Ridare la voce siciliana a Jacopo da Lentini: Gaetano Cipolla pubblica una ritraduzione dei sonetti del “notaro”
Con “Giacomo da Lentini’s Sonnets Retranslated into Sicilian”, edito da Legas Publishing, il professore e studioso Gaetano Cipolla propone una coraggiosa operazione culturale: restituire ai versi del caposcuola della Scuola Siciliana una forma linguistica siciliana.
A distanza di otto secoli dalla nascita della Scuola Siciliana, Jacopo (o Giacomo) da Lentini torna idealmente a parlare nella lingua della sua terra, nella sua lingua materna: il siciliano. È questo l’obiettivo del nuovo volume “Giacomo da Lentini’s Sonnets Retranslated into Sicilian”, curato e tradotto da Gaetano Cipolla e pubblicato da qualche mese da Legas Publishing di New York. «II fatto che i poeti della Scuola Siciliana parlino toscano è una cosa non accettabile dal mio punto di vista – afferma Cipolla – Il mio progetto è stato quello di ridare a Giacomo da Lentini la lingua nativa».
Il libro, di ottanta pagine, si apre con la riproduzione di una pagina manoscritta contenente l’incipit della celebre canzone Madonna, dir vo voglio, offrendo fin dalle prime pagine una suggestiva immersione nelle origini della poesia in Italia. I testi sono presentati in tre versioni: siciliano, inglese e “toscano”, consentendo al lettore di confrontare direttamente le diverse tradizioni linguistiche.
Figura centrale della corte di Federico II, Jacopo da Lentini è universalmente riconosciuto come l’inventore del sonetto e il principale esponente della Scuola Siciliana, il movimento poetico che nel XIII secolo pose le basi in Italia della letteratura in volgare. Notaio imperiale, autore di ventidue sonetti certamente attribuiti e di sedici canzoni, introdusse insieme agli altri poeti della corte federiciana l’uso sistematico del volgare in Italia per una produzione letteraria di qualità. La Scuola Siciliana consacrò il tema dell’amore come fulcro della poesia italiana, esercitando un’influenza destinata a raggiungere il Dolce Stil Novo, Petrarca e tutta la tradizione rinascimentale.
Il volume di Cipolla affronta uno dei problemi più affascinanti della filologia medievale: la “perdita” degli originali siciliani. Dopo la sconfitta della dinastia sveva con la battaglia di Benevento del 1266 e la conquista angioina del Regno di Sicilia, le opere della Scuola Siciliana furono quasi interamente distrutte. Ciò che oggi conosciamo deriva da copie realizzate da amanuensi, soprattutto toscani, che adattarono sistematicamente la lingua dei testi alla propria parlata. Più che semplici trascrizioni, quelle copie furono vere e proprie traduzioni linguistiche che modificarono profondamente il volto originario della poesia siciliana, tant’è che alcune rime non combaciavano più.
È proprio su questa consapevolezza che si fonda il lavoro di Gaetano Cipolla. Attraverso un attento confronto fra i principali manoscritti medievali, lo studioso ha tentato una “traduzione inversa”, riportando i testi in un siciliano moderno che, pur senza pretendere di coincidere perfettamente con quello del XIII secolo, restituisce ai versi sonorità, ritmo e musicalità riconducibili alla loro matrice originaria.
“L’obiettivo – spiega Cipolla – non è ricostruire miracolosamente gli originali perduti, ma offrire una versione che non suoni toscana bensì siciliana, restituendo ai poeti della Scuola il merito di aver creato il primo canone della letteratura italiana”.
Nel volume trovano spazio due canzoni e trenta sonetti – due dei quali di dubbia attribuzione – accompagnati dalla traduzione inglese. In appendice sono inoltre riportati alcuni testi nella tradizione toscana, permettendo al lettore di cogliere immediatamente le differenze linguistiche e stilistiche.
Tra i componimenti più significativi figura il celebre sonetto Io m’aggio posto in core a Dio servire, proposto nella nuova versione siciliana Eu m’aju misu in cori a Diu sirviri, accanto alla traduzione inglese e al testo tramandato dai manoscritti toscani. Un esempio emblematico dell’impostazione editoriale del volume, che intende offrire al tempo stesso uno strumento di studio e una riscoperta letteraria.
Gaetano Cipolla rappresenta da oltre quarant’anni una delle figure più autorevoli nella promozione internazionale della lingua e della cultura siciliana. Nato a Francavilla di Sicilia nel 1937 ed emigrato negli Stati Uniti nel 1955, è stato professore ordinario di Lingua e Letteratura Italiana alla St. John’s University di New York, e attualmente è membro del Collegio Scientifico dell’Accademia della Lingua Siciliana, oltre che presidente di Arba Sicula e direttore delle riviste Arba Sicula e Sicilia Parra. Nel corso della sua attività ha tradotto in inglese numerosi autori siciliani, da Giovanni Meli a Nino Martoglio, da Giuseppe Fava ad Antonino Provenzano, contribuendo in maniera decisiva alla diffusione della letteratura siciliana nel mondo.
Con questa nuova pubblicazione, Cipolla aggiunge un tassello importante al dibattito sulla ricostruzione della lingua della Scuola Siciliana, riaffermando il ruolo storico del siciliano come prima lingua della produzione poetica sistematica in Italia e invitando studiosi e lettori a riscoprire Jacopo da Lentini non soltanto come inventore del sonetto, ma come poeta che, grazie a questa “voce ritrovata”, può ancora parlare con sorprendente attualità.


