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Documento di BCsicilia per una transizione ecologica democratica, diffusa e rispettosa del territorio

Riccardo Luglio 4, 2026 4 minuti letti

Giù le mani dal nostro paesaggio! La Sicilia non è una colonia energetica

Documento di BCsicilia per una transizione ecologica democratica, diffusa e rispettosa del territorio

Negli ultimi anni la Sicilia è stata oggetto di una vera e propria colonizzazione energetica. Sotto il vessillo della tanto invocata transizione ecologica, stiamo assistendo all’assalto sistematico delle nostre colline, delle pianure e delle aree marine ad alta sensibilità ecologica da parte di multinazionali dell’energia. Gigantesche pale eoliche che superano i 200 m. di altezza e sterminate distese di pannelli fotovoltaici, estese per centinaia di ettari, stanno progressivamente cancellando l’identità paesaggistica, culturale e agricola della nostra Isola.

L’impianto Fenix, attualmente in costruzione tra Paternò, Belpasso e Centuripe occuperà circa 400 ettari di terreno con l’installazione di 424.000 moduli fotovoltaici, e sarà il più grande d’Italia. Preoccupante è anche il progetto Med Wind, che rischia di compromettere uno dei tratti di mare più preziosi del Mediterraneo. Al largo della Sicilia occidentale è prevista la realizzazione di un mega-impianto eolico offshore composto da quattro installazioni integrate con circa 190 turbine galleggianti, alte fino a 300 metri, distribuite su una superficie di circa 18 milioni di metri quadrati.

Non si tratta più di una transizione equilibrata, ma di una speculazione vorace e predatoria. L’Isola produce molta più energia elettrica di quanta ne consumi, ma questa ricchezza non si traduce in bollette più leggere per i siciliani. Al contrario, l’energia viene esportata verso il Nord Italia e il resto d’Europa, lasciando sul nostro territorio solo macerie paesaggistiche, terreni agricoli espropriati o svenduti da agricoltori “presi alla gola” e una drastica svalutazione del patrimonio turistico.

Da tempo studiosi del CNR hanno evidenziato nel “Sicily Solar Report” come l’autonomia potrebbe essere perseguita utilizzando unicamente cave dismesse, miniere abbandonate ed aree industriali inutilizzate, evitando così il consumo di nuovo suolo agricolo. Analogamente, numerosi studi internazionali indicano che impianti eolici di media dimensione, opportunamente localizzati in aree a bassa sensibilità ambientale, garantiscono un equilibrio più sostenibile tra produzione energetica, tutela del paesaggio e accettabilità sociale.

Perché, allora, continuare a sacrificare terreni agricoli fertili, crinali collinari e tratti di mare di straordinario valore naturalistico?

Una parte rilevante delle responsabilità ricade sulla Regione Siciliana, che negli ultimi anni ha favorito l’espansione di questi impianti attraverso il progressivo snellimento delle procedure autorizzative, senza una contestuale e rigorosa pianificazione territoriale.

Lo Stato ha assegnato alla Regione l’obiettivo di oltre 10,7 GW di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. Di questa quota, circa 3 GW risultano già installati e una parte consistente della restante capacità è già autorizzata. Nonostante ciò, la Regione ha dichiarato l’intenzione di puntare a un obiettivo di circa 30 GW complessivi, comprendendo anche numerosi progetti ancora in fase istruttoria.

La Sicilia, per la sua costante esposizione al sole e al vento, verrà usata nei fatti come il “motore verde” d’Italia, chiamata a sostenere gli obiettivi energetici nazionali per raggiungere i parametri europei, e il governo regionale si piega passivamente a questi diktat calati dall’alto, senza un’adeguata valutazione delle ricadute ambientali, paesaggistiche e sociali sul proprio territorio.

Per molti anni la Regione non ha definito in modo chiaro e vincolante le aree non idonee all’installazione degli impianti. Questo vuoto normativo ha spalancato le porte alla speculazione selvaggia, dove i privati propongono progetti ovunque e i tribunali amministrativi, come dimostrano recenti sentenze del TAR, finiscono per sbloccare la realizzazione di parchi eolici e di giganteschi impianti agrivoltaici a causa delle lacune nei piani regolatori regionali.

I sindaci e le comunità locali, insieme agli agricoltori che vedono le proprie colture devastate, sono lasciati soli a combattere contro colossi societari imbattibili.

La transizione energetica è necessaria, ma deve essere democratica, diffusa e rispettosa dell’ambiente e non distruggendo la bellezza che rende la nostra isola unica al mondo. Per questo va incentivata l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, industriali, commerciali e residenziali; il recupero delle aree industriali dismesse, delle cave, delle miniere abbandonate; la tutela integrale dei paesaggi agricoli storici, delle aree protette e dei contesti di elevato valore culturale; una pianificazione regionale chiara e definitiva delle aree idonee e non idonee; il pieno coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali; il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili e ai sistemi di autoconsumo diffuso.

Alla luce di quanto sopra esposto chiediamo alla Regione Siciliana un immediato stop alle autorizzazioni selvagge e l’approvazione di un piano che tuteli il paesaggio, tutelato dalla Costituzione, il suolo agricolo e la dignità dei siciliani.

Se non vogliamo consegnare alle future generazioni un patrimonio naturalistico irriconoscibile, dobbiamo opporci a una pianificazione che sacrifica il territorio e il mare. La Sicilia è la nostra terra, non la centrale elettrica d’Europa.

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Riccardo

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