Versalis: Cgil e Filctem Sicilia sull’anticipo al 1 luglio dello stop alla produzione a Priolo, “Dubbi sull’urgenza di un’operazione che farà venire meno alla Sicilia un tassello importante dell’assetto industriale, mente nessuma certezza c’è per i lavoratori”
Palermo 21 giu- Una “mossa a sorpresa, con le stesse giustificazioni addotte per il fermo della produzione oggetto del protocollo non sottoscritto da Cgil e FIlctem, sulla cui urgenza sorgono dunque legittimi dubbi. Di fatto questa società con golden share ancora in mano allo stato ha mostrato un’ingiustificabile trascuratezza e un ritardo quando si trattava di ristrutturare e potenziare i suoi impianti e una ansiosa urgente accelerazione quando invece li vuole chiudere”.
Lo affermano Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia e Pino Foti segretario generale della Filctem Cgil regionale a proposito dell’annuncio da parte di Eni dell’anticipo al 1 luglio della fermata degli impianti a Priolo. “Tanti e troppi sono i dubbi – sottolineano i due esponenti della Cgil- su una grande operazione finanziaria fatta solo per motivi di profitto, che Eni/Versalis ha potuto attuare indisturbata e senza garanzie solo grazie al silenzio dei governi nazionale e regionale E troppe sono ancora le incognite per il futuro della chimica di base nel paese, e per quello del lavoro e dello sviluppo dell’isola”.
Mannino e Foti rilevano: “Dal 1 luglio quindi per i lavoratori diretti varranno gli accordi definiti lo scorso mese mentre per quelli dell’indotto l’azienda, senza fornire alcun dato, assicura che addirittura aumenteranno visto il lavoro di smantellamento e costruzione del nuovo impianto. Ma nessuna parola chiara è stata mai detta su quanti lavoratori poi saranno impiegati a regime una volta ultimati i lavori”.
Aggiungono i due esponenti sindacali: “Se ne va così dopo Brindisi anche il secondo impianto di cracking nazionale e con esso il futuro della chimica di base in Italia. D’ora in avanti le materie che servono all’80% dei settori industriali del Paese saranno affidate alle dinamiche di mercato delle società estere che ormai forti dell’assenza di una produzione italiana non avranno nemmeno la preoccupazione di calmierare i costi che lieviteranno e che dovranno poi pagare le aziende ed i lavoratori”.
E per Priolo e la Sicilia “la situazione si presenta drammatica- dicono Mannino e Foti- perché verrà meno un tassello importante dell’assetto industriale. La creazione di una bioraffineria tutta purtroppo ancora da verificare- sottolinenano- potrà al massimo mitigare in parte l’enorme salasso occupazionale e produttivo di quell’area ma resterà comunque un corpo estraneo in una infrastrutturazione di impianti di idrocarburi E soprattutto – aggiungono- non agirà da volano incapace com’è logicamente di interfacciarsi e creare una filiera di produzioni collegate”.


