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Interris.It:Il comico Cevoli: “Ecco perché una risata ci salverà”

Il comico Cevoli: “Ecco perché una risata ci salverà”
L’intervista di In Terris a Paolo Cevoli per la 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

da Milena Castigli

 

Si celebra oggi, 24 maggio, la 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Con quest’iniziativa, proposta nel 1967 dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa, che “si sente intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, intende richiamare l’attenzione dei suoi figli e di tutti gli uomini di buona volontà sul vasto e complesso fenomeno dei moderni strumenti di comunicazione sociale, quali la stampa, il cinema, la radio e la televisione, che costituiscono una delle note più caratteristiche della civiltà odierna”.

Papa Francesco
Quest’anno, ha scritto Papa Francesco, “Desidero dedicare l’evento al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. Per celebrare questa 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, In Terris ha intervistato il famoso comico Paolo Cevoli il quale ha recentemente ultimato dei brevi video dedicati alla narrazione della Bibbia. Ovviamente, a modo suo!

Paolo Cevoli a teatro
L’intervista a Paolo Cevoli
Dott. Cevoli, come ha vissuto i mesi di quarantena?
“Facendo il mio lavoro: il comico. Non potendo, come tutti, uscire di casa per settimane, ho sfruttato il potere delle comunicazioni portando allegria agli italiani. Ho appena finito di girare e postare i 10 episodi de ‘La Bibbia: Il video dei videi’. L’idea è nata da uno spettacolo teatrale che ho fatto e col quale ho girato l’Italia per tre anni e che ho concluso un anno fa. Adesso, che mi son trovato come tutti isolato, ho pensato di farne una revisione per i social, e quindi ho ideato dieci ‘pillole’ – dieci brevi filmati – che hanno avuto molto successo”.

Perché questo titolo? E perché proprio la Bibbia?
“La Bibbia è il Libro dei Libri, mentre la mia rilettura è il Video dei videi!. La Bibbia raccontata nel modo di Paolo Cevoli è molto attuale perché si parla di paura o, come si dice in romagnolo, di ‘pavura”. Ma anche di speranza e rinascita. E’ un modo simpatico ma non superficiale per entrare nelle case degli italiani con il sorriso”.

Qual è stata la risposta del pubblico?
“Le persone in lockdown hanno gradito questa fuga comica dalla realtà, spesso triste e drammatica, con oltre 2 milioni di visualizzazioni. Le pillole hanno avuto inoltre la capacità sia di richiamare tanti fan di vecchia data ma anche tante persone nuove, giovani e meno giovani. Particolarmente piacere l’ho avuto dal riscontro ricevuto da insegnanti e catechisti che mi hanno detto che usano la Bibbia come spunto di partenza per le loro lezioni”.

Il tuo settore, il teatro, sta vivendo un momento di profonda crisi…
“Purtroppo è così. Non si sa quando e in che modo riapriranno i teatri. Quando è stato deciso il lockdown, io ero in tour: ho dovuto interrompere gli spettacoli subendo anche delle perdite. Non so proprio come ripartirà il mio lavoro, a parte quello a distanza, perciò vivo alla giornata sfruttando i moderni mezzi di comunicazione, i social, un settore che non conosco ma che è l’unico strumento che ho per poter stare vicino ai miei fans e portare loro un po’ di allegria, che in questo momento è fondamentale”.

Come giudica l’uso dei social e di internet per comunicare?
“Adesso, avendo il teatro chiuso, lavoro solo coi social. Sono utili ma non perfetti: mi manca infatti moltissimo il contatto diretto con il pubblico. E’ difficile per me che sono un comico stare senza pubblico, fare delle battute e non sentire ridere nessuno! In questo, mi aiuta comunque lo spirito romagnolo: vivo in una terra dove il sorriso fa parte della propria cultura. Intorno a me vedo infatti un grande entusiasmo per la ripartenza tipico della Romagna”.

Oggi si celebra la 54ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Secondo lei, la risata può avere un fine “sociale”?
“Sì. Ridere per noi romagnoli è un modo di vivere: prendere la vita in allegria fa parte della nostra cultura e penso che sia il modo giusto di prendere le cose. In queste settimane mi sento un po’ così, in apprensione ma con grande motivazione: cosa ci attende superato il coronavirus? Io credo che ci attenda un mondo nuovo, ma in senso ottimistico, non catastrofico. La comicità spinge infatti ad una visione positiva delle cose, questo è il suo scopo sociale. In conclusione, anche nei momenti più difficili, la ‘sfiga’ non è mai l’ultima parola!”.

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