L’amicizia tra il pittore di Bagheria e lo scrittore ennese è nota e documentata presso le sale espositive di Palazzo Chiaramonte a Enna, grazie a una mostra permanente che espone 32 disegni a china. Si tratta delle opere offerte da Guttuso per «Il Lunario», rivista nata nel 1928 nella città ennese che si occupava di cultura e letteratura siciliana. La testata traeva il nome dal celebre calendario usato per offrire consigli ai contadini durante le varie fasi lunari; le immagini prodotte da Renato Guttuso, a partire dalla copertina, rappresentavano la scansione temporale dell’anno attraverso i segni zodiacali. La raccolta, benché non firmata dal pittore, contiene una varietà di fauna locale che affascina i visitatori. Bisogna però soffermarsi sui gatti: sono proprio i felini, infatti, il vero trait d’union tra Guttuso e Savarese. Il prezioso volume “Renato Guttuso a Enna. I disegni per il Lunario” – pubblicato da Città Aperta Edizioni di Troina nel febbraio 2010, a cura del Comune di Enna (Biblioteca) e con la cura di Fabio Carapezza Guttuso – offre un’analisi interessante se affiancato alle foto di Brai e Schiavinotto e alla prefazione (pagine XIII e XIV) dell’edizione di “Gatteria” di Savarese, edita da Sellerio nel 1972. Il disegno dei tre gatti soriani per la rivista si potrebbe collegare direttamente alla copertina del romanzo sul “principe gattesco”, che presenta la dedica di Guttuso all’amico scrittore in basso a sinistra: “ A Nino”. Nino Savarese, come si legge nella prefazione, amava profondamente i gatti, una passione che lo accomunava a Mimise, moglie di Guttuso. Ne ebbe uno a cui fu molto affezionato e che portò con sé da Roma durante una vacanza a Enna: purtroppo, l’animale venne ucciso dai contadini della sua campagna a causa delle continue “irruzioni”. Anche il fondo di San Benedetto di Savarese era popolato da gatti e, al momento di rientrare, lo scrittore portò a Roma con sé una gattina. Questa stessa gatta viene ritratta sulle gambe dello scrittore nello studio romano di Guttuso in due celebri dipinti: il primo, del 1937, raffigura Savarese in campo medio, mentre il secondo, del 1938, lo ritrae in primo piano. La gatta soriana presenta le stesse striature e gli stessi colori dei pantaloni di Savarese, come anche i tratti del viso sembrano somigliara al padrone, creando un’osmosi tra l’uomo e l’animale che li rende visivamente indivisibili. La potenza comunicativa dell’opera prosegue nella copertina di “Gatteria”, dove l’immagine del gatto arriva a rappresentare l’essenza stessa di Savarese, del Principe e del gatto. Il legame del pittore con la città viene confermato anche quando nel 1940, tornando in Sicilia per i funerali del padre Gioacchino, l’artista passò da Enna e la dipinse, dando vita a un capolavoro purtroppo ammirabile solo in copia cartacea poiché appartenente a una collezione privata. Oggi Enna ha il grande pregio di custodire ben due quadri di Guttuso e i suoi 32 disegni. Questo profondo fil rouge tra Enna e l’universo di Guttuso trova infine una sponda ideale nel Museo Guttuso di Bagheria – di cui si consiglia caldamente la visita – che custodisce tra le sue collezioni d’arte contemporanea una scultura del maestro ennese Gesualdo Prestipino. Un suggestivo scambio culturale che rende ancora oggi vivo e presente il legame tra la città e il grande pittore.


