STIPENDI AL PALO E SPESE SEMPRE PIÙ PESANTI: +150 EURO IN BUSTA PAGA, MA VIVERE NE COSTA 500 IN PIÙ
Un’elaborazione di Feditalimprese mette a confronto l’evoluzione delle retribuzioni con l’aumento delle principali spese sostenute dalle famiglie italiane.
Feditalimprese: «Servono rinnovi contrattuali incisivi e il taglio del cuneo fiscale. Più risorse alle famiglie si traducono in consumi per le imprese locali»
La distanza tra le entrate familiari e il costo necessario per affrontare le spese quotidiane è diventata sempre più difficile da sostenere.
L’elaborazione realizzata da Feditalimprese, mettendo a confronto il periodo dal 2010 a oggi, evidenzia una crescita delle retribuzioni che non ha tenuto il passo con l’aumento del costo della vita e delle principali voci di spesa che gravano sui bilanci familiari.
Il risultato è una progressiva riduzione del reddito realmente disponibile, con effetti non soltanto sulle famiglie, ma anche sull’economia reale e, in particolare, sulle Micro, Piccole e Medie Imprese e sui negozi di vicinato.
L’illusione della busta paga: quindici anni di pressione sul potere d’acquisto
Negli ultimi quindici anni gli stipendi hanno registrato aumenti nominali, ma la crescita delle retribuzioni non è stata sufficiente a compensare integralmente l’aumento del costo della vita.
Per molte famiglie, quindi, l’incremento della busta paga si è tradotto solo in parte in una maggiore disponibilità economica.
L’elaborazione di Feditalimprese individua un incremento delle entrate mensili nell’ordine di circa 150 euro per le tipologie di lavoratori considerate, a fronte di un aumento significativamente maggiore delle principali spese necessarie alla vita quotidiana.
Non si tratta naturalmente di una situazione identica per tutte le famiglie: reddito, composizione del nucleo familiare, territorio di residenza e abitudini di consumo determinano differenze anche rilevanti. Il dato vuole rappresentare una elaborazione comparativa della pressione esercitata dall’aumento dei costi sul bilancio familiare.
Il peso delle spese quotidiane
Abitazione, utenze, alimentari, carburanti e mobilità rappresentano alcune delle principali voci che incidono sul reddito disponibile delle famiglie.
Il problema, sottolinea Feditalimprese, non è quindi rappresentato esclusivamente dal prezzo del singolo prodotto o servizio, ma dalla somma degli aumenti che si concentrano ogni mese sul bilancio familiare.
Quando una quota crescente dello stipendio viene assorbita dalle spese necessarie, diminuisce inevitabilmente la capacità di destinare risorse ad acquisti non essenziali.
Ed è proprio qui che il problema familiare diventa anche un problema economico per le imprese.
Meno disponibilità significa infatti meno acquisti di abbigliamento, meno ristorazione, meno servizi, meno tempo libero e, più in generale, minori consumi nei negozi e nelle attività del territorio.
+150 euro contro circa 500 euro di maggiori costi
Secondo l’elaborazione comparativa di Feditalimprese, a fronte di un incremento delle entrate mensili nell’ordine di circa 150 euro, l’aumento complessivo delle principali spese considerate si colloca nell’ordine di circa 500 euro al mese.
Il dato rappresenta una stima elaborata a fini comparativi e non un valore riferibile indistintamente a tutte le famiglie italiane.
È tuttavia proprio questa forbice a fotografare, secondo Feditalimprese, il problema centrale: quando l’aumento dello stipendio viene rapidamente assorbito dall’incremento delle spese, il reddito disponibile non cresce nella stessa misura e la capacità di consumo si riduce.
E quando i consumi rallentano, a risentirne sono soprattutto le attività che vivono della domanda interna: negozi di vicinato, botteghe, artigiani, pubblici esercizi e piccole imprese.
La posizione ufficiale di Feditalimprese
«Può sembrare un paradosso che un’organizzazione datoriale richieda un rafforzamento delle retribuzioni dei lavoratori, ma la realtà è che economia familiare ed economia d’impresa sono due facce della stessa medaglia», dichiara Gianluca Micalizzi, Presidente Nazionale di Feditalimprese.
«Se le famiglie non hanno reddito disponibile, i negozi di vicinato, le botteghe e le imprese locali non lavorano. È un meccanismo semplice: più risorse nelle tasche delle famiglie significano maggiore capacità di consumo e quindi maggiore domanda per le imprese.
Servono rinnovi contrattuali incisivi, una rimodulazione seria delle tabelle salariali e interventi che consentano ai lavoratori di recuperare concretamente potere d’acquisto.
Tuttavia, gli adeguamenti retributivi non possono ricadere esclusivamente sulle imprese, anch’esse alle prese con costi di gestione, energia e materie prime. Per questo è necessario un intervento strutturale sul cuneo fiscale e contributivo.
Restituire liquidità reale alle famiglie significa sostenere i consumi, e sostenere i consumi significa dare ossigeno al tessuto produttivo del Paese, a partire dalle Micro, Piccole e Medie Imprese e dai negozi di vicinato.»

