Alla scoperta delle Serre di Monte Cannarella conosciute come “Purtedda dei Monaci”
Un luogo da conoscere e preservare, un pezzo emozionante della natura siciliana
Pochi chilometri dal centro storico di Enna, le Serre di Monte Cannarella rappresentano un elemento fondamentale del paesaggio che circonda la città turrita. Conosciute in parte con il nome dialettale di “Purtedda dei Monaci” che indica uno dei valichi posti lungo il crinale, e più a nord ovest con l’altro nome di “Manche”, le Serre sono intanto un eccezionale geosito parte del Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark. Il rilievo, che si allunga dalla portella di Castro, oggi posta in corrispondenza della SS 117 in direzione di Caltanissetta, verso Nord per poi piegare decisamente verso Ovest, si presenta come una lunga cresta articolata da cime a lama con versanti meno acclivi verso Sud ma quasi verticali a Nord. Esso è costituito fondamentalmente da un possente stratificarsi di rocce formatesi durante il Messiniano, tra poco meno di sei milioni di anni (5,96 ± 0,02 milioni di anni fa) e circa 5,33 milioni di anni addietro. In questo periodo si verificò una delle più incredibili vicende della storia geologica del nostro pianeta Terra, la Crisi di Salinità del Messiniano, durante la quale il mare Mediterraneo rimase isolato dall’Oceano Atlantico e venne sottoposto ad una quasi totale evaporazione lasciando precipitare sul fondo i diversi Sali prima disciolti nelle acque. Le rocce che oggi attribuiamo quindi a quel periodo del Miocene, sono caratterizzate dall’essere delle rocce sedimentarie formatesi per la evaporazione dei Sali. A Cannarella queste rocce si presentano in tutta la loro spettacolarità con strati che vanno dai gessi cristallini luccicanti come diamanti al sole siciliano, sino alle gessareniti ed agli alabastri bianchi, grigi e nerastri, della contrada manche. La parte esposta di questi gessi è ricamata quasi a cesello dall’azione delle piogge che disciolgono i depositi gessosi creando forme immaginifiche che vanno dei solchi, detti karren, alle chiazzature poligonali dette Boxwork. Sui gessi si stende poi una coltre vegetale che, proprio per la particolarità chimica del substrato gessoso, viene caratterizzata da piante considerate Gipsofile. Tra esse il Timo profumatissimo, il raro Bupleuro (Bupleurum fruticosum L.), il Velo di sposa (Gypsophila arrostii Guss.), il minuscolo Sedum (Sedum gypsicola Boiss. et Reut). Più in basso, dove a chiazze il terreno passa dai gessi alle terre più sciolte, compaiono ancora relitti di una antica copertura a querce, soprattutto Roverelle, con un corteggio di Alaterno, Sambuco, Olivastro, che danno un sapore di antica selvaticità anche laddove il paesaggio diviene più prettamente antropizzato con villette e giardini. Insomma un pezzo di natura primigenia a pochi passi dalla città, un luogo che non a caso ha meritato di essere inserito nella rete natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione e che, ancor di più, meriterebbe di essere incluso nel Piano delle Riserve Naturali Regionali. Importanti anche le tracce dell’uomo, dai resti delle comunità monacali di eremitaggio, quelle che diedero il nome alla portella dei Monaci, alle diverse aree di interesse minerario con il gruppo di Miniere della Salinella, alle antiche cave di gessareniti e gessi dalle quali vennero estratti i materiali per le splendide colonne di alabastro nero del Duomo ennese. Un luogo da conoscere e preservare, un pezzo emozionante della natura siciliana.


