Commissione regionale Antimafia presenta relazione su società partecipata SAS
Cracolici: “Siamo di fronte a degenerazione enti pubblici, gestione senza regole”
In quattro anni speso oltre un milione e mezzo di euro, relazione sarà inviata a Procura e Anac
Palermo, 16 settembre – Un sistema fuori controllo caratterizzato da gravi anomalie, con incarichi ripetuti agli stessi professionisti, organismi che si sono rinviati competenze e responsabilità, procedure duplicate, affidamento all’esterno di attività già coperte dagli uffici interni, con transazioni e costi che hanno superato il milione e mezzo di euro. È il quadro impietoso che emerge dall’indagine che la Commissione regionale Antimafia, guidata da Antonello Cracolici, ha svolto sulla SAS, l’azienda pubblica della Regione che si occupa di ambiti strategici come sanità, assistenza, gestione del patrimonio culturale e ambientale, zootecnia, servizi amministrativi.
“Troppo spesso c’è un filo diretto tra chi amministra le società partecipate e i loro sponsor politici – ha detto il presidente Antonello Cracolici – Siamo di fronte ad una degenerazione nella gestione degli enti pubblici, che operano in molti casi in spregio alle regole di trasparenza e buona amministrazione, con buchi clamorosi”.
Al caso la commissione regionale Antimafia ha dedicato 9 sedute, tra marzo e luglio 2026, partendo dalla precedente governance, insediatasi l’11 gennaio 2023 e poi dimessasi il 6 marzo 2026, dopo il clamore mediatico suscitato dalle anomalie segnalate sulle assunzioni dei lavoratori appartenenti alle categorie protette.
La SAS è un’azienda pubblica della Regione, progressivamente indicata dal legislatore come agenzia che ha assorbito diversi bacini storici di precariato pubblico: dagli ex Pip agli Asu, ai lavoratori provenienti da riorganizzazioni o crisi aziendali (Keller, Ferrotel, ecc). Il criterio per selezionare i lavoratori sarebbe dovuto essere quello della idoneità rispetto alla mansione richiesta. E invece i rilievi della commissione Antimafia sulla SAS riguardano proprio la scarsa trasparenza delle selezioni, il ricorso a tutor non previsti dalla normativa, criticità gestionali a partire dalla propria organizzazione interna: la SAS ha un fatturato di 120 milioni di euro, circa 4000 dipendenti e solo 3 dirigenti, un numero giudicato “oggettivamente esiguo” nella relazione.
Dalle audizioni svolte e dalla documentazione esaminata dalla commissione Antimafia è emerso un volume spropositato di cause che hanno interessato il personale della società, con costi rilevanti: la SAS è stata infatti coinvolta in 15 cause per il riconoscimento di mansioni superiori e 84 relative al demansionamento, per un totale di 99 controversie. A questo dato, definito “patologico” dalla stessa commissione ispettiva istituita dall’Assessore regionale all’economia, si aggiunge quello degli incarichi conferiti alla SAS ai suoi legali: tra il 2021 e il 2025 la società ha affidato 218 incarichi di difesa in giudizio, per un costo superiore ai 907 mila euro. Nel mirino della Commissione anche una transazione definita “faraonica”: 640 mila euro riconosciuti a un dipendente, di cui 320 mila come retribuzione soggetta a tassazione e altri 320 mila come danno non patrimoniale, quindi esenti da imposte. Quindi, tra affidamenti più rappresentativi e incarichi di difesa in giudizio, in un arco di tempo che va dal 2021 al 2025 sono stati spesi 1.565.044 euro, cioè oltre un milione e mezzo di euro.
L’indagine era partita anche dalle segnalazioni sulla presunta vicinanza di alcuni lavoratori e affidatari di incarichi alla precedente governance della SAS, dovuti a rapporti di parentela, amicizia o vicinanza politica. Su questo punto le controdeduzioni della società non avrebbero fornito spiegazioni né “una replica utile, non sono nemmeno state prese formali distanze da parte del presidente pro tempore da tali affermazioni”. Il tema, sottolinea il presidente Cracolici, è “Fino a che punto la Regione Siciliana, attraverso il suo dipartimento preposto al monitoraggio degli enti societari, continuerà a girarsi la faccia senza dare certezza alle funzioni di vigilanza? Queste società sono luoghi dove ognuno pensa di essere a casa propria con un obiettivo prevalentemente di natura clientelare”
Sulle selezioni, poi, hanno pesato la scarsa pubblicità degli avvisi, pubblicati nei “periodi più critici per un’attenta partecipazione dell’utenza, uno nelle vacanze estive e uno nelle festività natalizie”, si legge nella relazione. La Commissione segnala inoltre che il Centro per l’impiego non avrebbe ricevuto dalla SAS, nonostante le richieste informali, i contenuti e gli esiti delle prove attitudinali, perché le “valutazioni tecniche erano state sigillate”.
Tra le criticità analizzate dalla commissione Antimafia, oltre alle procedure opache, alle spese esterne elevate e all’assetto organizzativo debole, c’è la frammentarietà dei controlli. Numerosi gli organismi deputati alla sorveglianza all’interno della SAS: “Ufficio speciale, Collegio sindacale, Società di revisione, Organismo di vigilanza, Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, Ufficio del controllo interno” – si legge nella relazione – “ma questi non possono operare come uffici separati e secondo logiche burocratiche, devono coordinarsi”.
Non manca nella relazione il richiamo alle linee guida dell’Anac sulle misure di prevenzione delle partecipate che delineano un modello integrato di controlli e responsabilità, qui disattese. A indebolire ulteriormente l’assetto di vigilanza è “il Collegio sindacale, ancora in regime di prorogatio” e dunque, sottolinea la relazione, in “una condizione giuridica e funzionale più instabile”.
Non, dunque, episodi isolati, ma un sistema fuori controllo frutto di un’organizzazione debole, di procedure poco trasparenti e controlli frammentati. Da qui la richiesta alla Regione di intervenire per adottare misure di vigilanza concrete sulle assunzioni, garantendo maggiore pubblicità, criteri imparziali, prevenzione dei conflitti d’interesse. Dovrà essere chiarita anche la natura della convenzione con il consorzio Sintesi selezionato dalla SAS per favorire l’inserimento lavorativo di persone appartenenti alle categorie protette e verificato l’eventuale rispetto del Codice degli appalti.
Infine, la commissione Antimafia chiede di ridurre il ricorso a consulenze e servizi esterni, valorizzare le competenze interne e sottoporre le transazioni delle società partecipate al parere preventivo di un organismo legale terzo, insieme a una profonda riorganizzazione della SAS e il rinnovo del Collegio sindacale ancora in prorogatio.
Il punto decisivo resta, però, la responsabilità: gli organi di controllo devono coordinarsi, scambiarsi informazioni e rispondere delle anomalie non intercettate. “Un paradigma da estendere alle altre partecipate regionali che presentino criticità analoghe. La gestione delle società partecipate è il buco nero dell’amministrazione pubblica, spesso appaiono come zone franche di legalità – ha aggiunto il presidente Cracolici – siamo al lavoro anche sui casi Seus e Cefpas, il lavoro non ci manca. Nel caso del Cefpas c’è un’indagine della magistratura in corso, occorre cautela”.
La relazione della commissione Antimafia, approvata all’unanimità dai componenti della commissione e presentata alla stampa, verrà inviata oggi al Presidente della Regione, all’Assessore regionale per l’economia, all’Assessore regionale per la famiglia, le politiche sociali ed il lavoro, all’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), al legale rappresentante della SAS, alla Procura regionale della Corte dei Conti e, infine, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.


