffusione del Sars-CoV-2, non è che uno dei tanti possibili portatori di contagio che l’attività umana irresponsabile può determinare. Stiamo vivendo una svolta epocale, niente potrà essere più come prima se l’uomo non vuole scommettere sulla catastrofe. Alle possibili pandemie che non solo oggi ma anche nei prossimi anni potrebbero verificarsi, si aggiunge l’incombente crisi climatica e ambientale che la crisi attuale, più che nascondere dovrebbe mettere al centro del proprio orizzonte. Infatti è proprio l’impatto umano sulla terra che facilita la comparsa delle moderne pandemie, creando condizioni impossibili da sostenere per l’ambiente e per tutti coloro che lo abitano siano uomini, animali o vegetali. E la gravità dell’attuale crisi mette in evidenza più che mai come sia inutile cercare di agire riducendo i danni ma occorra ripensare, in maniera radicale, ai rapporti economici che ci legano gli uni agli altri e da cui dipendono le nostre società e dunque le nostre vite. Una società come la nostra che si voleva ricca, moderna, avanzata si è mostrata invece estremamente debole nell’affrontare questa drammatica situazione. Con un sistema sanitario al collasso, quando per anni ci avevano convinto della necessità di ridurre la spesa sanitaria; con un mondo del lavoro esposto fino all’ultimo ad inutili rischi, mentre la conta dei morti incalzava; con squilibri sociali enormi che oggi mostrano la loro drammatica realtà, celata fino a ieri dietro fredde statistiche; con una diffusa povertà che ha portato sull’orlo della fame centinaia di migliaia di persone, destinata inesorabilmente ad aumentare. A tutto questo stanno sopperendo in buona misura, più che i poteri pubblici, una diffusa solidarietà ed insospettabili energie sociali. In questo disastro di un sistema sociale ed economico alle corde, ci si è resi conto che le reali necessità sono poche e che una delle poche ancore di salvezza che ci rimangono per garantirle è quella dell’economia di prossimità, locale. Infatti sempre più spesso l’approvvigionamento di cibo e alimenti è possibile grazie alle reti di piccoli coltivatori locali, esempio ne è la rete del Gruppo d’Acquisto dei Monti Erei, impegnata in questo periodo, ad accogliere le richieste di quanti si stanno avvicinando al cibo viologico e naturale. Ma questo non è un caso e non deve rimanere una necessità. A partire dall’indomani della fine dell’emergenza, se si vuole sfuggire al disastro di un mondo che bada più al profitto che alla salute delle vite umane e dell’ambiente, sarà necessario ridefinire le nostre priorità e quindi la nostra società e la nostra economia. A partire dai territori in cui viviamo, a partire dall’essenziale che è quello di cui ci nutriamo. Ripensare l’economia e soprattutto la produzione e distribuzione di cibo in modi radicalmente diversi sarà fondamentale. E sarà fondamentale farlo nel rispetto della terra oltre che dell’uomo e di tutti gli altri esseri viventi, puntando su un’agricoltura naturale e legata ai cicli biologici, che si prenda cura prima di tutto dell’ambiente e di conseguenza della nostra salute.
Associazione culturale I Zanni
Gruppo d’Acquisto dei Monti Erei

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