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  • Un manifresto per lo Sport di Base: “Cultura Italie” lancia una petizione
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Un manifresto per lo Sport di Base: “Cultura Italie” lancia una petizione

Riccardo Ottobre 31, 2020 13 minuti letti

Un manifesto per lo sport di Base. E’ quello su cui ha lavorato a lungo il tavolo di lavoro “Cultura e Sport”  coordinato dal segretario generale della Fidal Fabio Pagliara nell’ambito del più ampio progetto “Cultura Italie” ed al quale è affidato il compito di rappresentare lo sport e la cultura del movimento come bene essenziale e come risorsa per la lotta alla pandemia.

Cultura Italiae rappresenta lo sforzo congiunto di donne e uomini del mondo della cultura, dello sport, dell’innovazione, delle arti, dell’impresa e delle professioni che hanno deciso di unire le proprie competenze per realizzare progetti concreti finalizzati a rappresentare al meglio l’Italia del merito e dell’eccellenza, e che vedono la cultura come volano economico del sistema Paese.

 

Il documento, redatto da Mauro Berruto, indica 13 azioni per garantire la sopravvivenza del movimento e, soprattutto, per orientare la riflessione verso un nuovo modello di sport del futuro.

Numerose le personalità del mondo dello sport e non solo che hanno contributo alla redazione del “Manifesto” tra cui Andrea Abodi, Carmen Bizzarri, Juri Chechi, Edoardo Colombo, Fabiana Cutrano, Luigi De Siervo, Margherita Granbassi, Fiona May, Pierluigi Pardo, Silvia Salis, Gian Marco Sandri, Marta Sannito, Massimiliano Tale e Ruben Voci , anche per il coinvolgimento di oltre cento grandi personaggi del mondo dello sport , tra cui un elevato numero di medaglie olimpiche e mondiali, che hanno sottoscritto, quali primi firmatari il Manifesto:

All’iniziativa di raccolta firme a sostegno dello sport di base hanno aderito anche le tre testate giornalistiche, Corriere dello Sport, Gazzetta dello Sport e Tuttosport.

C’è bisogno del sostegno di tutti e quindi chi volesse lo può fare dal link

 

 

https://www.culturaitaliae.it/sportivi

Questo il testo del manifesto

Il mondo dello sport è consapevole del momento di grande difficoltà che il nostro Paese sta vivendo e ha strenuamente
dimostrato il proprio senso di responsabilità attraverso la capacità di seguire le regole, di tutelare la propria e l’altrui salute, di
fare squadra, di lavorare per obiettivi. Tutti argomenti che ben conosce chiunque pratichi una disciplina (termine non casuale) o
sia entrato in uno spogliatoio.
Lo ha fatto attraverso il totale e incondizionato rispetto di ogni decisione che i DPCM hanno indicato, a partire dall’inizio
dell’emergenza.
Rispetto che vogliamo ribadire con forza, per il bene comune di questo Paese.
Migliaia di società sportive si sono prodigate e hanno investito denaro, in un momento di terribile crisi, per acquistare D.P.I, per
seguire rigorosamente le procedure di sanificazione e i protocolli di sicurezza governativi e regionali. Proprio il rigore dimostrato –
anche quando è stato chiesto di fermarsi – testimonia di un mondo capace di riconoscere le priorità e, contemporaneamente,
dimostrare con forza di non essere un pezzo superfluo o accessorio della nostra società.
Desideriamo che allo sport venga riconosciuta un’importanza strategica ed essenziale, senza nessuna retorica, per il futuro del
Paese. Gli sportivi che rappresentiamo sono consapevoli di ciò che si può o non si può fare, soprattutto sono pronti non a
indicare il problema, ma a offrire soluzioni.
Una pandemia si combatte con atteggiamenti virali, come convincere il più grande numero di persone all’uso della mascherina,
all’abitudine a lavarsi le mani, scaricare la app Immuni e così via. Si ha a disposizione un esercito pacifico di milioni di ragazzi,
allenatori, dirigenti, volontari che possono diventare focolai virtuosi di lotta alla pandemia, perché, ne siamo certi, sono allenati a
farlo.
Milioni di sportivi oggi vogliono ricordare che:
Lo sport, la cultura del movimento, come dimostrato dalla letteratura scientifica è uno dei principali generatori
di risparmio al Servizio Sanitario Nazionale, in termini di prevenzione e di controllo di altre patologie
pandemiche, come la sedentarietà, l’obesità (un terzo delle persone fortemente sovrappeso/obese sono
minori), il diabete, le patologie cardiovascolari. La cultura del movimento, le palestre, gli impianti, le piscine, i
parchi sono un efficacissimo centro di prevenzione e controllo dei costi, quegli svariati miliardi di euro che il
nostro Servizio Sanitario Nazionale sostiene ogni anno nella lotta contro queste patologie che coinvolgono
milioni di nostri connazionali.
Lo sport, la cultura del movimento, è insieme alla scuola un’agenzia educativa di enorme portata, capace di
insegnare sul campo valori come l’inclusione, la solidarietà, il rispetto. Lo sport, insieme alla scuola, è in grado
di creare cittadini migliori e più consapevoli, educandoli alla logica del merito.
Lo sport, la cultura del movimento, è un luogo di investimenti: in ricerca, in tecnologia,
in trasformazione stessa del paesaggio delle nostre città.
Lo sport, la cultura del movimento, è una parte consistente dell’economia che si affianca a quella dello sport
professionistico. È fatta di abbigliamento, di viaggi, di turismo sportivo e di mille altre componenti che non
riguardano certamente soltanto lo sport di élite.
Lo sport, la cultura del movimento, è lo strumento che permette a migliaia di persone diversamente abili di
trovare la propria dimensione attiva nella nostra società. I benefici in termini di salute, inclusione e
socializzazione sono davanti agli occhi di tutti, ogni giorno.
Il mondo di cui con orgoglio facciamo parte è un generatore di salute, di risparmio, di economia, di senso civico, di identità, di
benessere e di felicità. È essenziale alla qualità della vita, allo sviluppo, all’economia, alla difesa del diritto costituzionale alla
salute di questo Paese e si è fondato quasi esclusivamente su contributi privati e di famiglie, che hanno oggi una ridotta
disponibilità di spesa.
Questo modello oggi sta crollando.
L’ITALIA CHE SI MUOVE
SPORTIVI
Tanto le società sportive quanto i gestori dei luoghi dello sport, di fronte alla difficilissima congiuntura economica e a un epocale
sfratto collettivo, aggravato dall’inaccessibilità di tante palestre scolastiche (beni pubblici il cui utilizzo oggi viene spesso negato
alle società sportive) chiedono azioni di sviluppo, non di mera assistenza.
Le priorità di azione che indichiamo, per il presente e per il futuro, sono le seguenti:
Un intervento di sostegno economico alle famiglie, un assegno da spendere per l’attività sportiva dei propri figli
(proporzionale anche al loro numero nel nucleo famigliare) in modo da immettere immediata liquidità nel
ciclo economico delle società sportive.
Un intervento a fondo perduto, consistente, rapido e duraturo, per le associazioni sportive, semplicemente per
permettere loro di resistere, di pensare di poter superare questo momento e per riprogrammare il loro futuro.
Un intervento a supporto degli operatori dello sport dilettantistico per riconoscere tanto il loro diritto di
lavoratori quanto l’importanza e la fondamentale centralità del loro ruolo di educatori e, insieme, un
intervento di rafforzamento della dimensione del volontariato sportivo per contrastare la frustrazione di chi
sta combattendo dal basso per la sopravvivenza delle proprie associazioni. Un plauso a chi rappresenta
l’ossatura dell’organizzazione sportiva e che la sorregge in un momento in cui, grazie alle limitazioni, si è
diventati ancora più consapevoli dell’importanza dello sport per la sopravvivenza civica della nostra società.
Un intervento per favorire l’uso delle palestre scolastiche e la frequentazione dei corsi pomeridiani, attraverso
anche una rivisitazione dell’autonomia scolastica che permetta di liberare i dirigenti scolastici dalla
responsabilità diretta di assegnazione delle palestre scolastiche riaffidandola agli enti locali, in modo che
possano occuparsi dei protocolli di sicurezza e sanificazione insieme alle società sportive che le utilizzano.
Un intervento di ristoro per i gestori di quei 100 mila luoghi dello sport del nostro Paese, che sono gli impianti
sportivi pubblici in gestione o privati. Luoghi dove, insieme alle palestre scolastiche, si creano le condizioni
affinché lo sport possa essere praticato e diventare patrimonio della collettività. I gestori di questi luoghi,
messi in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera dopo una fatica immane per ripartire, sono oggi
costretti a chiudere di nuovo o a vedere estremamente ridotta la propria operatività.
Questi presidi sul territorio vanno tenuti in vita, in questo momento.
Un intervento di mappatura di aree dismesse, sotto-utilizzate o potenzialmente utilizzabili, con una possibile
destinazione d’uso, anche temporanea, per effettuare attività fisica. Rigenerazione urbana attraverso lo sport
(e nel rispetto delle norme) di luoghi ampi, riscaldabili, areati e luminosi e destinabili in emergenza a chi, pur
in mancanza di impianti specifici disponibili e quando sarà possibile tornare a farlo, potrà effettuare
un’attività sportiva indoor/outdoor con i propri tesserati.
Un intervento sul territorio per coinvolgere la capillare rete di associazioni, attraverso bandi di concessione
temporanea a titolo gratuito di aree (per esempio parchi cittadini) all’interno dei quali poter proporre attività
sportiva. L’emergenza è stata (ed è tutt’ora) un fattore di accelerazione enorme a fare attività fisica, come la
camminata sportiva e il footing, sfruttando il paesaggio cittadino. Incaricare allenatori che possano,
professionalmente, seguire i cittadini desiderosi di migliorare la propria condizione fisica o monitorare la
propria salute (e contestualmente continuare il lavoro di persuasione al rispetto delle pratiche corrette di
contrasto alla pandemia) significherebbe creare presidi di salute.
Un intervento a protezione delle persone anziani e più fragili per supportare iniziative di riconversione delle
società sportive rispetto ad attività necessarie al prendersi cura di sé. Gli anziani e i più fragili sono
doppiamente sottoposti a stress fisico ed emotivo in questo contesto di emergenza. L’inattività fisica è una
delle cause del peggiorare delle condizioni di salute e quindi dell’aumento del rischio di impatto Covid su
persone di età avanzata, con patologie pregresse o disabilità. I luoghi dello sport sono spesso inattivi o poco
utilizzati al mattino, proprio quando queste persone avrebbero più possibilità di prendersi cura di sé.

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Un intervento di attrazione degli investimenti con la creazione di un ecosistema di condizioni che permettano
ai privati di tornare ad investire sul mondo dello sport di base (credito d’imposta e defiscalizzazione) e al
mondo dello sport dilettantistico di offrire un servizio senza limiti di età, genere, etnia e a costi ragionevoli che
diventi un diritto e, insieme, un dovere: quello della difesa del diritto costituzionale alla salute come tutelato
dall’articolo 32 della nostra Costituzione. Mai come in questo caso, questi contributi e questo innesco fra
pubblico e privato, saranno, letteralmente, investimenti sul futuro.
Un intervento a sostegno dell’importanza della pratica sportiva a livello medico-sanitario per garantire il
benessere di tutti, con una particolare attenzione alle fasce più deboli e soprattutto ai soggetti in difficoltà,
indirizzando a stili di vita virtuosi e alla più complessiva salvaguardia della salute dei cittadini. Liberando
l’energia rigeneratrice della prescrizione medica dell’attività fisica, si può sviluppare la pratica sportiva in aree
di disagio, anche socio-economico, e a sostegno di famiglie e gruppi vulnerabili. Lotta alle patologie
cardiovascolari e respiratorie, ma anche comportamentali e nutrizionali, oltreché legate all’obesità, attraverso
riabilitazione motoria, psicosociale ed alimentare per ritrovare dignità e migliorare il rapporto con il proprio
corpo.
Un intervento a favore della natura e dei temi legati alla sostenibilità ambientale in relazione alla pratica
sportiva e al potenziamento degli investimenti sulle strutture per lo sport di base. Promuovere la
sensibilizzazione sui temi legati allo sviluppo ed alla promozione della cultura sportiva attenta, in particolare,
all’ambiente, al benessere, alla salute, al territorio ed al turismo, sostenendo il progresso del mondo sportivo
sotto il profilo socio-ambientale, culturale e della capacità di essere un volano di crescita.
Un intervento a favore dell’educazione fisica nelle scuole e per i nostri figli, attraverso l’impiego del patrimonio
culturale e umano proveniente anche dalle scienze motorie. L’attività sportiva di ragazze e ragazzi, fra le più
limitate in questo periodo emergenziale, potrà rifiorire solo se fortemente supportata dal mondo scolastico
per favorire la divulgazione, l’approfondimento e lo sviluppo della cultura sportiva attraverso la trasmissione
dei suoi valori e la diffusione di sane pratiche: integrazione razziale, applicazione delle regole, rispetto e
meritocrazia.
Un intervento di sostegno di nuove condizioni, senza alibi e da subito, in questo momento di difficoltà del far
muovere i corpi, per rimettere al centro l’insegnamento della storia e della cultura dello sport. Esistono
letteratura, saggi storici, spettacoli, opere cinematografiche che si occupano di sport e che diventano uno
strumento immediatamente disponibile per realizzare una delle due grandi funzioni dello sport, oltre a quello
di generare spettacolo, ovvero ispirare le persone. Questa enorme potenzialità, che si allarga all’idea che
attraverso la narrazione e lo studio dello sport si possano insegnare storia, educazione civica, geografia,
sociologia, letteratura, perfino lingue straniere e matematica è oggi il grande compito a cui il mondo della
scuola è chiamata, ma anche una possibilità di riconversione, nell’emergenza, delle stesse società sportive che
possono trovare in questo tipo di attività un modo di mantenere il rapporto e la relazione con i propri
tesserati. Una rinnovata dignità della materia sportiva, intesa come fatto culturale e veicolo di ispirazione,
determinerà un enorme vantaggio futuro, quando anche i corpi potranno tornare finalmente e liberamente a
muoversi.
Occorre oggi tenere in vita questo motore virtuoso del Paese.
Il nostro desiderio è quello di non vedere mai più il mondo dello sport contrapposto a quello della scuola, alla sanità o alla
cultura come successo in passato.
Non chiediamo semplicemente un aiuto, ma siamo pronti a diventare responsabili testimoni di lotta alla pandemia, mettendo a
disposizione del Paese tutto ciò che lo sport e gli sportivi sono allenati, da sempre, a fare.
Ancor prima che di destinare risorse economiche, si tratta di riconoscere un valore, che è pronto a mettersi a disposizione del
Paese. Si tratta di riconoscere identità e dignità.
E si tratta di futuro.
Mauro Berruto
Fabio Pagliara
Demetrio Albertini
Massimiliano Allegri
Stefano Baldini
Federico Balzaretti
Livio Berruti
Gian Lorenzo Blengini
Antonio Cabrini
Tania Cagnotto
Roberto Cammarelle
Alessandro Campagna
Antonio Cassano
Davide Cassani
Elena Cecchini
Jury Chechi
Laura Coccia
Maurizio Damilano
Alessandro De Marchi
Manuela Di Centa
Gabriella Dorio
Maurizio Felugo
Ciro Ferrara
Andrea Giani
Margherita Granbassi
Josefa Idem
Osmany Juantorena
Andrea Lo Cicero
Andrea Lucchetta
Claudio Marchisio
Raffaella Masciadri
Fiona May
Davide Mazzanti
Ettore Messina
Carlo Molfetta
Daniele Molmenti
Gian Paolo Montali
Mauro Nespoli
Adriano Panatta
Giovanni Pellielo
Kelum Asanka Perera
Matteo Piano
Giulia Quintavalle
Giorgio Rocca
Romeo Sacchetti
Silvia Salis
Sara Simeoni
Mara Santangelo
Cristian Savani
Alessandra Sensini
Gianmarco Tamberi
Filippo Tortu
Matteo Trentin
Julio Velasco
Luca Vettori
Andrea Zorzi
Andrea Abodi
Alessandro Antinelli
Angelo Argento
Franco Ascani
Daniele Barbone
Davide Benetello
Ciro Bisogno
Carmen Bizzarri
Vittorio Bosio
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Paolo Carito
Tommaso Chieffi
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