Cum clave, extra omnes.
In un mondo aperto e fatto di reti, di comunicazione veloce, per meglio dire istantanea, la Chiesa si chiude “cumclave”.
Una chiusura che è uno sguardo interno per aprirsi al mondo.
È il fascino della tradizione, di una chiesa cosmopolita, mai come oggi, cattolica tout court, che si riunisce per lasciarsi ispirare dallo Spirito e scegliere il successore di Pietro, il Papa.
Il mondo in attesa guarda un comignolo: fumata nera, i commenti, il nulla di fatto perché c’è ancora da lavorare. Fumata bianca, le grida di esultanza, l’affluire alla loggia di San Pietro, le ore di diretta televisiva. L’affaccio e la Benedizione Urbi et Orbi.
L’elezione del nuovo Pontefice, la mia terza, é un evento che non può non colpire, anche nel suo aspetto assolutamente “mondano” e di “costume”.
Quando si hanno a cuore le sorti della Chiesa, non tanto come Istituzione politica, ma come comunità di fedeli ancora di più .
Sono settimane che sentiamo parlare di Conclave, di papabili, di fumate bianche e nere, quanto dura, come si chiamerà il nuovo papa, chi sarà, progressista o conservatore?
Sono tante le suggestioni, le speranze che si richiudono dentro le mura di quel gioiello d’arte unico al mondo che è la Cappella Sistina , il punto di contatto tra il genio umano e l’Onnipotenza Divina.
Uomo e Dio.
Gli uomini e Cristo.
Che questa elezione al soglio petrino sia nevralgica, in un clima di assoluta incertezza internazionale é fuor di dubbio: il Papa è un capo di stato, ma soprattutto una delle voci più autorevoli e riconosciute a livello internazionale in grado di poter dialogare e parlare di pace e creare ponti, come riporta il suo nome, il Pontefice.
Anche e soprattutto per via dell’ereditá pesante, quella da sostenere, quella di Francesco e della sua “chiesa ospedale da campo “molto amata dalla gente, inclusiva,che tanto ha ancora da fare e che lascia con il fiato sospeso migliaia di fedeli: il ruolo delle donne nella chiesa, il ruolo dei poveri, la questione delle minoranze, l’omosessualità, la piaga degli abusi alcuni dei temi caldi che aspettano una voce e una figura autorevole.
Ecco perché l’urgenza di un Pontefice che sia davvero da ponte, tra aperture, passi concreti, senza dimenticare dottrina e tradizione a cui guardare, che abbracci e cammini con il mondo .
Non si può allora non guardare con raccoglimento, curiosità, speranza a questo Conclave.
Speranza per un papa davvero “Petrus”, come Pietro concretamente uomo, profondamente di Cristo.


