Nei giorni scorsi i Media locali e nazionali si sono concentrati su una delicata vicenda che ha colpito il carcere di Enna: i detenuti, stanchi di essere confinati in ristretti spazi angusti dove non si rispetta il minimo criterio di igiene, hanno deciso di far sentire la loro voce. Qualcuno l’ha chiamata “rivolta”, ma noi preferiamo chiamarla “rivendicazione”, A farne le spese, come sempre, sono gli agenti di Polizia Penitenziaria, anch’essi penalizzati e costretti a lavorare con una evidente carenza di organico. Purtroppo, ad oggi, l’intero mondo penitenziario è stato lasciato nell’abbandono dai vari regimi politici che si sono succeduti, non ultimo, l’attuale, che della sicurezza ha fatto il proprio cavallo di battaglia. “Un Governo nazionale -dice Giuseppe Seminara, segretario ennese del Pd- che sulla sicurezza ha costruito gran parte della propria propaganda politica. La deputazione nazionale di maggioranza, non avrebbe dato nessun segnale forte per risolvere il problema nel carcere ennese, ad eccezione di un “J accuse” verso i governi precedenti e una promessa di seguire il problema”. Qui, le parole non servono più a nulla, se si cvuole il bene dei detenuti e degli agenti di Polizia Penitenziaria.Bisogna fare qualcosa in più, e alle parole stesse, delle quali la gente è stanca, debbono seguire i fatti, altrimenti, è chiaro, si tratta soltanto di mera propaganda che lascia il tempo che trova e a suo tempo la gente che non è così ingenua come qualcuno pensa, provvederà a colpi di matita copiativa. Alle carenze dello Stato, nonostante i pochi mezzi economici a disposizione, cerca di ovviare la Chiesa ed entrambi i vescovi interessati, quello di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, e quello di Nicosia, monsignor Giuseppe Schillaci, non fanno mancare il loro contributo pastorale e monsignor Giuseppe Schillaci dichiara: “Sulle scie magistrali del pontificato di Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e Francesco, non è mancata, da parte della Chiesa, l’attenzione verso i detenuti. Il Cristo s’identifica col carcerato , quindi c’è una Parola che va ossequiata : ‘Ero carcerato e siete venuti a visitarmi’. La Chiesa mette in atto, in obbedienza a questa Parola, questa dimensione cristologica del carcerato , quindi si fa prossimo”. Ma la Chiesa non può dimenticare il ruolo degli agenti di Polizia Penitenziaria: “Non possiamo – prosegue il vescovo di Nicosia- non stare vicini a coloro che stanno vicini ai carcerati, ovvero la Polizia Penitenziaria e i volontari che sono presenti nel carcere di Enna” . E monsignor Schillaci ricorda le parole di Papa Francesco sui detenuti: “Perché voi e non io?” e conclude citando Papa Leone ‘Restiamo umani’. Non bisogna, difatti, come accade spesso in questi tempi bui, abbandonarsi ad integralismi giustizialisti e forcaioli. Un altro attore importante nel carcere di Enna, è il suo cappellano, padre Giacomo Zangara che da anni si spende in maniera indefessa e ineffabile per i detenuti ma anche per i poliziotti: “La presenza di un casa circondariale in un comune spesse volte è invisibile. Non consideriamo un luogo dentro la nostra città dove coloro che hanno commesso una colpa si trovano non soltanto per espiare il reato ma soprattutto per un progetto personalizzato educativo e di reinserimento nella società.” Padre Giacomo fa notare che oggi, portare avanti i progetti rieducativi, diventa sempre più difficile per la presenza di extra comunitari e tossicodipendenti che hanno bisogno di un accompagnamento particolare. “La dignità della Persona va sempre custodita, e il carcere deve diventare luogo di progetti futuri con scuola. Infatti è presente la scuola alberghiero, corsi universitari, e formazione professionale. Occorrono delle strutture adeguate ai tempi, figure specializzate per accompagnare i detenuti” Il sacerdote però evidenzia una serie di criticità: “Ci scontriamo con la triste realtà: sovraffollamento delle carceri con detenuti che portano in sè problemi, carenza del personale di Polizia Penitenziaria che limitano lo svolgimento di percorsi di formazione perché si deve garantire la sicurezza. La mia presenza e quella dei volontari oltre lo scopo della trasmissione e la testimonianza della fede cerca di venite incontro alle necessità umane” E conclude con delle parole che debbono far riflettere un pò tutti : “Noi cristiani abbiamo l’obbligo da parte del Signore che ci comanda di riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti perché i detenuti sono espressione di questo suo comando”. Si auspica, dunque, che superata la fase critica, dopo le passerelle, i politici continuino a prendere a cuore le problematiche dei carcerati, ponendo attenzione verso il dramma del sovraffollamento del carcere di Enna, della carenza del personale che starebbe creando seri problemi di serenità psicologica a molti operatori e quando un lavoratore, in questo caso un agente di Polizia Penitenziaria, non è messo nelle condizioni di poter lavorare in un clima di serenità, le conseguenze potrebbero essere drammatiche e “del senno di poi son piene le fosse”. Poi, se succede l’irreparabile, se dovesse scapparci il morto, che facciamo, ci cospargiamo il capo di cenere? Mario Antonio Filippo Pio Pagaria


