Poco meno di 290 milioni di euro l’anno. A tanto ammonta il peso economico della “categoria improduttiva” come il Presidente della regione Liguria Giovanni Toti, l’ha definita, quella dei pensionati in provincia di Enna. Secondo i dati forniti dallo Spi Cgil di Enna in provincia di Enna sono presenti circa 37 mila ultra sessantacinquenni su una popolazione complessiva di poco più di 162 mila unità anche se la cifra appare in difetto. La media italiana sulla popolazione di questa categoria è di poco meno del 23 per cento mentre la media europea è del 21. Secondo i calcoli effettuati dal sindacato, se si considera una pensione media di 600 euro al mese e si moltiplica per i 37 mila si raggiunge una somma di 22 milioni e 200 mila euro al mese. Se poi la si moltiplica per 13 mensilità si raggiunge la somma di 288 milioni e 750 mila euro. Una cifra considerevole sull’intero Pil provinciale che secondo dati Istat nel 2016 il Pil provinciale pro capite è stato di 13 mila 400 euro che moltiplicato per i 162.368 abitanti, dà un Pil annuo provinciale di 2 miliardi, 182 milioni, 875mila 392 euro. Di tale somma il gettito dei pensionati risulta essere del 13,23 per cento. Ma sempre secondo lo SPi Cgil il dato statistico percentuale, però, è arido e poco reale poiché i pensionati sono la cassaforte a cui si attinge per la cassa integrazione a figli e nipoti, per fare la spesa, per pagare le bollette, per pagare gli artigiani per interventi sulle abitazioni. E non è quantificato poi il lavoro dei pensionati quali nonni sitter, nonni taxi, nonni che assistono i malati di casa, anche gravi, nonni compiti, nonni badanti ecc. In parole povere. Se per soli 15 giorni o una settimana, in Italia, si fermassero i pensionati oppure “scioperassero”, il paese sarebbe in ginocchio e allo sbando. Il Presidente Toti rifletta.


