Le recenti cronache riguardanti i centri anziani della nostra città pongono l’accento su una realtà che, come segnalto più volte da diversi cittadini necessitava di un’attenzione maggiore già da questa estate. Non si tratta solo di questioni burocratiche, ma della tutela di luoghi che rappresentano il cuore pulsante della nostra comunità fatta da persone anziane.È doveroso, in prima battuta, ringraziare l’operato degli uffici comunali e dei funzionari che, con impegno e pazienza cercano quotidianamente di far quadrare le necessità amministrative con le dinamiche umane di queste strutture. Tuttavia, affinché il loro lavoro sia efficace, serve un quadro di riferimento certo e uniforme.
Dobbiamo ricordare che la gestione dei centri anziani è, prima di tutto, un servizio sociale affidato alle associazioni . Questi luoghi non sono semplici stanze dove giocare a carte; sono spazi di incontro, di sorrisi, di gioia e di condivisione. Sono il rimedio alla solitudine e il motore di una cittadinanza attiva anche nella terza età. Proprio per difendere questa bellezza, è necessario che le associazioni siano messe nelle condizioni di operare al meglio, con una governance solida e stabile .
Oggi assistiamo a situazioni di incertezza in diverse strutture, con alcuni centri che si trovano senza una guida stabile a causa di presidenti o componenti dei consigli dimissionari. In questi casi, per garantire la continuità dei sorrisi e delle attività, sarebbe opportuno procedere a una gestione commissariale temporanea che traghetti le tutte le strutture strutture verso una nuova fase.
È fondamentale, inoltre, che non ci siano disparità: le regole devono essere uguali per tutti i centri.Non è una questione di sanzioni, ma di equità. Ogni socio, in qualunque quartiere si trovi, ha il diritto di frequentare un centro gestito secondo criteri trasparenti e uniformi.
Per ripartire con slancio, è necessario un nuovo bando per questo centro e per quelli dove la governance è caduta ( si parla di due centri uno a Pergusa ed un altro tra Enna alta e bassa )( non aspettare le elezioni con promesse politiche di qualche candidato il dirigente non solo può ma spesso deve procedere se il servizio è necessario ( come questi )e il bando serve a garantire la prosecuzione),che faccia chiarezza. Il punto di riferimento naturale è l’articolo 56 del Codice del terzo settore ( D.Lgs. 117/2017 ).Come previsto dalla normativa e già attuato con successo in altre realtà città ed enti pubblici ,la stipula delle convenzioni deve avvenire con associazioni (APS , ETS o ODV) regolarmente iscritte al RUNTS ( ormai anche i presidenti se ne sono resi conto). Prevedere un requisito di anzianità’ di iscrizione al registro da almeno sei mesi non è un inutile ostacolo, ma una garanzia per l’Amministrazione stessa: assicura che l’associazione abbia un’esperienza consolidata e sia strutturata per gestire al meglio un servizio così delicato.
Sostenere i centri anziani significa investire nel benessere dei nostri cari. Farlo con regole chiare e condivise è l’unico modo per far sì che questi luoghi continuino a essere, per molti anni ancora, case piene di vita e di dignità.
Dibilio Boris


