L “GIRO DEI SEPOLCRI” ad Enna- riti, gesti, simboli del Giovedì Santo da custodire e rispettare.
Il Giovedì Santo è il giorno in cui si ricorda l’Ultima Cena di Cristo e la lavanda dei piedi, la notte del Getsemani e dell’arresto: subito dopo la celebrazione solenne vespertina in ogni comunità parrocchiale il centro storico di Enna, come di tanti altri centri siciliani e non, si popola di tantissima gente che effettua il tradizionale “giro dei sepolcri” e delle rappresentazioni artistiche nelle chiese sedi di confraternita. Un continuo andirivieni di gente che si sofferma in preghiera e in meditazione, uscendo da una chiesa ed entrando in un’altra sino a tarda sera.
Anche stasera, tempo permettendo, le strade di Enna brulicheranno di gente intenta nel tradizionale giro dei “Sepolcri”.
Occorre riflettere un attimo su ciò che si compie, per imparare a ben destreggiarsi davanti ai segni, simboli e riti che ci lascia la tradizione, adottando anche un comportamento corretto per quanto si vive, nel rispetto, qualora non si creda, di quanto vogliono vivere gli altri. Spesso, infatti, si assiste (soprattutto dinanzi alle chiese centrali) al brulicare di gente, al chiacchiericcio che disturba quanto si vive all’interno. Occorre rispetto, oltre che conoscenza di ciò che le varie chiese e realtà confraternali presentano agli occhi dei fedeli, turisti e visitatori.
Una cosa sono i “Sepolcri”, o meglio Altari della Reposizione, altra invece le rappresentazioni artistiche.
Il sepolcro è in realtà una cappella della Reposizione (dal latino “repositorium” deporre), che ha il compito di custodire l’Eucarestia, per la comunione del giorno seguente, Venerdì Santo, messa poi esposta in un tabernacolo per invitare i fedeli all’ adorazione.
Il rito di deporre l’Eucaristia in un altare diverso da quello solito deriva dal fatto che la celebrazione eucaristica del Triduo Pasquale è unica: dal Giovedì al Sabato Santo notte solo due volte, nelle messe, si effettua la consacrazione delle ostie: nella messa in Coena Domini del Giovedì, che ricorda l’istituzione dell’Eucaristia, e durante la Veglia di Pasqua.
Il Venerdì Santo, giorno del sacrificio di Cristo sulla croce, non si celebrano infatti messe, ma solo l’azione liturgica della Passione. Il sacrificio dell’altare quindi non si effettua nel giorno del sacrificio di Cristo: si distribuisce ai fedeli l’Eucaristia già consacrata il giorno precedente, rimasta conservata appunto nell’altare della Reposizione. Inoltre la reposizione dell’Eucaristia si compie per invitare i fedeli all’adorazione in ricordo dell’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e nella meditazione sopra i misteri della Passione di Cristo, soprattutto sopra quello dell’agonia nel Getsemani.
Il giro dei sepolcri è, secondo alcuni studiosi, nato dall’ intreccio di devozioni diverse, culminanti nell’ epoca controriformistica. Tale terminologia è impropria, perché in essi viene riposta l’Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica crede essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. L’altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia.
Inizia così il tradizionale giro dei “Sepolcri”: ad Enna c’è chi non se ne perde nemmeno uno, c’è chi segue un’antica usanza e fa il conteggio di quante chiese ha visitato, perché si dice che se ne debbano visitare in numero dispari. Diventa così, anche, modo e occasione per riscoprire le bellezze architettoniche e artistiche delle chiese della città, aperte sino a tarda sera. Nascono così le rappresentazioni artistiche, organizzate in particolar modo dalle confraternite come mostre delle proprie suppellettili o come momento di arte e devozione su un particolare momento della Passione di Cristo: sono tali quelle della Confraternita della Passione, che inscena i momenti della Passione di Cristo, e la coreografica e struggente rappresentazione curata dai confrati dell’Addolorata che, seguendo un tema ben preciso, legano il dolore di Maria alle sofferenze del mondo di oggi. E’ tale anche quella del Salvatore, con l’Urna del Cristo Morto vuota.
Bisogna quindi scindere le due cose e saper comprendere ciò che ci si trova davanti: nelle chiese parrocchiali si trovano gli Altari della Reposizione, allestiti dove si trova il Tabernacolo o in altro luogo. Riconoscibili facilmente perché c’è la gente, dinanzi, ferma a pregare. Ci sono poi dei segni chiari ed evidenti:
– l’altare chiuso o aperto, da dove traspare la Pisside con le Ostie consacrate
– Fiori e paramenti, addobbi, lumi, invece assenti in tutto il resto della chiesa, perché si spogliano di ogni orpello, invitando a concentrare lo sguardo non su quadri, statue, opere d’arte, ma su Cristo Vivo e Vero e presente negli Altari.
– La presenza di simboli eucaristici, pane e vino, delle stole sacerdotali, ulivi, di brocche e catini con grembiuli e di quanto richiama all’Ultima Cena o alla notte del Getsemani.
-i “lavureddi”, ciotole sul cui fondo il primo giorno di Quaresima vengono distesi stoffa o ovatta su cui si sparge grano e legumi (lenticchie). Successivamente sono riposte al buio e innaffiate di tanto in tanto cosicché il Giovedì santo, una volta germogliati, si presenteranno in forma di pallidi e fitti filamenti di diverso colore. Ricordano il seme che muore e produce molto frutto, allusione alla Passione di Cristo.
Tutto il resto della Chiesa viene oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare più grande è disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti. Fateci caso! Tutto ha un significato, niente è lasciato.
Purtroppo in passato ho assistito tante volte a scene poco rispettose, dentro e fuori le chiese sede di “Sepolcri”: non siamo obbligati a girare tra le chiese a far visita ai “Sepolcri” se non ne capiamo e riconosciamo il senso, se ci mettiamo davanti o dentro le chiese a ridere e sghignazzare, usando questo momento come uscita di piazza.
Dobbiamo avere rispetto di chi prega in chiesa, di chi esige silenzio non sbattendo porte, non parlando dentro o sul sagrato, evitando il rumore e rispettando silenzio, decoro e compostezza, anche se sono forme che non ci appartengono, anche se giriamo le chiese come tradizione.
Occorre rispetto per chi crede, per chi sente l’esigenza di vivere nel silenzio e nella meditazione.
Rispetto per ciò che la città ci lascia come eredità di fede e culturale, da vivere, valorizzare e tramandare.


