A Madonna da Grazia
Per non dimenticare un culto che rischia di scomparire.
La prima domenica di agosto fungeva da cerniera, ad Enna, per due tempi mariani: i lunghi mesi della festa patronale, giugno e luglio, e il mese di agosto, dedicato alla Madonna di Valverde, il più antico culto mariano della città, che parte all’indomani della prima di agosto e che ha il suo fulcro l’ultima domenica presso il rione che diede il nome a questo titolo.
La prima domenica di agosto non poteva che essere dedicata ad un altro titolo della Madonna, assai importante, ma la cui devozione è in pericolo e rischia di essere cancellata dalla memoria degli ennesi. È quello della Madonna della Grazia, o delle Grazie, il cui cuore è un intero quartiere a strapiombo sulle falde della città, dedicato a San Leone vescovo di Catania: questo quartiere, che costeggia la Via Cerere Arsa e la lunga salita da “Fontana Ranni” é comunemente chiamato “Santu Li”: gli ennesi attribuiscono erroneamente il nome dialettale del quartiere a San Leone, titolare della parrocchia. Esso, invece, dovrebbe prendere vita dalla via Sant’Elia, di fatto nei pressi della chiesa parrocchiale, fatto che ne ha confuso l’origine etimologica. Quartiere costruito sulla roccia, un tempo ospitava caprai e pecorai, gente semplice che portava al pascolo, nei pressi di Valverde, i propri animali. Ma anche contadini e umili artigiani, che a due passi dal centro storico, preferivano una zona più periferica e quasi a contatto con la natura
È li che si venera un ‘immagine della Madonna , sotto il titolo delle Grazie, la prima domenica di Agosto.
Per tradizione, in realtà, questo titolo viene venerato dalla Chiesa il 2 luglio di ogni anno, andando a sostituire la festa della Visitazione di Maria , fissata poi al 31 maggio. Ebbene la città, che festeggia la sua Patrona con il titolo della Visitazione proprio il 2 luglio, spostò la festa di Santa Maria delle Grazie alla prima di Agosto.
La parrocchiale di San Leone ereditò, però, un culto assai radicato in città, che si lega ad altri luoghi.
Primo fra questi il convento dei cappuccini, edificato presso la chiesa di San Paolino: furono proprio i cappuccini che ottennero dalle autorità la possibilità di cambiare l’intestazione del convento di San Paolino in quello della Madonna delle Grazie. All’interno della chiesa è possibile, infatti scorgere, una pala d’altare raffigurante la Madonna delle Grazie , nella tradizionale posa “gallatotrophousa” cioè mentre allatta, circondata da Santi. Un altro quadro della Madonna delle Grazie, dello Zoppo di Gangi, deriva da quello che, poi, divenne monastero delle Canossiane ed era coservato nella chiesa di Santa Chiara.
Era presente in Castrogiovanni, infatti, un altro monastero dedicato alla Madonna delle Grazie, creato da Costanza Casale, moglie di Francesco Rotondo che istituiva un ricovero per le orfanelle, al quale dava il titolo anche di Santa Maria Odigitria, nel Seicento, ed era al posto dell’odierno Collegio di Maria, che seguiva la regola francescana e si fuse poi con il convento di Santa Chiara. Un’ altra importante testimonianza di questo antico culto è la chiesa di Santa Maria delle Grazie, definita di Portosalvo, costruita per voto popolare dopo la peste del 1525, quando la comunità di Castrogiovanni, logorata dalle guerre intestine del XIV e XV secolo, si riunuí compatta per chiedere alla Vergine la grazia della liberazione dal giogo della pestilenza.. Portosalvo, da alcune fonti, potrebbe derivare proprio dalla liberazione dalla peste.
Il culto alla Madonna delle Grazie era presente anche nella vecchia chiesa della Madonna di Valverde, prima del vasto incendio di cui narra Paolo Vetri, dove si custodivano una sua statua e una sua rappresentazione pittorica, in quanto era proprio nei pressi di Valverde che la Madonna aveva elargito, sin da quando era stata invocata per la prima volta, i suoi miracoli e le grazie che il popolo ennese le chiedeva. È forse da qui e dal successivo incendio del 27 agosto del 1854 che, una volta perdute tali immagini, il culto si estese nella chiesa vicina di San Leone.
Un’antica immagine votiva alla Madonna delle Grazie si trova, infatti, proprio nei pressi di Via del Vallone, e lega di fatto i due rioni, testimoniando l’antico culto a tale titolo mariano .
Il titolo «Madonna delle Grazie» è un titolo mariano agostiniano e con ogni probabilità da ritenersi il più antico, il più originale e il più ricco di significato, tanto che fu attivo anche presso la comunità agostiniana, presso la parrocchia di San Giorgio, per altro vicina a quella di San Leone. Il culto alla Madonna delle Grazie si interseca quindi alla confraternita che ne porta il nome, nata nel 1835, che uní diverse congreghe del luogo, tra cui quelle di Santa Monica e della Cintura, custode della devozione alla Vergine sotto tale titolo, definita poi “de Carusi” ad inizi ‘900 e celebrata la prima domenica di settembre.
La parrocchia San Leone è legata alla festa della Madonna delle Grazie: si racconta nel quartiere di una grande festa che ricalcava le altre presenti nella zona, fatte di “cugliuta”, raccolta di offerte per l’organizzazione della festa da parte di alcuni procuratori, di giochi tradizionali lungo le vie del rione, tra cui a ‘ntinna, o albero della cuccagna, la corsa coi sacchi, del triduo, della processione della Madonna lungo le vie del rione nel giorno di festa, che si concludeva con lo sparo di giochi artificiali.
Perduti tali aspetti, negli ultimi decenni la festa ha perso sempre più mordente : peceduto da un triduo di preghiera, il giorno della festa, dopo diverse messe, sul sagrato della piccola chiesa veniva celebrata una messa all’esterno. Io la ricordo quando, bambino, andavo con i nonni. Era molto semplice, ma carica di genuina devozione. Da qui si poteva scorgere una bella veduta sul quartiere monte di Enna.
La statua della Vergine delle Grazie, venerata nella chiesa di San Leone, è un po’ diversa dall’iconografia che solitamente rappresenta la Madonna delle Grazie; priva del Bambino Gesù, Ella è rappresentata Immacolata su una nuvola, con le mani aperte e orientate verso il basso, a concedere le grazie sospirate: una raffigurazione che rimanda alla Vergine della Medaglia Miracolosa. La Madonna è incoronata, avvolta da un manto antico e con la corona di dodici stelle sul capo e ornata di ori ex voto, a testimonianza della grande devozione della gente di “Santu Li”.
Devozione che sembra destinata ad esaurirsi: il quartiere, che va via via spopolandosi, vede morire la sua parrocchia, che un tempo ospitava gruppi scout, tante classi di catechismo, ed era molto attiva nel sociale. L’anzianità e le difficoltà del parroco, che tanto ha amato questa sua realtà parrocchiale, hanno portato, per la prima volta, a non celebrare la festa quest’anno, segno che qualcosa si sta perdendo inesorabilmente.
Un altro tassello della storia e della devozione degli ennesi sembra venir meno.
È importante quindi conoscere e tramandare, perché nuovi impulsi possano riportare in auge quanto inesorabilmente si sta perdendo.
Un titolo così bello, così importante, a cui ancora una volta gli Ignudi si aggrappano quando la Patrona è portata in processione :
“e cu voli grazi ricurri a Marí.”
Chi vuole grazie ricorra a Maria
parafrasando, in dialetto, ciò che il Sommo Poeta, nella sua Commedia, diceva :
“Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz’ali”.
Grazie a Gabriele Scavuzzo per il prezioso contributo .


