Quando iniziai il IV Ginnasio era il 1991: quell’anno gli elenchi delle classi vennero pubblicati in un volume che celebrava il centenario del Liceo Classico “Napoleone Colajanni” di Enna.
Il Preside (uso questo termine perché carico d’affetto, ben lontano dal burocratico ‘Dirigente Scolastico’) e i professori rappresentavano il simbolo della cultura ennese. In realtà, la figura di Napoleone Colajanni accompagnava le nostre giornate già prima del suono della campana. La sentivamo squillare dalla piazza omonima mentre, avvolti nella nebbia mattutina e stracarichi di libri, ripassavamo le materie sulle umide panchine, intenti a sfogliare i dizionari di greco, latino e italiano. Molte ragazze, me compresa, prima di arrivare in piazza passavano dalla Chiesa di San Giuseppe per una preghiera veloce e per aspettare le compagne, prima di affrontare la salita verso il tempio del sapere. La scuola era un monastero antico, accogliente e sinuoso, con scale intrise di grazia ed eleganza che si snodavano tra volte a botte e a crociera, e una biblioteca silenziosa tanto quanto il laboratorio scientifico. Riempivamo il cortile di risate e sorrisi: anche se studiavamo tantissimo, eravamo fieri di quell’opportunità. Era il nostro valore aggiunto. Entravamo a scuola carichi di curiosità e buona volontà; la sete di conoscenza si percepiva chiaramente nei nostri sguardi. Capitava anche che dalle finestre dei piani superiori qualcuno lanciasse i libri in cortile, ma erano solo sconsiderati sfoghi di gioventù. In quegli anni il Liceo Classico era particolarmente apprezzato, tanto da contare addirittura tre sezioni. Ricordo anche una classe frequentata da seminaristi. Il clima era austero, ma a noi piaceva proprio per questo. Vi era una sezione sperimentale, mentre i corsi ordinari beneficiavano ancora delle due ore settimanali di matematica orale e dello studio di una sola lingua straniera al Ginnasio. Le due lingue classiche, il latino e il greco, rimanevano il fulcro del nostro percorso quinquennale poiché includevano tutto il sapere: filosofia, storia antica che diventava contemporanea, oratoria, politica, economia, matematica, logica, astronomia, medicina, geografia, arte, religione ed etica. Discorso diverso valeva per educazione fisica: noi ragazze — non di certo inferiori per numero ai ragazzi — la svolgevamo in una piccola ex cappella del convento. I nostri compagni maschi, invece, avevano l’uso esclusivo di una grande palestra con docce, alla quale accedevano da via Bagni. A noi studentesse era permesso entrarvi soltanto durante le assemblee di istituto. Il sabato si usciva tutti alle 12.00 per correre in piazza ‘Pascoli’, al secolo VI Dicembre. A piedi o in motorino, posavamo gli zaini per terra e continuavamo a chiacchierare lì. Spesso, fuori dal portone, i ragazzi degli altri istituti intasavano la stretta via Roma con i loro motorini: venivano a trovarci e a salutarci all’uscita. Era poi diffusa l’abitudine di invitare tutta — o quasi — la scuola in discoteca per festeggiare i diciotto anni. Questo ci faceva sentire un unico gruppo, quasi una famiglia. Con cura paterna, ogni giorno il nostro professore di italiano, latino e greco leggeva il quotidiano in classe prima di iniziare la lezione, in un silenzio carico di rispetto. Tra i viaggi di istruzione non poteva certo mancare la Grecia classica. Ogni anno, inoltre, la scuola schierava i propri candidati ai Certamina diffusi in tutta Italia; io stessa venni selezionata per il Certamen Latinum Syracusanum, un’esperienza che mi rese felice e orgogliosa. Ogni giorno i compiti a casa prevedevano una versione di latino, una di greco e lo studio delle materie orali. Le versioni andavano tradotte e analizzate grammaticalmente, con tanto di paradigmi verbali: richiedevano almeno 90 minuti ciascuna. Grazie a quell’esercizio, quando all’università dovevo tradurre per gli esami, riuscivo ad aprire i dizionari quasi sempre sulla pagina esatta del lemma da cercare, tanto i fogli erano familiari alle mie dita. Grandi intellettuali vennero a farci visita: indimenticabile fu Danilo Dolci, che tenne in aula magna un corso di maieutica di cui quasi tutti comprammo il libro. Quella stessa aula magna che, durante un’autogestione in pieno clima natalizio, si trasformò nel palco per un concerto tributo agli U2 e ai Litfiba. I ricordi sono tanti, troppi da descrivere. Lascio a ogni lettore l’opportunità di aggiungere i propri alla memoria, secondo le sfumature emotive che ogni evento ha avuto nella propria vita. Penso che oggi, a distanza di molti anni, ciò che accomuna gli studenti del Liceo Classico di Enna sia la stessa immensa sete di conoscenza che, ora come allora, vive in noi.


