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  • Cultura

Alla scoperta dell’ennese: “Quando gli eserciti si sfidavano a colpi di fionda” – di Gaetano Cantaro

Riccardo Luglio 24, 2020 3 minuti letti

Alla scoperta dell’ennese: “Quando gli eserciti si sfidavano a colpi di fionda” – di Gaetano Cantaro

“Quando gli eserciti si sfidavano a colpi di fionda”.
Negli antichi eserciti quella dei “frombolieri” era l’unità di fanteria leggera specializzata nell’uso della frombola o funda, una fionda particolare composta da una sacca contenente un proiettile (di sasso, pietra, selce, argilla o più spesso piombo) sorretta da un laccio. Il proiettile si inseriva nella sacca e si faceva ruotare la frombola: il movimento centrifugo imprimeva velocità al proiettile, che veniva scagliato a notevole distanza, provocando micidiali ferite ed anche la morte a chi riceveva il colpo. I proiettili in piombo avevano solitamente la forma di una ghianda con estremità appuntite, da qui il nome di “ghiande missili”. Essi veicolavano spesso dei messaggi, come il nome del comandante dell’esercito, il nome della legione, il nome del popolo che combatteva, il nome del soldato che effettuava il lancio o di colui che guidava la schiera dei frombolieri. A volte contenevano imprecazioni, acclamazioni, insulti o invettive rivolte ai nemici, tipo “morirai fuggendo”, “vittoria” oppure “prendi” ! Al nostro celebre concittadino, canonico Giuseppe Alessi, non sfuggirono queste strane ghiande di piombo, che spesso venivano trovate dai contadini nelle pendici di Enna con particolare concentrazione sotto la Rocca di Cerere ed in località “Cozzo Impiso”. Era proprio su tale altura che si stanziarono, infatti, le truppe romane del Console Lucio Pisone (da qui il toponimo corrotto in “Impiso”) allorché, nel 133 a.C., provarono, inizialmente senza riuscirci, ad espugnare con la forza la rocca ennese durante la prima guerra servile scatenata dallo schiavo Euno. Nei secoli a venire, alcuni appellarono tali proiettili “cugni di tuono”, credendoli rimedi contro i fulmini, altri le ritennero palle da gioco, altri le ritennero cose sacre, altri ancora li fusero per farne proiettili per la caccia. Fortunatamente, Alessi ne riuscì a salvare un discreto e significativo numero, che, ancora oggi, dovrebbe rinvenirsi nei magazzini di quello che fu il suo omonimo museo (ormai chiuso ed inaccessibile da diversi anni). Ma la cosa più interessante è lo studio che egli fece di questi oggetti in una sua rarissima pubblicazione del 1815, di cui, tanti anni fa, ebbi la fortuna di fare le fotocopie da fotocopie. Alcune ghiande missili in piombo, recano al recto l’iscrizione in rilievo “L.PISO.L.F” (Lucio Pisone figlio di Lucio) al verso “COS” (Console), altre recano impressa, al recto, una clava ed al rovescio il fondo della sacca della fionda; Alessi ritenne quest’ultima tipologia consacrata ad Ercole. Un’altra era contrassegnata con la lettera K. Si ritiene che questi ultimi due tipi di ghiande fossero utilizzate dai soldati di Euno. Nel 1829, il canonico Alessi annunciò la scoperta di una ghianda missile recante il nome di Acheo, generale degli schiavi ennesi in rivolta, capeggiati da Euno, in essa si leggeva in greco antico: “HAKEOC NIKH”, “Acheo ! Vittoria !”. Al recto Alessi scorse le prime lettere di “Antioco”, nome che Euno assunse dopo essere stato proclamato Re degli schiavi di Sicilia.
Alcune delle ghiande missili descritte da Alessi si possono ammirare al museo archeologico regionale Salinas di Palermo benché la provenienza venga indicata come “sconosciuta”. Gaetano Cantaro

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Riccardo

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