Concluse le “batterie di partenza” e definite le candidature alla carica di sindaco di Enna, vogliamo spiegare alla cittadinanza la motivazione dell’assenza di Civ.Es nello scenario elettorale venutosi a creare, che non scaturisce dal disinteresse a parteciparvi attivamente, quanto piuttosto da una attenta analisi che ci ha fatto prendere atto della mancanza dei presupposti essenziali che si attengono alla nostra idea politica, vitalmente necessari a poter aprire eventuali margini di partecipazione.
Abbiamo assistito ad un continuo perpetrarsi di strategie e abili tattiche pre-elettorali, di mosse e contromosse centrate sul nome del candidato sindaco e non su percorsi e programmi concreti per liberare Enna dalla morìa che la circonda. Lo stato pietoso infatti di una città semimorta e non attraente è diventato piuttosto solo un utile slogan, ma non il tema centrale o l’elemento in grado di unire idee e risorse. E quello che dispiace ancora di più è l’assenza della coscienza critica di diverse forze sociali, culturali ed economiche, che spesso cedono il fianco a questa consuetudine politica facendosi inghiottire dai ragionamenti “di pancia”.
Per questi motivi Civ.Es si è tenuta distante da certe logiche. Non intende stringere accordi quando i temi principali sono la formazione delle liste, le promesse di lavoro o di incarichi, i ruoli da rivestire, la “collocazione” nell’area politica più conveniente per assicurarsi la certezza dello scranno consiliare, all’insegna di una raccapricciante incoerenza di fondo e diffusa, credendo di costruire così un rinnovamento.
Siamo d’accordo con chi ha sentenziato la morte del civismo, una morte sempre annunciata anche da noi di Civ.Es. Ma teniamo a precisare che il civismo che ha fallito è quello bugiardo e ipocrita, praticato da chi ha amministrato; è quella pratica cioè del camuffamento, ormai di moda, di persone ben inserite nei partiti, dietro simboli di sterili “contenitori” che nulla hanno a che fare col civismo puro, inteso come movimento “alternativo” rispetto ai partiti tradizionali ma che sa offrire dialogo e collaborazione, ovvero quell’impegno attivo, responsabile e concreto di cittadini mossi esclusivamente dal “senso civico”, per la cura della propria città e del Bene di tutti, per suscitare la co-governance, cioè quella partecipazione attiva alla vita della comunità. E’ questo il civismo in cui crediamo! Civ.Es è una realtà viva più che mai e gode della stima e dell’apprezzamento di tanti, addetti ai lavori o no, che riconoscono lo spessore dei suoi principi e la valenza dell’impegno profuso dei suoi aderenti.
Infine non possiamo non volgere lo sguardo verso la nostra povera città. Da troppi anni ormai si è attestato un trend negativo su ogni fronte, che la proietta ad un rassegnato ripiegamento su se stessa. La nostra città, dilaniata dal “nulla” e governata dal “peggio” è precipitata nel baratro: non crea sviluppo né ricchezza, non sfrutta le proprie risorse e non investe nelle proprie vocazioni economico-produttive (artigianato, agroalimentare e commercio); il futuro è incerto, abbandonata dalle nuove generazioni; non c’è alcuna idea innovativa che valorizzi il suo patrimonio inesauribile (storia, tradizioni e memoria) con cui potenziare l’offerta nei circuiti turistici nazionali e internazionali. Siamo stati capaci di generare una pesante, quanto pericolosa, discrasia socio-economica fra la città bassa e la città alta, due entità entrambi malate: la prima, vivace ma caotica, senza identità, l’altra agonizzante, svuotata della sua anima culturale e delle sue peculiari attrattive, dove emergono i fantasmi di attività chiuse, case abbandonate e centro storico deserto.
All’Amministrazione uscente il secondo mandato è servito per rendere nullo il primo. Seppure apprezziamo la valorizzazione di alcune aree, piazze e palazzi, in generale lo stato di fatto della città è deprimente e la qualità della politica lasciata ai posteri lo è ancora di più: una maggioranza litigiosa, sterile e mai lungimirante che ha avuto spianata la strada da un’opposizione inesistente, intenta a pettinare le bambole.
Il crollo su se stesso di un palazzo costruito sulla sabbia del “dividi et impera” era prevedibile e a chi adesso ne raccoglie l’eredità ha lasciato solo macerie: uno sfacelo che inchioda la nostra comunità al grave rischio di aver raggiunto il “punto del non ritorno”.
Ma vorremmo davvero che non fosse così.
Con l’auspicio di un voto maturo e consapevole, quello che ci auguriamo adesso è un “risorgimento ennese” che liberi la città dall’incanto mortifero e dall’ambiguità politica, che riporti unità ed entusiasmo e che permetta l’elezione di una governance limpida, forte, seria e dialogante.
Civ.Es, in ogni caso, com’è sempre stata nel suo stile, sarà pronta in seguito a collaborare con le istituzioni e dare vita ad ogni iniziativa affinché questi presupposti possano realizzarsi e divenire realtà, affinché ogni cittadino partecipi da protagonista nella vita della città.
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