“Questo provvedimento avrebbe potuto rappresentare un’occasione importante per definire una politica agricola nazionale capace di accompagnare uno dei settori più strategici del nostro Paese. Il testo invece affronta alcune emergenze, distribuisce risorse, ma rinuncia a costruire una strategia complessiva per il futuro dell’agricoltura italiana. Occorreva individuare le priorità, sostenere le filiere strategiche, accompagnare gli investimenti necessari ad affrontare le trasformazioni del comparto. Questo provvedimento, che porta in dotazione l’80% di finanziamenti europei, arriva dopo oltre un anno di attesa. Si tratta di risorse spostate al 2027, con il risultato che arriva in ritardo rispetto alle emergenze. Soprattutto non affronta gli effetti sempre più pesanti della crisi climatica, le fitopatie e le epizoozie che hanno messo in difficoltà intere filiere, i costi di produzione ancora elevati, la volatilità dei mercati internazionali e una concorrenza globale sempre più complessa, il consumo di suolo, l’abbandono delle aree interne, la necessità di garantire un giusto reddito agli agricoltori”. Come Pd abbiamo proposto di rafforzare il Fondo per la sovranità alimentare, di dare maggiore attenzione a produzioni strategiche come l’olivicoltura e il frumento duro, filiere che rappresentano un valore economico, ma anche un patrimonio storico e culturale. Abbiamo suggerito di sostenere l’agricoltura rigenerativa, gli investimenti innovativi e la digitalizzazione delle imprese agricole e rafforzare la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli, perché non può esistere competitività senza tutela della dignità del lavoro. Abbiamo proposto di rafforzare l’organizzazione delle filiere, di accompagnare le imprese nella transizione ecologica. Molte di queste proposte sono state respinte. Avremmo voluto una prospettiva più ampia e una capacità di programmazione più forte. Perché sostenere l’agricoltura italiana non significa soltanto intervenire quando arriva una crisi, bensì costruire le condizioni perché chi oggi lavora la terra possa continuare a farlo domani”.


