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MANENTI (CONFCOMMERCIO SICILIA): “NEGLI ULTIMI DIECI ANNI LA NOSTRA ISOLA HA PERSO 56MILA LAUREATI. ESPORTIAMO TALENTI E IMPORTIAMO RASSEGNAZIONE”

Riccardo Giugno 23, 2026 4 minuti letti

MANENTI (CONFCOMMERCIO SICILIA): “NEGLI ULTIMI DIECI ANNI LA NOSTRA ISOLA HA PERSO 56MILA LAUREATI. ESPORTIAMO TALENTI E IMPORTIAMO RASSEGNAZIONE”

«I nuovi dati del Rapporto Svimez 2026 non sono un semplice aggiornamento statistico: sono una denuncia, e una denuncia pesante. Da vent’anni assistiamo a un’emorragia continua di capitale umano qualificato, e ogni anno che passa la situazione peggiora. Il Mezzogiorno, e la Sicilia in particolare, stanno perdendo il loro futuro pezzo dopo pezzo». Lo afferma il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, commentando gli ultimi dati Svimez e le analisi economiche più aggiornate.

Manenti sottolinea come i numeri confermino una frattura strutturale: dal 2002 al 2024 quasi 350.000 laureati under 35 hanno lasciato il Sud per trasferirsi al Centro-Nord, con una perdita netta di 270.000 giovani formati. A questi si aggiungono oltre 63.000 laureati emigrati all’estero, con un saldo negativo di 45.000 unità. «Non è un fenomeno fisiologico, non è mobilità: è una fuga. E quando a fuggire sono i giovani più preparati, il danno diventa incalcolabile».

Il presidente evidenzia anche il cambiamento qualitativo dell’esodo: la quota di laureati tra i migranti meridionali è triplicata, passando dal 20% del 2002 al 60% del 2024. «Non partono più i disoccupati generici», osserva Manenti, «parte l’élite formativa che il territorio ha cresciuto con risorse pubbliche. È come se la Sicilia finanziasse la formazione e altre regioni incassassero il rendimento».

Dalle analisi più recenti emerge inoltre un dato che Manenti definisce «devastante»: ogni anno il Sud regala al resto del Paese circa 6,8 miliardi di euro in costi di istruzione e formazione già sostenuti, senza ottenere alcun ritorno produttivo. «È un trasferimento occulto di ricchezza che impoverisce la Sicilia due volte: perdiamo i giovani e perdiamo l’investimento fatto su di loro.»

La Sicilia, in questo quadro, è tra le regioni più colpite: negli ultimi dieci anni ha perso 56.000 laureati, mentre la comunità siciliana all’estero ha raggiunto 844.000 residenti, la più numerosa d’Italia. «Siamo diventati una terra che esporta talenti e importa rassegnazione», denuncia Manenti. «E questo non può più essere accettato come un destino inevitabile».

Ma la novità più inquietante riguarda la fuga prima della laurea. Nell’anno accademico 2024/2025 quasi 70.000 studenti meridionali studiano in un ateneo del Centro-Nord, pari al 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. «Chi parte per studiare non torna più», aggiunge Manenti. «L’88,5% dei laureati che si formano al Nord resta a lavorare lì. Il Sud paga la formazione, il Nord incassa il valore aggiunto. È un meccanismo che ci impoverisce due volte».

Il presidente richiama anche l’attenzione sul volto di genere dell’emigrazione: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195.000 donne laureate, 42.000 in più degli uomini, e una giovane laureata del Mezzogiorno guadagna in media 375 euro netti in meno rispetto a un collega del Nord-Ovest. «Questi dati raccontano una disuguaglianza strutturale che penalizza soprattutto le donne. E quando un territorio perde le sue giovani donne qualificate, perde anche la sua capacità di rigenerarsi».

Manenti inserisce poi un ulteriore elemento, emerso dalle analisi più recenti: la crescita dei cosiddetti “nonni con la valigia”, gli over 75 che lasciano la Sicilia per ricongiungersi ai figli emigrati o per accedere a servizi sanitari che l’Isola non riesce a garantire. «Questo fenomeno – spiega – è il simbolo di un fallimento più ampio: non solo perdiamo i giovani, ma perdiamo anche gli anziani, costretti a spostarsi per avere cure adeguate. La migrazione sanitaria costa alla Regione circa 220 milioni di euro l’anno. È un’emorragia sociale oltre che economica».

Il presidente conclude con un appello forte: «Questi numeri non possono restare chiusi nei report. Sono una denuncia che chiama tutti alla responsabilità: politica, istituzioni, sistema produttivo. La Sicilia non può continuare a essere una terra che forma e poi regala i suoi migliori figli ad altri territori. Serve una strategia immediata, concreta e condivisa. Perché senza capitale umano non c’è sviluppo, e senza sviluppo non c’è futuro».

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Riccardo

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