Potrebbe avere una continuazione anche all’esterno delle mura detentive il progetto teatrale “Io sono Dante” che alla casa circondariale di Enna “Luigi Bodenza” ha visto coinvolti per circa un anno 7 detenuti. La conferma di tutto ciò al termine della presentazione teatrale di lunedì scorso dove hanno partecipato i rappresentanti di tutte le istituzioni civili, militari del territorio.
Un progetto “Teatro Allegria 1.0” fortemente voluto dalla direzione della struttura detentiva di Enna nella persona della Direttrice Gabriella Di Franco con il laboratorio teatrale organizzato dalla Caritas di Piazza Armerina e guidato da Stefania Libro e Filippo Marino.
Una rappresentazione emotivamente forte, quella di “Io sono Dante” che oltre ai detenuti ha visto il coinvolgimento di 14 persone esterne tra attori e altre figure dove i protagonisti e quindi gli ospiti della struttura attraverso i personaggi della Divina Commedia, in particolare nell’Inferno, sino al “…riveder le stelle…”, hanno di fatto raccontato la loro vita e con quale stato d’animo trascorrono il tempo all’interno del carcere guardando la luce in fondo al tunnel ovvero la libertà e la grande voglia di andare a riabbracciare i loro cari. Infatti, alcuni di loro hanno anche fatto inserire nel lettere alla famiglia, quanto tengano ai legami affettivi, che rimangono punti di riferimento, di ispirazione per guardare avanti ad un futuro migliore.
Un messaggio di speranza che fa capire che dopo un viaggio di tante fatiche e sofferenze può esserci qualcosa di nuovo: la libertà.
Uno spettacolo quindi che per il forte messaggio che trasmette ovvero quello che la detenzione non è punizione ma prima di tutto rieducazione, merita di essere conosciuto anche all’esterno. Ed è l’impegno preso dall’amministrazione comunale di Enna insieme al Rotary club.
Gabriella Di Franco – “La comunità penitenziaria è una comunità stupenda inimmaginabile e chi è fuori non si rende conto di quello che si riesce a fare e molto spesso con poche risorse. Il nostro impegno è fondamentale perché ridiamo speranza. Lo facciamo con la polizia penitenziaria, uomini e donne che si impegnano gruppi di educatori, volontari amministrativo e presidio sanitario. E’ una comunità che svolge un ruolo fondamentale per lo stato. Oggi è un momento di libertà dove mettiamo a frutto le nostre esperienze”.


