Ogni ennese dovrebbe leggere il libro del Dott. Michele Anzalone dal titolo “Tra poco è giorno”, Todariana editrice, Milano, 1972. Medico e docente universitario a Bologna, Anzalone racconta i suoi ricordi d’infanzia e di giovinezza: una città lontana nel tempo, che attraverso le emozioni torna viva ai nostri occhi. Si avvicina la festa della Patrona e leggere le pagine dedicate a questo momento estivo dona intense vibrazioni al cuore. Anzalone scrive che per il 2 luglio tornavano tutti, anche quelli che non erano riusciti ad essere presenti durante l’anno ai funerali dei propri familiari. Molto interessante l’analisi del ritorno: Enna è una città da cui si va via in cerca di lavoro altrove, ormai da decenni ha perso migliaia di abitanti e questo sembrerebbe un crudo abbandono delle proprie radici, ma proprio la Madonna della Visitazione porta nel suo nome un concetto sia gentile che malinconico. Gli ennesi ritornano per visitare e ripartire. La visita rappresenta cortesia, affetto ma anche momentaneità, brevità, distacco, abbandono della propria identità. L’essenza del viaggio è implicita tanto negli ennesi che vengono da fuori come in quelli che seguono la Nave d’Oro dalla Madrice a Montesalvo. Sembrerebbe un viaggio fisico ma è solo un viaggio dell’anima. Chi non tornava, trascorreva questa giornata nell’immaginare i vari momenti della festa. Al loro posto vi erano gli abitanti dei paesi limitrofi che venivano ad Enna per divertirsi. Si riconoscevano subito perché non erano composti come gli ennesi, ma “ridevano per le strade, cantavano, gridavano”, mentre i devoti erano composti perché compivano il rito di incontro con la Madonna. Le perpetue ricerche – tra vicoli angusti, scale, passi tortuosi – del luogo migliore da cui vedere più volte passare la Patrona, si concludono con un pensiero sublime dello scrittore: “Si compiva per ognuno il prodigio del proprio ritrovamento” perché ogni fedele, durante la festa ennese, ancora oggi ritrova se stesso. E da questo punto parte un’acuta analisi ascetica: “ Attorno all’edicola viaggiante tutto appariva superfluo”: il frastuono delle voci, della banda, dei mortaretti, degli stendardieri, del clero in processione con i confrati, sudati e piegati sotto il peso della Nave d’Oro, che urlano a squarciagola sotto le statue di San Giuseppe e di San Michele Arcangelo… Infine Lei, dal viso minuscolo, avvolta di luce. Essenza. Dinanzi a Maria venivano fuori dai balconi donne vestite di nero che non si vedevano mai in giro, facevano il segno della croce e richiudevano le imposte per scomparire nuovamente nell’oblio. La festa del 2 luglio è un’emozione così forte, che solo gli occhi lucidi di fede riescono a comunicare.


