Il coraggio di osare.
Quando ero appena nato, una classe dirigente illuminata immaginò una nuova fonte di sviluppo per la nostra città: una nuova Università.
Il grande merito di quella stagione politica fu il coraggio di osare qualcosa che per chiunque era impossibile, rompendo l’atavica diffidenza ennese rispetto ad ogni tipo di novità e infischiandosene dei tanti tentativi di sabotaggio politico che in quegli anni furono perpetrati anche da chi oggi plaude ad Enna città universitaria.
A vent’anni di distanza possiamo dirlo: grazie a quel coraggio il tessuto economico della nostra comunità in qualche modo resiste mentre tutto attorno c’è il deserto.
Non possiamo illuderci però che campare di rendita basti. La situazione che viviamo è così drammatica che la presenza di ben due atenei in un piccolo comune come il nostro non sarà sufficiente a fermare il declino verso cui stiamo pian piano scivolando in maniera inesorabile da dieci anni a questa parte.
È innegabile che il modello di amministrazione che ha governato la città nell’ultimo decennio, complice anche il progressivo isolazionismo del Capoluogo rispetto alla Provincia, sia stato fallimentare.
Il punto vero è che la politica, anche quella cittadina, non può ridursi all’ordinaria amministrazione. Una Giunta Comunale non può limitarsi ad “amministrare” un ente senza mettere in campo strategie politiche coraggiose che vadano oltre i singoli interventi (per quanto lodevoli siano) perché di una cosa dobbiamo prendere atto: pur essendo un grande merito amministrativo il fatto che dopo decenni di incuria verrà restaurato il palazzo delle Benedettine (cito questo intervento a titolo d’esempio), questo intervento, anche fosse accompagnato da altri mille interventi del genere, non fermerà l’emigrazione della mia generazione se non è inserito in un percorso politico di più largo respiro.
È arrivato il momento di fare il salto di qualità: serve il coraggio di osare, di superare il limite dell’ordinario e immaginare lo straordinario.
Le amministrative di maggio 2026 saranno in tal senso un punto di non ritorno perché, davvero, non abbiamo più tempo: o la rotta la invertiamo adesso o tra ulteriori 5 anni sarà ormai troppo tardi.


