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  • Cultura

Il siciliano, lingua madre della poesia: una storia lunga otto secoli

Riccardo Marzo 21, 2026 4 minuti letti

Il siciliano, lingua madre della poesia: una storia lunga otto secoli

 

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia indetta dall’UNESCO – che si celebra oggi, 21 marzo – la Sicilia ha un motivo in più per festeggiare. Non si tratta solo di ricordare versi e rime, ma di onorare una lingua che, per prima nel territorio italiano, ha saputo trasformarsi da parlato quotidiano a nobile strumento letterario.

La culla della letteratura: La Scuola Siciliana
Tutto ebbe inizio nel XIII secolo (circa il 1225) presso la corte itinerante del re di Sicilia Federico II. Fu qui che nacque la Scuola Poetica Siciliana, un cenacolo di funzionari e notai che scelsero il volgare dell’isola per cantare l’amor cortese.
È una primazia storica assoluta: prima ancora di Dante e dei toscani, i siciliani crearono una lingua illustre. A questa stagione dobbiamo invenzioni straordinarie, prima fra tutte quella del sonetto, attribuita a Giacomo da Lentini (il “Notaro”). Insieme a lui, giganti come Guido delle Colonne, Odo delle Colonne e Stefano Protonotaro gettarono le basi della nostra identità letteraria. In questo clima di fervore apparve anche il celebre Cielo d’Alcamo, autore del vivace Rosa fresca aulentissima, e, poco più tardi, la misteriosa Nina da Messina, considerata la prima donna a poetare in volgare.

Otto secoli di continuità ininterrotta
Dalla corte federiciana a oggi, la produzione poetica in siciliano non si è mai fermata, attraversando stagioni e stili diversi.
Il Rinascimento e il Barocco, con figure come Antoni di Oliveri, il geniale Antonio Veneziano (definito il “Cervantes siciliano”) e la raffinatezza di Simone Rau e Requesenz. Il Seicento e il Settecento, l’epoca delle contraddizioni e del genio popolare di Petru Fudduni, la profondità di Paolo Maura e il monumentale Giuseppe Fedele Vitale. L’Illuminismo e l’Ottocento, periodo in cui svettano due pilastri della nostra letteratura: Giovanni Meli, con la sua grazia arcadica, e Domenico Tempio, voce graffiante, satirica e profondamente civile della Catania del tempo.

Verso la modernità
Tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, la poesia siciliana ha saputo rinnovarsi profondamente. Nino Martoglio e Luigi Pirandello hanno portato la lingua sulle scene teatrali con una forza espressiva unica, mentre Alessio Di Giovanni ha cantato il mondo arcaico delle zolfare e delle campagne.
Infine, nel secondo dopoguerra, la voce di Ignazio Buttitta ha ridato alla lingua siciliana una carica politica e sociale immensa, dimostrando che il siciliano non è una lingua del passato, ma un organismo vivo, capace di gridare le sofferenze e le speranze dell’uomo contemporaneo.

Una lingua oltre i confini: la “Koinè” letteraria
Un aspetto spesso dimenticato è che i maggiori poeti siciliani non hanno scritto nel dialetto del proprio borgo ma in lingua siciliana. Esisteva già nei primi secoli una koinè letteraria: una lingua sovramunicipale, colta e depurata dai tratti più vernacolari, capace di esprimere un’arte poetica ad alti livelli. Questa dignità di “lingua di cultura” è il filo rosso che lega i secoli, fino ad arrivare ai migliori poeti contemporanei viventi.

Un fermento poetico sempre vivo
La produzione poetica in lingua siciliana è ancora oggi ricchissima. Sono moltissimi i poeti che scrivono versi in siciliano, e le pubblicazioni e i concorsi dedicati fioriscono in tutta l’isola. E, addirittura, anche all’estero: l’Accademia della Lingua Siciliana, proprio in occasione della Giornata della Poesia, ha reso noto che l’Associazione Siciliana Buenos Aires Nord (A.S.B.A.N.) ha indetto un concorso poetico in cui c’è una sezione riservata alla lingua siciliana alla quale possono partecipare poeti da tutto il mondo (per info: Sicilia_asban@hotmail.com ).

Un patrimonio da custodire
Celebrare la Giornata della Poesia in Sicilia significa, dunque, riconoscere che il nostro “dialetto” è, in realtà, a tutti gli effetti una lingua fondativa della cultura europea. Dalla penna del Notaro alle piazze di Buttitta, la poesia siciliana resta un monumento di parole che continua, da 800 anni, a raccontare chi siamo.

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Riccardo

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