LA MIA POLITICA – Capitolo 4
Un ricordo particolare merita
Gino Curcio
Non posso trascurare tra i miei ricordi Gino Curcio, da me coinvolto nella politica, facendolo aderire alla Democrazia Cristiana nominandolo mio Vice delegato provinciale del movimento giovanile nell’anno 1946.
Non eletto Senatore per la mancanza di un pugno di voti, ha lasciato traccia in tutti i numerosi importanti incarichi ricoperti: Presidente della Provincia di Enna, Presidente dell’Unione Regionale delle Province e Vicepresidente Nazionale, Presidente dell’AMAL di Enna, Presidente dell’Ispea, Consigliere del Banco di Sicilia ed altri a liivello internazionale.
I miei rapporti con Gino sono datati “settembre 1943”, all’inizio dell’anno scolastico che ci vedeva più uniti perché io rientravo a Enna, dopo avere frequentato per tre anni l’Istituto Tecnico “Foderà” di Agrigento e lui si era trasferito ad Enna da Nicosia, quindi senza avere avuto entrambi altri contatti con vecchi compagni di scuola.
Rapporti consolidati in oltre settant’anni di vera amicizia, nel corso dei quali non è stata mai offuscata, anzi potenziata per essere stato prescelto quale testimone di nozze di mia figlia Elena.
Questo rapporto mi consente tranquillamente di ricordare qualche evento particolare,
In questa occasione vuole essere un’integrazione di quanto è stato scritto nel libro “Gino Curcio, una vita per la politica” di Maurizio Di Fazio.
Le pagine 57/68 del libro sono state riservate alla sua attività di Presidente dell’Ispea dove, tra l’altro, si parlava delle ricerche sulla possibilità di utilizzare le acque reflue della miniera.
Uno studio ordinato da Gino suggerì che quelle acque potevano benissimo essere utilizzate per il recupero di importanti sostanze chimiche.
Venne, infatti, isolato il solfato di magnesio dal quale venne prodotto un esemplare “un preziosissimo pezzo di magnesio metallico” conservato, assieme ad un libro che ne contiene la storia, in casa Curcio.
Come risulta nelle pagine sopra indicate “Vennero presi subito contatti con industrie in Svizzera, U.S.A, Germania, Norvegia e URSS ed emerse che in Unione Sovietica era possibile avviare una collaborazione per la produzione su scala industriale del magnesio metallico”.
Essendo ancora in vita la Cassa per il Mezzogiorno Gino si premurò di fare avere una copia del libro al Ministro responsabile Umberto Tupini, tramite l’On. D’Angelo allora molto amico dell’On. Tupini.
Solo dopo pochi giorni trovandomi con Gino a Roma nell’anti salone del luogo ove era in corso una riunione della Direzione Centrale del Partito, notai che in quel momento vi passeggiava l’On. Tupini, il quale non era membro della Direzione.
Rivoltomi a Gino gli dissi “c’è Tupini, gli vuoi parlare?” Gino, che allora era un tipo molto riservato, mi disse “no, forse ne ha parlato già con D’Angelo”.
Io mi alzo avvicino il Ministro Tupini al quale mi presento e gli dico “sono di Enna e non so se l’On. D’Angelo le ha consegnato un libro che riguarda un problema posto dal Presidente dell’ISPEA di Enna”.
La sua risposta “ancora con D’Angelo non ci siamo visti in quest’ultimo periodo”.
Comunico a Gino la risposta datami e lo presento al Ministro dicendogli: questo è il dr. Curcio, Presidente dell’ISPEA, che personalmente le accennerà il relativo problema”. La conversazione non fu breve ma sostanzialmente inutile.
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Gino, per oltre sessant’anni, non ha creduto ad uno scherzo che gli avevo fatto a Roma, in occasione di una delle tante visite fatte assieme.
Ricordando anche questo scherzo in occasione della mia ultima visita, mi confermò che aveva avuto, fin dall’inizio, la certezza che non si fosse trattato di scherzo.
Avevamo preso alloggio all’Hotel Continental, molto vicino sia alla stazione ferroviaria che all’arrivo dei Bus provenienti dall’aeroporto.
La mattina seguente avevamo un appuntamento con l’On. Giuseppe D’Angelo all’albergo Parco dei Principi.
Mi alzo con un certo anticipo e dico a Gino: “scendo dal barbiere e ci vediamo giù nella hall”.
Appena sceso noto che fuori pioveva ma, conoscendo le abitudini dei marocchini che immediatamente si trovavano sotto i portici del palazzo attiguo all’Albergo per la vendita degli ombrelli, esco e ne compro uno che sistemo in una poltrona della hall.
Appena sceso Gino nota che fuori sta piovendo e mi dice “prendiamo un taxi”
La mia risposta fu “sì, ma aspetta”, indicandogli l’ombrello che era in una poltrona, “utilizziamo quell’ombrello”. Gino rimase molto mortificato dal fatto che io presi l’ombrello, contestando la mia superficialità di quell’azione che avrebbe potuto avere serie conseguenze.
. L’ombrello venne regolarmente utilizzato ma Gino, mortificatissimo, non mancò di raccontare all’on. D’Angelo che l’ombrello da noi utilizzato era stato da me “rubato” in albergo.
D’Angelo guardandomi e conoscendomi bene, comprese che si trattava di uno scherzo.
Nel pomeriggio siamo ritornati in albergo per ritirare il nostro bagaglio e pagare il conto.
Entrando in albergo dico a Gino “io l’ombrello lo vado a rimettere al suo posto. Però se quando scendiamo l’ombrello si troverà ancora nella stessa poltrona, me lo riprendo”
L’ombrello venne trovato nella poltrona e da me ripreso con Gino sempre più mortificato, specie quando all’uscita mi sono rivolto al portiere dicendo: “senta, stamane ho lasciato su una poltrona della hall un ombrello come questo, per caso è stato da voi conservato?”
La risposta fu “veramente durante il mio servizio non ho visto alcun ombrello”.
Questo il fatto che a distanza di oltre 60 anni non aveva modificato la convinzione di Gino.
Con questa nota ritengo di avere concluso le considerazioni fatte con le quattro note pubblicate su “La mia politica”, anche se alcuni aspetti della mia poliedrica attività, che sottoporrò all’attenzione dei miei elettori su questo stesso giornale potranno, indirettamente, essere collegati a fatti e avvenimenti politici.
angiolo alerci


